JuliaPeter Straub
Julia è una ragazza americana, ricca ereditiera, che vive in Inghilterra ed è reduce da un matrimonio fallimentare con Magnus, un uomo autoritario e prepotente.
Julia ha trovato la forza di interrompere il legame con il marito solo dopo la morte di sua figlia Kate, avvenuta in seguito a un tragico incidente: la bambina, nove anni, stava soffocando e nel tentativo di praticarle una tracheotomia il padre l'ha uccisa.
Julia ora vive in una casa in un parco che, mentre passano i giorni, pare essere infestata dai fantasmi. Nel parco si aggira una bambina che somiglia molto alla figlia defunta e che si comporta in modo strano, inquietante, uccidendo piccoli animali con modalità che ricordano la disperata tracheotomia fatta su Kate.
Leggendo un libro sulla storia del quartiere scopre strane storie su preceenti occupanti della casa e si convince che il passato stia per tornare con forza irresistibile.
Fra suo marito che, ubriaco, penetra di nascosto in casa, continue apparizioni della bambina/fantasma/doppelgänger di sua figlia, allucinanti sedute parapsicologiche e visite in case di igiene mentale, Julia procede passo dopo passo verso il confronto finale...
Peter Straub è, come e più di James Herbert, una delle principali vittime di quella che io chiamo La Grande Purga Novanta: autore apprezzato, vincitore di parecchi premi mondiali, grandissimo narratore che si occupa delle emozioni che interessano da queste parti, tradotto spesso e volentieri anche qui in Italia (e da nomi di spicco quali Dobner), a un certo punto è scomparso dalle librerie (a inizio Anni Novanta, appunto, fatti salvi racconti, ristampe e la collaborazione con King) per mai più tornare, mentre all’estero continua a fare quel che sa fare così bene da sempre.
Prima di affrontare suoi lavori più recenti e inediti, così come fatto con Herbert, meglio quindi spendere due parole per un titolo che potete trovare anche tradotto, addirittura in più edizioni (ricordo una della Corno e una della Bompiani, ma potrebbero essercene di più).
Parlerò dei prezzi a fine segnalazione.
Ghost Story, sempre di Straub, è uno dei miei romanzi preferiti di sempre e amo più o meno tutto quel che questo autore ha sfornato nel corso della sua pluridecennale carriera.
Quel che mi ha sempre sorpreso è quanto, per stile e contenuti, spesso Straub paia uno scrittore profondamente inglese e non statunitense ed è appunto la presenza di uno stile molto riconoscibile, uniforme, maturo e di contenuti "ritornanti" e una poetica precisa che mi spingono a identificare in Straub un artista/autore prima ancora che un semplice narratore.
E già come narratore questo wisconsiniano sessantaseienne è in possesso della rara capacità di effettuare quel continuo giro di vite, silenzioso, inavvertito, lento che ti porta, senza sbalzi e sussulti, a trovarti sempre più impastoiato in una rete di fissazioni, totem e archetipi dalla quale non riuscirai a sfuggire nemmeno dopo la parola fine.
Straub in Julia non ha bisogno di clamori, ectoplasmi, muri che grondano sangue e bambini spettrali che lanciano palle fantasma nei corridoi.
Gioca con l’ordinario materiale gotico, con gli standard della storia di fantasmi e li rende attuali, moderni, concentrandosi quindi sui dettagli, sui personaggi e sulle sue personali fissazioni, in primis quella del doppelgänger femminile così centrale anche in altri suoi lavori.
Il risultato è un sinistro, snervante e metodico assalto ai sensi: le stanze della casa infestata sono sempre calde, torride e a nulla serve spegnere i termosifoni; l’acqua del rubinetto ha un sapore ferroso; gli specchi rimandano immagini in movimento che si scorgono con la coda dell’occhio; per le scale si sentono echi distanti di voci e risate e altri rumori meno definibili e così via.
In modo similare (sebbene, ovviamente, in tono minore) a quanto era accaduto in Il canto di Kali anche qua sono i sensi a essere colpiti, bombardati dalla pressione di qualche altro tipo di realtà.
E associato a questo tipo di attacco metodico, che mira a un lento coinvolgimento/sfinimento, ci sono gli occasionali uppercut veicolati dai comportamenti di certi personaggi secondari.
