giovedì 14 gennaio 2010

Haunted di James Herbert

Haunted
James Herbert

David Ash, pur possedendo doti medianiche, ha dedicato buona parte della sua vita adulta a sbugiardare vari praticanti dell'occulto, rivelando i vari trucchi che si nascondono dietro sedute spiritiche, letture dei tarocchi e via dicendo.

Opera per conto di una società di studio del paranormale anche se gli esiti delle sue indagini spesso rivelano realtà ben meno para e fin troppo normali.
Ha un debole per l'alcool e qualche trauma nel passato.

Questa volta però dovrà faticare assai più del normale: è stato chiamato dagli abitanti di Edbrook, una maestosa e decrepita magione nascosta nella campagna, poco fuori da un villaggio, per cercare di spiegare delle misteriose apparizioni. Il fantasma di una ragazza sconvolge la vita di due fratelli, la loro sorella e la zia che governa la casa al punto che si sono decisi a far intervenire degli estranei per mettere fine al fenomeno.

Ash si troverà di fronte a ben più che del fumo e qualche gioco di luce e prima della terza notte passata nella casa dovrà ricredersi su alcune sue convinzioni e fare i conti con un passato che torna nel modo più imprevedibile...


James Herbert è uno che ha sempre preferito il bulldozer al fioretto, vuoi perché consapevole che le sue manone il fioretto non lo sanno gestire granché bene, vuoi perché conscio che il bulldozer può risultare sì sgraziato ma spesso molto più efficace del fioretto.

Ecco quindi che dal suo covo inglese si è spesso messo alla guida del suo bulldozer horror con sommo gusto di tutti noi che, dalle pagine di un'Urania ancora decente (e alle volte eccellente) ci immergevamo in nebbie assassine e covi di topi mutanti.
Poi, negli Ottanta, ci hanno pensato Sperling & Kupfer e Armenia a continuare a traghettare il bulldozer dalle nostre parti fino a quando, verso l'inizio dei maledetti Novanta, il povero James Herbert si è dovuto accontentare di Inghilterra, USA e tanti altri Paesi civilizzati ma non è stato più tradotto nella terra dei cachi.

Ed è un peccato perché tanto si potrebbe ancora imparare da questo artigiano che non ha mai mire alte ma non rischia nemmeno mai cadute tremende, che ha saputo tenere alta la Union Jack anche in momenti non proprio eccelsi e che in ogni suo romanzo non ha mai fatto mancare alcune scene interessanti e memorabili.

Questo Haunted è stato appunto uno degli ultimi suoi lavori tradotti in Italia (Stregata, S & K, 1988) prima di un silenzio che dura ormai vent'anni e, occorre dirlo, non è certo uno dei suoi lavori migliori (tanto che l'autore interruppe la serie di David Ash con il secondo volume, se non erro) ma, rispetto alle diete mediterranee che ci vengono imposte potrebbe comunque valere la pena recuperarlo sulle bancarelle o ordinarlo (ehm, al costo di un solo centesimo, state leggendo bene) in Rete.

Tornando al bulldozer, me lo immagino proprio James Herbert ala guida della ruspa, bello contento e fracassone, che decide di affrontare il terreno della Casa Stregata.
Mette benzina, fischietta allegro, lascia la città, i topi e le armi chimiche, arriva davanti a Edbrook e... E non se la sente di livellare al suolo la casa stregata.
Edbrook è una magione troppo bella, troppo carica di ricordi e significati per distruggerla con le armi del pulp, da qui l'esitazione, il motore della ruspa che sputacchia e si ingolfa, il pilota che spegne tutto e decide di entrar nella casa senza danneggiare i muri, vedendo cosa si può fare senza l'aiuto della ruspa.

Errore?
Sarà, di sicuro l'esito non è ai livelli di un The Fog ma a fronte di tante incertezze rimangono comunque preziosi sia certo giocare con gli stereotipi del genere (dalla vite che gira alla ruspa che demolisce, è sempre stato difficile capire chi sia reale e chi fantasma quando ci si avvicina alle Case Stregate) sia alcuni affondi (di clava eh, non certo di fioretto) durante la seconda metà del romanzo.

Il personaggio di Ash, scettico, pessimista, alcoolista, ossessionato e cinico potrebbe fare la fortuna di un fumetto o serial dedito alle indagini sul soprannaturale, pur essendo qui (destino condiviso da tutti gli altri personaggi) appena abbozzato e sgrezzato e alcuni squarci d'incubo (l'incontro in macchina, la cantina, le ultime 30 pagine circa) mostrano la familiarità dell'autore con la terribile materia.

Dove tutto crolla è purtroppo nella prevedibilità dei twist e delle rivelazioni, nella piattezza di tante, troppe pagine e, ancor di più, nella qualità meccanica, svogliata del trauma che motiva le gesta di Ash nonché nel tremendo doppio stop alla lettura rappresentato dai due flashback di precedenti indagini.
Posso capire, nell'ottica di una serie poi abortita, la necessità del background, dei personaggi ricorrenti e di tutto il resto che piace ai patiti del seriale, ma all'interno dell'economia del romanzo il lettore si trova troppe volte alle prese con dei seri intoppi alla costruzione dell'atmosfera Edbrookiana.

Vi sono anche, sparse per il romanzo, quelle indeterminazioni che odio a vista e che mi sembrano sempre frutto si scarsa voglia di lavorare più a fondo. Vi riporto un solo esempio, non avendo la versione elettronica del libro e dovendo quindi copiare dal cartaceo.
Ash sta interrogando Simon, uno dei fratelli che vivono a Edbrook insieme alla zia e Simon, comincia a parlare del fantasma e delle sue sembianze.

