venerdì 8 gennaio 2010

Dolan's Cadillac (2009)

Dolan+s_Cadillac_movie_poster_locandina_image_oicture_immagineDOLAN'S CADILLAC
2009, UK/USA, colore, 89 minuti
Regia: Jeff Beesley
Soggetto/Sceneggiatura: Richard Dooling da una storia di Stephen King
Produzione: Cadillac Prairie Productions, 101122273 Saskatchewan, Minds Eye Entertainment

Elizabeth, la moglie di Robinson, mentre è a spasso con il cavallo appena fuori Las Vegas, città dove lei e il marito vivono e insegnano, assiste a una brutale esecuzione da parte del temibile Dolan e dei suoi sgherri nei confronti di alcuni messicani che avevano sgarrato malamente durante una consegna immigranti clandestine.

Elizabeth è l'unica testimone attendibile e sceglie di andare in tribunale ma prima di arrivarci viene uccisa da Dolan, nonostante il programma di protezione FBI.

Robinson, distrutto dal dolore, si imbarca in una missione di vendetta destinata al fallimento quando, in occasione del primo confronto con Dolan, scoprirà nel peggiore dei modi di non essere capace a usare una pistola contro un altro essere umano.
Proprio quel confronto offre a Robinson lo stimolo giusto per pensare a un altro metodo per saldare definitivamente i conti con il criminale...


Ricordo Incubi e Deliri, la raccolta dei primi anni Novanta nella quale è contenuto il brutto racconto La Cadillac di Dolan dal quale il carneade Richard Dooling ha cercato, allungando il brodino, di trarre una sceneggiatura per questo film.

Rammento l'attesa per l'uscita, l'acquisto a prezzo pieno senza aspettare sconti, edizioni tascabili o bancarelle dell'usato (quasi venti anni fa, ero decisamente più ingenuo e sprovveduto) e... La delusione.
Stephen King aveva (ovviamente per me) mostrato già qualche cedimento anche in precedenza (ricordo la terribile edizione integrale de L'ombra dello scorpione, tanto per dirne una, o il superfluo Unico indizio la luna piena) ma Incubi e Deliri fu la prima volta che ebbi la percezione netta di un possibile calo qualitativo nella produzione del Re.

L'anno dopo arrivò la mazzata incredibile di Insomnia e da allora King, fra alti e bassi, mi pare intrappolato in una affannosa, debilitante co(l)azione a ripetere che ricade logicamente sotto la legge del diminishing return, fino ai polpettoni degli ultimi anni che, altrettanto logicamente, trovano il plauso della critica mainstream che si interessa di fantastico e horror solo per quanto riguarda pochi casi e autori.
Quando lessi La cadillac di Dolan mi sembrò di assistere a un brutto episodio di Willy il Coyote, con il simpatico, sfigato, maldestro canide della Warner Bros che riesce finalmente ad architettare il piano giusto per intrappolare il cattivo, perfido e perfettino Roadrunner Dolan.
Personaggi e situazioni sopra le righe, totale sprezzo della sospensione d'incredulità, assenza di tensione e ritmo, trasformazioni psicologiche raffazzonate: non sembrava di leggere Stephen King.

Difficile quindi che da tale materiale di partenza anche un buon sceneggiatore riesca a ricavare uno script valido, ma se mettete il tutto in mano a uno scrittore inesperto (anche se sulla piazza dal 1997) e affidate quindi la regia al televisivo Jeff Beesley ecco che il disastro diventa inevitabile.

Christian Slater, nei panni di Dolan, cerca di mettercela tutta per salvare il salvabile: si impomata i capelli all'indietro e gigioneggia a fare il cattivone in lungo e in largo ma quando si ritrova con un personaggio che da criminale fra lo yuppie e il volgare si trasforma nel secondo tempo in una sorta di filosofo che disserta sull'uomo e sui mali della società, beh, non può fare più di tanto.
Rimane comunque l'unico motivo per dare un'occhiata al film, se possibile in versione originale per non perdersi la sua particolare parlata e i suoi divertiti eccessi, mentre le sortite su capitalismo e schiavi e sui potenti che sfruttano i deboli sono facilmente evitabili da qualunque europeo con più di cinque anni di età.