Sono brevi flash di linguaggio tanto più efficaci in quanto veicolati dopo decine e decine di pagine nelle quali prevalgono i buoni salotti inglesi, il tè, lo sherry, le formule di cortesia e tutto il resto del pacchetto.
Vi è una bambina, Mona, che ha già parlato in precedenza con Julia (più o meno a inizio vicenda) riguardo la strana ragazzina vista nel parco. Avvicinata una seconda volta, parecchi giri di vite più avanti, ecco quel che accade:
The girl was staring up at her just as she had that day.
“Hello, Mona,” Julia said. “Do you remember me?”
“Poo,” said Mona, smiling open-mouthed at Julia. Her eyes shone.
“That’s not a nice word.”
“Poo. Shit.” Mona giggled and turned away. “Fuck you.”
Julia stared at the tiny girl.
“Fuck you. Shit. Fuck.”
E quando Julia si gira ecco che compare il fantasma/ doppelgänger, tutto sorrisi perfidi e sguardi maligni a testimoniare una corruzione psichica, un imputridimento morale, un inquinamento spirituale che si esplica in mille modi.
Balzo in avanti, Peter Straub ha subito tolto il piede da quel particolare acceleratore e ci ha di nuovo storditi e addormentati a colpi di tè e sherry.
Dopo molte pagine e, nuovamente, parecchi giri di vite, Julia è in visita all’anziana ex occupante della sua casa, richiusa in un manicomio dopo tragici eventi.
“You’re just what I thought,” said Mrs. Rudge. “You belong in here. Stupid cunt. Now get out.”
“You have eight minutes,” said Robert from the corner.
“No, I’d better…” Julia began. She stood up.
“Stupid cunt bitch. Stupid murdering cunt bitch.”
E ovviamente Julia scappa dalla stanza.
Raramente prima di questo romanzo ho avuto occasione di leggere un uso altrettanto efficace di termini volgari e "facili" come quelli appena citati che, inseriti in altri contesti, quasi non noterei o mi darebbero fastidio.
O come non ammirare la gestione dell’erotismo e della sensualità da parte di un autore che è pienamente cosciente di come essi siano uno dei pilastri fondanti del gotico?
In mano a Straub qualsiasi situazione può offrire sviluppi erotici, anche una scena innocente nella quale la sorella di Magnus recide alcuni fiori per regalarli a Julia.
The massed scent of the flowers in her hands made her light-headed. They were overwhelmingly sensual. One of the fleshy tulips bruised her face.
Dove non è tanto da ammirare il facile overwhelmingly sensual quanto il fatto che i tulipani siano fleshy…

Straub è autore tecnicamente più dotato della media dei suoi colleghi e, dato ancora più importante, scrittore completo, privo di punti deboli e a suo agio sia nel tratteggiare i personaggi (il quadrilatero Julia-Magnus-Lily-Mark) che nel calibrare atmosfera o dipingere scenari.
Qui lo vediamo alle prese con un giardino, di notte: il livello della similitudine finale è, parer mio, altissimo.
Julia rounded the corner at the back of the house and found herself in her moonlit back garden.
The grass looked spectral, some color between green and black.
Indeed, the entire garden looked unearthly in the dark light, the flower banks at the far end massive and colorless, like stationary clouds.
Superbo.
A questo bisogna aggiungere un totale controllo della trama e dei suoi giochi di simmetria che porteranno inevitabilmente allo stupendo finale.
Grande studio di personaggio, Julia offre a uno Straub allora giovane una grande occasione per esercitarsi a tratteggiare il primo di una lunga e intensa galleria di personaggi femminili che raggiungerà il suo picco nell'Alma Mobley di Ghost Story ma continuerà a riverberare per sempre, con occasionali altissimi picchi (Nora Chancel di The Hellfire Club su tutti).
Come al solito in Italia siamo, purtroppo, pieni di furbetti e ho visto copie del volume usato in vendita, in vari negozi virtuali, a 13 euro e più.
Non posso certo obbligarvi a nessuna scelta, posso però ricordarvi che Julia lo trovate in diversi formati elettronici su emule oppure, se volete levarvi la soddisfazione di possederne copia cartacea come il sottoscritto, troverete paperback usati di questo romanzo su Amazon a partire, ehm, da 0,01 centesimi.
