[REC] 2Spagna, 2009, colore, 85 minuti
Regia: Jaume Balagueró e Paco Plaza
Soggetto/Sceneggiatura: Jaume Balagueró , Manu Díez e Paco Plaza
Produzione: Filmax
Appena quindici minuti dopo la fine gli eventi descritti in REC una squadra di reparti d'assalto della polizia spagnola accompagna dentro il condominio un medico ricercatore: dovranno trovare una fiala di sangue infetto che permetterà loro di elaborare qualche tipo di cura per la sconosciuta malattia che ha infettato l’intero condominio.
Uno dei soldati è “armato” anche di videocamera e camere più piccole sono fissate sugli elmi degli altri agenti.
La realtà è però ben diversa: il ricercatore è in realtà un prete e la natura dell’infezione in questione richiede appunto più gli interventi di un uomo di fede che dei fucili di qualche poliziotto.
E mentre i nostri esploreranno stanze, cantine e attici un gruppetto di ragazzi riuscirà a superare le severissime misure di sicurezza e, voglioso di filmare qualcosa che finisca con due milioni di visite su you tube, entrerà nel condominio finendo anche loro nelle fauci del demonio…
Cerchiamo di ripensare a dove eravamo rimasti.
Il finale di [REC] ci aveva fatto capire, a furia di odiosi spiegoni (giornali, diari, registrazioni audio) che ci trovavamo di fronte a una infezione di origine demoniaca.
Elemento che segnò un punto tondo in più sul mio personale rinotommasiano taccuino: mi pareva ci fosse qualche memebreeze all’opera, fra [REC] e Pontypool, che tentasse di agitare le morte acque dei morti viventi mutandoli in “altro” a partire dalla fonte, ovvero la natura del virale in questione.
Ben venga quindi il sequel, mi dissi, perché accettavo (sebbene si potesse veicolare con meno tell e più show) con entusiasmo la teoria posta dal dinamico duo spagnolo e volevo proprio vedere dove sarebbero andati a parare.
Purtroppo, come spesso accade, quando la produzione vuole spremere la gallina dalle uova d’oro capita che alla seconda covata arrivi l’immonda frittata.
Nulla di male, questione di tempi e pressione, anche i Police quando dovettero sfornare il secondo album nel giro di una manciata di settimane sfornarono l’episodio più debole della loro carriera, capita.
E [REC] 2 è così debole e noioso in così tanti settori da far piangere per l'occasione persa.
Si parte ovviamente a razzo: Balagueró e Plaza, mandato a memoria quel che Cameron fece dopo Scott, cercano anche loro di mettere in campo i testosteroni, cadendo obbligatoriamente nel difetto di non riuscire a sviluppare nessun tipo di psicologia dei protagonisti che girano a vuoto su eterne sequenze di fintoribellismo da parte dei soldati e fissità maniacale da parte del prete.
Senza sviluppo psicologico non viene permesso di investire nulla nei protagonisti: i soldati rimangono anonime pedine e quando vengono sacrificate non ci piangiamo certo sopra mentre, per contro, il prete ha zero appeal, intrappolato nelle sue tre frasi ricorrenti e il doppiaggio italiano completa il killeraggio imponendogli un accento che mi ha continuamente fatto tornare in mente Mal quando, a bordo del dirigibile, cantava Furia il cavallo del west.
Tremendo ma, si sa, la lotta contro il doppiaggio in Italia è partita persa in partenza perché abbiamo i migliori doppiatori del mondo e basta, no?
Cosa ancora più grave per un film che decide di spendersi unicamente sull’ascissa della tensione-azione, ogni apparizione e confronto con gli indemoniati è assai meno efficace di quanto accadeva nel primo, ottimo episodio.
Il montaggio entra a gamba tesa a riappropriarsi di un "documentario" che aveva cercato di sfuggire al suo impero nel primo [REC] e adrenalinizza ogni scontro: al posto dei disturbanti e insistiti campi mediolunghi privi di focalizzazione abbiamo irruzioni veloci e violente.
Il bus invece del perturbante.
Ovviamente all’estetica e alle scelte tecniche seguono/precedono/coesistono quelle di contenuto e di dialogo e quindi ci ritroviamo con, al posto del disumano, indeterminato mostro/hag con pannolone del primo finale, il bambino e il prete parlone e, perdonatemi, ma quando ho già capito alla nausea di cosa si tratti negli ultimi minuti della pellicola precedente e in quella seguente vengo trattato come un bambino deficiente che ha bisogno di sussidio e insegnante di sostegno, bé, un filino m’incazzo.