Ben poco può apportare al risultato finale anche quella sorta di incrocio fra Ewan McGregor e Toby McGuire che è Wes Bentley, occhi a palla e pochissime espressioni a disposizione lungo l'intero arco dei canonici novanta minuti.
Viene quindi a cadere ogni tentativo di studio sul personaggio e il suo mutamento da maestrino ad angelo vendicatore, vuoi a causa di una sceneggiatura svogliata vuoi per colpa di un attore che ha la stessa espressione sia che stia bevendo un caffè sia che stia cercando di uccidere qualcuno.
Bentley, sempre un pochino dopato, viaggia sul set con una espressione assente/assorta e lo script non accumula la dovuta partecipazione alla sua storia d'amore con Elizabeth, ai tentativi di avere un bambino, alla passione mostrata nell'insegnamento.

Quando quindi si tratta di passare a riscuotere sull'investimento iniziale, i profitti sono a zero e non ci importa più di tanto della morte di Elizabeth (anzi, per come avviene devo ammettere uno scoppio di "e te la sei cercata, brutta cretina!") né di quel che poi accadrà al vuoto involucro, allo stanco e mal programmato drone del marito.

Il resto del cast è praticamente invisibile vuoi perché deve interpretare figure stereotipate (la scena nella quale Elizabeth denuncia allo sceriffo quanto visto è atroce ma esemplare al riguardo) vuoi per una certa tendenza a sovraccaricare e sovrascrivere i personaggi (Elizabeth al bagno coi test di gravidanza, lo sgherro, anche lui filosofo, di Dolan...).

Tacciamo anche delle varie comparsate della moglie fantasma o dei continui inserti sul mondo criminale di Dolan che appesantiscono e distraggono lo spettatore nel tentativo di infarcire la vicenda e arrivare alla stiracchiata durata da lungometraggio .
Quando infine si giunge al famigerato piano di vendetta (non intendo spoilerare nel caso non abbiate letto il racconto) quel che già su carta pareva incredibile e fonte di risate su schermo diventa quasi montypythoniano e cartoonesco, sfondo davvero improbabile e inadatto al problema morale proposto nella coda del film.

Reparti tecnici nella media per una produzione di questo tipo anche se lo score musicale è indegno e la canzone sui titoli di coda impone la fine anticipata della visione.
Solo per i completisti kinghiani, razza che mi auguro sia ormai in via di estinzione...

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Filmato

21 commenti:

  1. Beh, sì, perlomeno Christian Slater non ha messo su le guance da criceto atomico di Val Kilmer, in effetti...
    :)

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  2. Beh comunque nel trailer si vede tutto. Geni.

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  3. Verissimo.
    In questo caso lo ritengo un servizio perfetto: basta guardare il trailer e via... :)

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  4. Elvezio, veramente non ti è piaciuto "L'ombra dello scorpione"?

    L'ho letto tanti anni fa ma a me ha lasciato una buona impressione...

    Mi sono innamorata del Re leggendo "Carrie" ( la scena del lancio degli assorbenti mi aveva veramente colpita, da donna mi ha stupito che una cosa del genere potesse venire in mente ad un uomo); poi ho letto tutto fino a quando, dopo "Insomnia", la relazione tra me e King si è interrotta.

    "Insomnia", purtroppo, serviva giusto come rimedio per la mia insonnia. Sigh.

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  5. ogni volta che vedo Wes Bentley mi torna in mente ghost rider e ho bisogno di 5 minuti in un angolo buio per autoconvincermi che non esiste.

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  6. @ Eloisa: no, a me L'ombra dello Scorpione è piaciuto abbastanza come romanzo, nonostante alcuni personaggi è situazioni...

    Non mi è piaciuta per nulla, se leggi con attenzione quello che ho scritto, l'edizione integrale!

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  7. Eh, sì, l'edizione integrale la dovrebbero vendere con un digestivo in allegato.

    Però Incubi & Deliri a me era piaciuta: togli il racconto del baseball, madonna, e qualche altra cagatina, della raccolta, Dolan's Cadillac compreso, ho davvero un bel ricordo.

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  8. Insomma tolte alcune merde e alcune cagatine ti è piaciuta...
    No anche a me piacciono molte cose se togli loro alcune cose, in effetti.
    Simone Corà è un po' lo Sciamano (emo) della letteratura: voto minimo 5 e mezzo...