1 centesimo di dollaro contro 13 euro.
Non saprei come altro scriverlo.
Ah, sì: 0,01 vs 13,00.
Fate voi.
Peter Straub tornerà ospite del Malpertugio più in là nel 2010, è una promessa, nel frattempo cacciate fuori un centesimo (di dollaro, non so a quanto equivalga in euro) e immergetevi in questo romanzo…
Julia
Peter Straub
Ballantine, 1995
paperback, 304 pagine, $ 3,95
ISBN 978-0345483225




















Prima James Herbert, ora Peter Straub.
RispondiEliminaMalpertuis pare finalmente sintonizzato sul mio canale preferito.
Straub è grande e sottovalutato, chiaramente un allievo della scuola di M.R. James - e Ghost Story rimane uno dei momenti più gelidi dei miei anni del liceo (oltretutto, era l'ideale per rimorchiare le fan di Stephen King...)
Non ho mai letto Julia, ma credo che prossimamente investirò un centesimo per aggiornare la mia collezione di blockbuster orrifici.
Chi sarà il prossimo, Robert McCammon?
A me non era piaciuto per niente (Ghost story sì, invece). Però l'ho letto una decina di anni fa e non mi ricordo nulla di questo libro, solo che era uno di quelli che non mi aveva lasciato nulla e che non avrei riletto. ;-)
RispondiEliminaIan
e ora julia.
RispondiEliminava bè.
mi sono appena fatta di jennifer e il suo sublime body.
ora ho bisogno di un po' di....chessò.....julie andrews come antidoto, se no divento horror-addict e non va bene.
:) love, mod
Ciao Mod, Julie Andrews in effetti è un grande antidoto verso tantissime brutture, ottima scelta...
RispondiElimina*Molto* interessante. E se, come dice Mana, siamo sul canale James, direi che ci vado a nozze.
RispondiEliminaAnche se magari aspetto di trasferirmi a vivere con la signorina Z, ché al momento abito da solo e potrei non reggere la cacarella.
Oh, non ridete.
Grande Elvezio, Straub è un must. La mia lettura di Ghost story risale ai miei tempi del liceo, purtroppo un bel pò di anni fa, e ricordo che mi sembrò uno dei pochissimi romanzi in grado di calibrare l'evanescenza dei fantasmi con momenti viscerali di grande impatto. Il film omonimo che ne è stato tratto purtroppo non riesce a mantenere il miracoloso equilibrio, e nelle scene più esplicite diventa francamente triviale; peccato, perchè come atmosfera nella prima parte andava benissimo e gli attori - tutte vecchie glorie - erano perfetti.
RispondiEliminaCon Julia ho seguito il percorso opposto: ho visto prima il film tratto dal romanzo, l'inquietante ma non riuscito Demonio dalla faccia d'angelo, in cui una fotografia sporca e l'interpretazione di Mia Farrow non riescono a fare perdonare un ritmo assai sonnolento e l'impressione che tutta la storia sia tirata per le lunghe. Il libro l'ho recuperato anni dopo, grazie alla gloriosa collana di horror/thriller della Fabbri editori uscita in edicola (e poi recuperabile nelle bancarelle a 2 mila lire...); la tua analisi è perfetta, è un romanzo avvolgente, il cui stile traspone benissimo la "concentricità" della trama.
Vortex Surfer
Sante bancarelle, ho ricordi di bancherelle in tutte le città che ho visitato almeno più di una volta. Genova, Sanremo, Torino, Milano, sante bancherelle...
RispondiElimina:)
Ciao, ho la prima edizione di JULIA di Peter Straub del 1979 edito da Editoriale Corno. Se a qualcuno interessa lo troverà in e-bay da domenica 12 settembre. Grazie, saluti, beatrix
RispondiEliminaArrivo (tardi): ho appena finito di leggere Ghost Story, trovato a tre euro su una bancarella...
RispondiEliminaDirei che sono fortunata, allora.
Possiedo la prima edizione del libro Julia (Editoriale Corno) e devo dire che il libro è molto interessante!
RispondiEliminaPossiedo la prima edizione del libro Julia (Editoriale Corno) e devo dire che il libro è molto interessante!
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