"There was something wrong with her face, her figure... something awful. She appeared... I don't know - malformed... in some way."

Ecco, ogni volta che inciampo in passaggi come questi storco il naso peggio di Vita da strega.
Non sa, non ricorda, non capisce, ma è comunque sicuro che ci fosse qualcosa di wrong e awful ma non riesce a definirlo in nessun modo.
Magari sbaglio, ma per me questa è cattiva scrittura.

Nulla di male, ripeto, rispetto alla qualità di tanta carta stampata che si trova in libreria oggigiorno, ma abbastanza (fin troppo) per disseminare una manciata di cartelli caveat emptor (e viste le vicende rappresentate, anche qualche cave canem) prima che diate retta al vostro agente immobiliare preferito e vi decidiate a comprare o affittare questa casa costruita da Herbert.

Che forse non è e non sarà mai un geniale architetto, ma è e sarà sempre solidissimo geometra dell'horror, e per i miei gusti da borghese in cerca di modesta villetta a un piano è più che sufficiente.

Se non avete mai letto niente di James Herbert potete, dovete iniziare altrove, se non avete mai letto romanzi sulle case stregate, potete e dovete iniziare altrove, in caso contrario queste 240 pagine a un centesimo diventano comunque buon intrattenimento per due-tre ore e altro tassello aggiunto sia alla comprensione dell'autore che del tema.

Haunted
James Herbert

New English Library (Paperback), 1989

Brossura
pag. 224, 3,50 £
ISBN: 04500493555


Lo trovate nuovo a 7,73 $ o usato a 0,01 $

16 commenti:

  1. Confesso di essere un fan di Herbert ed un estimatore, nel suo piccolo, di Haunted.
    Che non è eccelso, ma fa il suo sporco lavoro.
    A discolpa dell'autore, vale la pena ricordare che Haunted vide la luce come progetto per un pilot di serie televisiva, che poi la BBc non acquistò.
    Molti dei limit della storia sono in effetti dovuti al fatto che Herbert cercò di produrre una trama accessibile anche ad un pubblico generico.
    Poi, quando la Beeb gli diede picche, fedele al motto che nula va sprecato, passò la storia alle stampe come romanzo.

    Consigliatoa chi vlesse vedere il bulldozer di Herbert caricato con benzina avio e motore aspiratissimo, non posso che suggerire il frequentemente dimenticato 48.
    Di quello sì, che dovrebbero fare un film!

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  2. Sì, anche io sono fan smodato di Herbert, forse proprio per questo mi sono sforzato ancora di pi nel cercare anche i lati negativi, temo sempre di sbilanciarmi troppo verso certi autori che ammiro molto...

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  3. Semplicemente uno degli autori moderni più sottovalutati nel nostro paese. Insieme a quel geniaccio di Ramsey Campbell.

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  4. Grande Herbert! Ovviamente quasi ignorato dall'editoria nostrana.
    Ho letto e riletto il suo "La lancia di Longino", edito da Urania qualche decennio fa. Crudo e spietato come è giusto che sia.

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  5. L'Orrenda Tana, letto da preadolescente, mi terrorizzò a lungo (ancora adesso odio i ratti).
    Avevo apprezzato molto anche The Fog, ma è da tantissimo che non leggo più niente di Herbert.
    Grazie per averlo ri-tirato in ballo.

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  6. Vedo che postiamo telepaticamente recensioni a libri in simultanea :)

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  7. Ma come fate ad appassionarvi a questi scampoli di copioni?
    Pensate che questi sventramenti, questi fiumi in piena di sangue migliorino i vostri cervelli?
    Sembrate solo dei sociopatici al parossismo di una monotona malattia.

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  8. Ti ringrazio per aver usato il verbo sembrare.

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  9. Ah, la voce dell'equilibrio.
    Così di rado, la si sente, qui in Malpertuis.

    Poi, certo, quando i morti si levano dalle tombe, affamati di cervelli, e loro non sono nenanche in grado di far partire la motosega, allora sono tutti lì a stressarti, a chiederti aiuto, "Sei tu l'esperto, spiegaci cosa fare, dicci le regole da seguire..."
    Neanche fosse il danatissimo Scream!

    Tutti capaci, a dileggiare chi adora il morto Cthulhu, quando le stelle non sono al posto giusto!
    Ma poi, zac!
    Addio civiltà.
    Addio equilibrio.

    Glielo dica, signor Sciallis, glielo dica!

    E poi - come fa una malattia monotona a giungere al parossismo?
    Il parossimo della monotonia non è un ossimoro?

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  10. Magari è SEMPRE parossistica! ;)

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  11. @ Mana: :)
    Che poi nel romanzo del povero Herbert non c'è ombra di uno sventramento né si versa una goccia di sangue...

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  12. @mcnab
    Sociopatia è mezza compagnia, come dice il proverbio.
    O era Schizofrenia è mezza compagnia?
    Mah...

    @Elvezio
    In effetti, Haunted è quantomai morigerato, per essere uscito dal garage di Herbert.
    Ma a noi piace lo stesso :P

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  13. io non so chi cazzo siete però sono sociopatico anch'io. però non voglio stare in vostra compagnia!

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  14. "Uomo sociopàtico, mezzo salvàtico!", diceva sempre la mia nonna...
    salute a tutti voi sociopàtici.
    Orlando

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  15. "Salvatico è chi si salva", diceva Leonardo da Vinci.

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