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  9. Io continuo a dirlo - da quando ha smesso di drogarsi come un cavallo, King ha perso il tocco.
    Quello, e l'essere finito sotto ad un furgone.
    Sono cose che ti segnano.

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  10. Mana sempre più grebano come piace a me...
    Sì, la penso esattamente come te, Cthulhu mi perdoni...

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  11. @Elvezio: leggo sempre con attenzione quello che scrivi :) e proprio per questo il fatto che tu affermi di aver trovato terribile la versione integrale del romanzo non mi autorizza a pensare che ti sia piaciuta o che non ti sia piaciuta la versione non integrale dello stesso romanzo senza prima chiederlo.
    Sarebbe un errore di "generalizzazione" (come direbbero Bandler e Grinder)...
    Per questo me ne sono accertata chiedendotelo. ;)

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  12. :) penso di essermela un po' cercata, eh...
    Hai fatto bene a chiedere, The Stand in versione standard mi piace molto, le aggiunte invece lo rendono indigesto. Preferisco comunque altra opere del King pre-Insomnia...

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  13. @ Elvezio
    Quindi, devo dedurre che dei SIGNORI ROMANZI come "Il miglio verde" e "Cuori in Atlantide"(pur avendo poco o nulla a che fare coi topoi "de paura" tanto cari al Re del Maine) tu non li reputi degli ottimi lavori?
    Io personalmente credo che almeno una nicchietta, nel tempio della narrativa (fantastica e non) dell'ultimo paio di decenni, la meritino eccome.
    Per inciso, non sono assolutamente un "partigiano", ed eccettuati i due lavori sopracitati, concordo in pieno sull'inverecondo declino di King. Dico soltanto che, all'epoca della loro uscita -ricordo quanto l'attesa spasmodica per ogni uscita del "Miglio" mi provocasse letteralmente la bava sugli occhi ;)- fui ben felice di scoprire che lo zio Steph aveva ancora tanto da dire.
    Io li reputo fra le sue migliori prove di sempre.

    Dr.Acula

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  14. Mah...
    Ho scritto fra alti e bassi, infatti, e King ha avuto comunque alcuni alti anche dopo Insomnia, i due da te citati li annovero più o meno fra gli alti, ma non riesco a pensarli della stessa forza del periodo precedente, ecco...

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  15. Elvezio, se ti può consolare, io una volta ho conosciuto uno che sosteneva di aver scritto parte della versione "integrale" di The Stand, a studente, durante un internato presso un editore americano.
    Non che io creda a certe storie, naturalmente...

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  16. L'ombra dello scorpione un cagata? Non cpaite una fava

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  17. Fra l'altro si avvicinano Pasqua e Pasquetta, bisogna preparare fave e salame.
    Grazie per il tuo articolato e profondo giudizio, torna pure quando vuoi, anonimo!

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  18. Elvezio, prova a vedere il film in lingua originale: a me in quella versione non è dispiaciuto affatto. Ci sono delle sottigliezze nella recitazione che nel doppiaggio sono andate perdute: la voce roca e slabbrata - non mi viene un termine migliore,non me ne volere - di Slater, o il tono di voce di Wes Bentley quando finalmente coglie la sua vendetta.
    A dirla tutta io avrei visto meglio Danny Aiello nella parte del boss, perlomeno così lo immaginavo quando ho letto il racconto; ma probabilmente gli ostava troppo. Wes Bentley invece è azzeccatissimo nella parte dell'insegnante (lo sfigato medio statunitense, quasi uno schlemiel).

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  19. (Benvenuto Jacopo).
    I film li vedo solo in versione originale, se stiamo ad aspettare i distributori italiani siamo a posto...
    Diventa difficile (e questo è un aspetto che forse è trascurato) rispondere dopo che è passato parecchio tempo dalla visione, diciamo comunque che ho un contorto debole per (le carriere di) Slater e Kilmer.
    Non oso immaginare i disastri di doppiaggio...

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  20. A me il racconto è piaciuto, il film no, concordo con le critiche riguardo la debolezza della sceneggiatura e l'inesprressivo Wes Bentley, l'unico che si salva, almeno in parte, è Slater però pure lui con una sceneggiatura del genere non può fare miracoli

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