L’orrore si nasconde spesso e volentieri nell’indeterminato, nell’incomprensibile, nello sconosciuto, nel nascosto: in sostanza in quella sezione del vostro cervello che riempirà gli spazi lasciati vuoti dal film con le vostre personali proiezioni.
Riempire tali spazi al posto dello spettatore è remare pericolosamente contro a un lavoro potentissimo e anche per questo (oltre che per i motivi tecnici esposti in precedenza) [REC] 2 non ha speranze di riuscire a operare allo stesso livello del suo predecessore.
Non paghi di aver già rotto alcune delle regole auree, i due spagnoli sorvolano frettolosamente su alcuni buchetti di script (è difficile immaginarsi corpi speciali preparati a ogni emergenza che falliscono ripetute serie di point blank, così come è pesante il momento della fiala distrutta o i continui malfunzionamenti di materiale militare ideato per scenari di guerra), dimenticano i greci e spezzano l'unità di luogo, con grande piacere di David Gallart che almeno ha sicuramente più roba da processare alla plancia Avid rispetto a due anni fa.
Ecco quindi che si esce dal condominio, si incappa nei soliti ragazzi idioti di turno e il motore di azione scelto dai registi crolla miserabilmente con l'introduzione insensata di un secondo gruppo. Siamo alle solite: il sequel moltiplica i punti di vista, agisce per accumulo e pare il fratello bulimico del primo episodio.
A poco possono servire e piacere le solite, ovvie, scontate riflessioni "meta" avviate da degli autori con il fiato corto e alla ricerca di qualsiasi possibile pretesto per arrivare alla fine dell’ora e mezza.
La camera che in modalità visione notturna "vede" quel che l’occhio umano non riesce a vedere è ormai ben poca cosa nel 2010 e l’eccessiva sovrastruttura del tema religioso pare affanno inutile che, nuovamente, nuoce alla gestione della tensioazione.
Una volta che si moltiplica il punto di vista e si inserisce pesantemente l'elemento del montaggio diventa poco utile mantenere l'espediente delle videocamere dei protagonisti, tanto vale fare outing completo, ammettere la propria natura di film tout court e gestire set, riprese e attori in tal senso.
Sarebbe stata svolta e cesura significativa rispetto al precedente e forse avrebbe offerto spunti e modalità più interessanti.
Se scegli di mettere più ingredienti devi poi essere in grado di gestire preparazione e cottura, altrimenti…
Così si gira invece dalle parti di uno sparatutto in prima persona bruttino e traballante, con troppi momenti di spiegazione dello scenario e le scene di battaglia gestite malamente da un operatore parkinsoniano; sparatutto che crolla brutalmente quando il giocatore di turno trova la provvidenziale fiala/tesoro in un frigo opportunamente piazzato in un condotto d'aria (???).
Vi è infine, ciliegia bacata, il solito, grosso problema di continuità e sospensione dell'incredulità che affligge larghissima parte del fantastico contemporaneo.
Mi presenti, nel primo film, dei mostri che funzionano più o meno così e cosà, con le dovute debolezze, i loro intenti, i punti di forza e tutto il resto e ok, io ci sto, firmo il patto, ti offro la mia fiducia e tu in cambio mi regali novanta minuti validi.
Nel sequel però, siccome quel contratto che mi hai imposto comincia a starti strettino, dopo quindici maledetti minuti mi dici che no, il patto stipulato fra me spettatore/fruitore e te filmaker/narratore è saltato, i mostri ora fanno altre cose quando e come pare loro, fra l’altro cose che se avessero potuto fare nel film precedente (ovvero quindici minuti prima) gli avrebbero permesso di vincere 6-0, 6-0, 6-0 e tutti a casa.
Ecco, io posso credere a qualsiasi cosa, davvero, non ho mai avuto problemi a stipulare il patto con il narratore, anzi, penso di essere fin troppo buono.
Ma quando poi mi cambi le carte in tavola per tue comodità, perché avevi la pistola del produttore alla tempia, perché così puoi evitare di spremerti le meningi e perché infine vuoi arrivare al terzo agognato episodio allora no, mi spiace, non riesco a starci.
Pessimo, pessimo script che dovrebbe rappresentare una lezione nelle cose da evitare per qualsiasi sceneggiatore che voglia narrare horror-pop, prepariamoci al peggio sperando il meglio per l’obbligatorio terzo episodio, magari senza preti rincoglioniti, ragazzi ebeti e soldatini di stagno assortiti...
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Filmato:
Extra: il prete mentre, qualche anno prima, caccia i demoni da un antro del peccato...




















Come prevedevo concordo. Inquadrature confuse, marmocchi davvero odiosi e inutili e la svolta religiosa che non mi è piaciuta affatto...
RispondiEliminaIn più io non credo alle riflessioni sul "meta", o comunque non credo fossero, nelle intenzioni degli autori, così profonde come alcuni recensori le vogliono.
Interessante, pensavo di essere rimasto uno dei pochi ad obiettare sulla qualità del doppiaggio che, negli ultimi tempi, non mi sembra gran ché. ;)
Ieri notte ho visto uno dei capolavori del 2009, Un Profeta (raccomandato a tutti), era in audio francese, arabo e corso con sottotitoli in inglese.
RispondiEliminaMe lo sono goduto dall'inizio alla fine pur non capendo nulla delle 3 lingue grazie ai sottotitoli in inglese.
Mi immagino già come lo doppieranno, sarà atroce...
A me non è parso così male, anche se è inferiore al primo.
RispondiEliminaAl di là delle "cose tecniche" ho apprezzato almeno la variante demoniaca riguardante agli zombie (che fatti così ricordano quelli di The Rising).
Comunque sono per il caro vecchio cinema girato come Dio comanda, non per queste riprese finto-realistiche mi fanno sboccare la cena (e non certo per le scene horror).
Condivido praticamente tutto della recensione. E aggiungo che il colpo di scena finale è qualcosa di indegno. GK
RispondiEliminaWow, finalmente ci troviamo in disaccordo una buona volta su un film! Anch'io come McNab (e a differenza di altri che lo hanno massacrato come te)non l'ho trovato così orrido, anzi. Certo, la parte dello script coi ragazzini idioti è debole, va bene; vero anche che Balaguerò e Plaza ci ripetono fino alla nausea che siamo di fronte al Demonio (proprio lui lui lui), va bene. Tuttavia ho trovato originale l'innesto del tema del contagio con quello demoniaco. E comunque, dopo Friedkin hanno avuto il coraggio di affrontare la possessione come altri non sono certo stati in grado di fare. Sono presenti poi sottotesti religioso-culturali tipicamente ispanici, trattati con intelligenza. On my opinion.
RispondiEliminaio ho già parlato troppo a riguardo, si sa come la penso ormai...
RispondiEliminaposso solo dire.... ecco chi mi ricordava! Mal! (ho avuto anche la disgrazia di vederlo live...)
concordo su tutto.
Una volta che si moltiplica il punto di vista e si inserisce pesantemente l'elemento del montaggio diventa poco utile mantenere l'espediente delle videocamere dei protagonisti, tanto vale fare outing completo, ammettere la propria natura di film tout court e gestire set, riprese e attori in tal senso.
RispondiEliminaConcordo soprattutto con questo e sulle pretese veramente assurde rispetto alla sospensione dell'incredulità.
Anche io, come altri che hanno commentato, difendo alcuni contenuti del film, però non posso approvare che storia e intrattenimento vengano sacrificati così brutalmente sull'altare della teoria.
E' vero che tenta la cameronata (ecco cosa mi ricordava...). A me la cameronata, in Aliens, piace parecchio. In generale mi piace quando dei tipi avvezzi al turpiloquio e coi calzoni ficcati negli anfibi percorrono infidi budelli freudiani aspettando di sparare a Qualcosa. In REC2 non ho apprezzato perchè i soldati sono tutti Vasquez, anche se uno di loro, quando si trova davanti allo specchio, si accorge improvvisamente di essere Hudson e se la gestisce di conseguenza.
Pessimo concordo, il primo era meglio ma solo se si devono mettere a confronto, perchè anche il primo non è poi un granchè. Passati i primi dieci minuti mi sono annoiato tremendamente.
RispondiEliminaSono arrivato qui durante una ricerca su Jack Ketchum.
IL numero 2 ancora lo devo vedere quindi non posso ancora giudicare,certo che a parte la Cameronata in questione di Aliens,i sequel sarebbero quasi tutti da abbattere.Sul doppiaggio killer di REC 1 pensavo di essere l'unico ad averlo notato.
RispondiEliminaNick.
Concordo pienamente, Elvezio!
RispondiEliminaE mi rimane l'inquietante interrogativo: se il crocifisso è così efficace contro gli zombie indemoniati perchè non mandare una squadra di esorcisti invece che il solito reparto speciale?;)
Secondo me il punto che nullifica tutto il film è che al posto di mandare uno squadrone di corpi speciali col mitra pure nelle mutande (a là Sex Machine) mandano 4 marrani con 2 caricatori in croce (anzi, neanche la croce hanno...) che si fanno prendere dal panico alla prima sgommata di sangue che incontrano. Ridicolo e insensato.
RispondiEliminaRec2 è un episodio di Quake. Ogni elemento del film (i ragazzini, la giornalista rediviva) serve a far andare avanti la trama, a non farla sprofondare nel game over per colpa delle cazzate sonorissime, al limite della comicità slapstick, compiute dagli addestratissimi corpi speciali. Venti minuti di ragazzini allo sbaraglio servono SOLO a questo. La giornalista serve SOLO a questo. E dal punto di vista della trama è veramente brutto, ma brutto forte. Io immaginavo le scritte che comparivano sullo schermo: "NUOVA MISSIONE: TROVA IL SANGUE DELLA POSSEDUTA", oppure: "HAI TROVATO 1 FIALA DI SANGUE DEMONIACO".
RispondiEliminaIn più ha il difetto tipico dei suoi colleghi filmici: chi regge la telecamera non è un personaggio. Serve solo a fingere goffamente di far parte della trama, mentre serve solo a inquadrare e inquadrare. Se nel primo REC l'imperativo di riprendere tutto aveva un senso anche molto satirico, qui non si capisce perché un ragazzino davanti a gente posseduta che sbrana altra gente sciroccata debba restare lì a filmare con la freddezza di un documentarista. Diventa un elemento esterno, inesistente e il mio coinvolgimento va a prostitute di conseguenza.
"Rec2 è un episodio di Quake".
RispondiEliminaWe have a winner, mi inginocchio.
Balaguerò e Plaza avrebbero dovuto giocare un po' meno a F.E.A.R. e più a un qualsiasi rpg.
RispondiEliminaPiazzi il prete nel mezzo del party così che sia meno vulnerabile, appena avvistano un mostro gli fai recitare le sue sciamanerie per renderlo inoffensivo e poi vai di headshot. Easy game.
Comunque questo Rec2 m'ha pure divertito, sebbene sia verissimo che bara a tutto spiano, sia platealmente che in maniera più sottile (alla fine del primo film le scalinate sono l'inferno degli zombie; due minuti dopo arrivano gli SWAT e riescono a salire alla soffitta senza problemi. Immagino che gli infetti siano andati a bere tutti insieme il tè delle cinque).
Nel terzo probabilmente ci beccheremo i due regazzini rimasti che cercheranno di fermare "Angela" prima che arrivi al mondo esterno, magari coadiuvati da un gruppo di preti ninja al soldo del vaticano.
Un'altra puttanata, ma per non annoiare si può fare pure 31.
Al test del sangue à la cosa ho riso.
Concordo con Alex e Angelo.
RispondiEliminaL'ho visto senza noia. Anche se la sceneggiatura spesso fa acqua, la prima metà è molto intensa.
Forse dovrei rivederlo per capire se regge a una seconda analisi.
Certo, l'ingresso dei ragazzini è stato un passo falso, perché ha sgonfiato la tensione, e il tentativo di caratterizzarli mi ha fatto sbuffare, ma ho trovato la figura del prete molto azzeccata e il suo accento affascinante e straniante quasi quanto quello della madre greca di padre Karras ne L'Esorcista.
Il test del sangue però... penso sarebbe stato più interessante se non avesse prodotto alcun risultato.
Una cosa che mi ha irritato è la pervicacia del prete a dispetto del fatto che la provetta era andata (ma non potevano spegnere il fuoco un attimo dopo?), quasi fosse consapevole che la bambina Medeiros era ancora viva (ma con quali prove?)
E vogliamo parlare dei bambini intrappolati in soffitta? Chissà quanti spunti narrativi sarebbero potuti nascere se quel passaggio fosse stato sviluppato.
Hai proprio ragione a proposito del patto: non si possono cambiare le caratteristiche del mostro in corsa, lo spettatore si sente tradito.
Sente che gli autori si stanno prendendo gioco di lui, nel tentativo di condire l'insalata con troppi sapori per timore che sia sciapa.