giovedì 31 dicembre 2009

Buoni propositi e tanti auguri


Chi sono io per rinunciare al messaggio di fine anno alla nazione? Giusto qualche riga per ringraziarvi per tutto quello che avete fatto in questo 2009 e per illustrarvi, a grandi linee, quel che accadrà e non accadrà nel prossimo anno da queste parti.

Anno faticoso, il 2009.
Dopo un 2008 molto, molto positivo, vari fatti privati hanno messo a rischio il proseguimento di questa avventura.
Ad agosto non pensavo mai più di riuscire a tornare a scrivere da queste parti e collaborare in pianta instabile su Splattergramma.
Ma l’essere umano si adatta a tutto e pian piano sono riuscito ad alterare le normali leggi fisiche e trovare di nuovo il tempo.
Sono calati i post ma in generale è migliorato vistosamente il rapporto con tutti gli utenti, si sono aggiunti nuovi lettori/commentatori che comincio ormai a conoscere bene e in generale l’anno si è chiuso alla grande, in modo totalmente insperato.

A fine 2008 avevo messo in cantiere per questo anno progetti troppo ambiziosi, fra i quali il sogno di pubblicare una e-zine in formato pdf, a scadenza semestrale, contenente racconti di autori statunitensi o di lingua inglese non ancora pubblicati in Italia, tradotti per l'occasione, cui magari affiancare anche alcuni racconti di autori italiani.
Devo accantonare: si tratta di progetto ben possibile e auspicabile ma troppo oltre le mie attuali forze. Si tratta più che altro di un problema di tempo. E sì, lo accantono solo per il momento, ma non so quanto questo momento possa durare.

Sulla scorta di questa esperienza nel 2010 cercherò di non mettere troppa carne sul fuoco.
Con questo anno finisco definitivamente di occuparmi della scena italiana.
Dopo aver smesso di commentare sui forum tre anni fa, dopo aver smesso di parlare di film italiani due anni fa e di libri italiani qualche mese fa termino anche di discutere del livello qualitativo dei grandi siti italiani.
I motivi sono più o meno espressi nei commenti 32-35 del post Massimo Rispetto Horror, mi pare quindi inutile tornarci su.

Sostanzialmente trovo sia per me inutile quando non apertamente dannoso condurre qualsiasi tentativo di discorso critico nell'ambito italiano.
Il volume di hate mail private e di violenza verbale si è alzato troppo, nel corso degli ultimi anni, per i miei gusti.
Come detto anche in privato a chi mi ha manifestato simpatia e solidarietà, prima di ogni altra cosa sono un essere umano e come tale rimango ferito e offeso se avanzo critiche dettagliate a un testo (sia esso film o libro) e in cambio ne ricevo il solito trucchetto di attacco alla persona invece che un più auspicabile dialogo sulle critiche avanzate. Non sono più un ragazzo, mi mancano forza ed energia per reagire alle cannonate.

Quando una situazione, di qualsiasi tipo, non piace, ritengo che ci siano più o meno tre comportamenti possibili: chinare il capo e sopportare, tentare di cambiare la situazione, emigrare.
Il primo comportamento è fuori questione per uno come me, il secondo l'ho attuato fino quando ho retto, ora, sconfitto, emigro.
E sulla scorta del fatto che ho mantenuto fede alle precedenti promesse di non parlare più di vari aspetti, ritengo che manterrò facilmente anche questa promessa.

Il campo da calcio fuori dal cortile interno ha il manto erboso, arbitri, guardialinee, giocatori corretti e di capacità tecniche superiori, wc non otturati, bar e caffetteria e, più di tutto, durante la partita tutti seguono le stesse regole, elemento che mi piace moltissimo: preferisco spostarmi su quelle gradinate.
Noto che non è una tendenza solo mia, una parte dei critici/operatori italiani che rispetto e stimo (e anche qualche scrittore) ha mostrato durante il 2009 un forte senso di insofferenza e stanchezza (vuoi pubblicamente, vuoi in privato) e non sono il solo a emigrare, più o meno totalmente.

Spero sia una decisione che lasci contenti tutti: gli haters si sono finalmente e definitivamente sbarazzati dell'invidioso, frustrato, fallito, inutile (e altro, ora non ricordo. probabilmente anche qualche difetto genetico, mama knows) Elvezio, chi invece mi segue in cerca di titoli da scoprire continuerà a trovarne a palate e non perderà nemmeno nulla della scena italiana, rintracciabile sui suddetti portali con tutti i plausi del caso.
Abbiamo salvato capra, cavoli e dato persino da mangiare, non si sa come, a pastore e lupo. Sotto la panca, probabilmente.
O sono libero di parlare bene di opere che meritano e male di opere scritte senza rispetto per il lettore oppure mi muovo verso altri lidi, non ha senso parlare solo delle opere horror italiane più o meno sufficienti (e peraltro non ci sarebbe materiale per coprire più di qualche post).

Parlando, qualche giorno fa, con una persona particolarmente "importante" all’interno dell’horror nostrano, ho definito questa mia intenzione un “seppellire l’accetta”, ma non è totalmente corretta come definizione. Più che altro direi che si tratta di prendere accetta, arco, colori di guerra e cavallo e andare a combattere su un livello che reputo meno lesivo della mia dignità.

Questo, per chiudere (per sempre) la faccenda, non significa nel modo più assoluto che in Italia non ci siano buoni autori, buoni siti, ottimi registi e critici in gamba, ci mancherebbe altro, e faccio loro i miei migliori auguri.
Con alcuni di questi mi sento in privato e sanno quanto io apprezzi le loro operazioni, altri non li ho mai sentiti ma gli auguri valgono anche per loro.
Per me non è più possibile operare con tranquillità quindi smetto.
Per me è una sconfitta totale, non son tipo da negare questa evidenza, e penso sia solo colpa mia, se fossi più forte continuerei.
Quando una cosa che faccio non funziona o mi reca dolore io seguo il consiglio watzlawickiano di non insistere più forte ma di cambiare rotta e modo e stratagemma e, ripeto, non è colpa di nessuna congrega di streghe cattive, non esistono congiure, quelli che mi hanno vomitato odio hanno avuto, all'interno del loro sistema e modo d'agire, un comportamento perfettamente appropriato e coerente, sono io che non lo reggo, la mancanza è mia.

Non riesco più e non mi interessa più giudicare la presente scena, la scena non è cattiva o buona o che altro, è semplicemente, al momento, un posto dove non mi interessa operare, ma questo non implica giudizio di merito.
Siccome piangersi addosso mi pare pratica disdicevole, preferisco il trasloco e lasciare tutto il terreno ai vincitori. Al recriminare e dare la colpa agli altri frignando preferisco il "fare", e quale migliore "fare" che tentare di presentarvi una quarantina di nuovi autori/romanzi/raccolte horror nel prossimo anno?

Mi considero un appassionato del non genere per eccellenza, l'horror e ora finisco detto trasloco nelle terre dove di ottimo horror se ne trova molto e dove potrò trovare testi, siti, riviste e film in abbondanza.
Tale decisione ovviamente non si applica ai siti personali o semipersonali.
Posso già d'ora, con pubblico annuncio, far notare che il precedente post in questione e questa mia decisione mi hanno già fatto guadagnare un incarico, la cura di una rubrica fissa presso Scheletri.com, rubrica che appunto parlerà di materiale estero; definirò i particolari nel prossimo mese.

Detto questo, tale mia decisione si applica da adesso: prego quindi già fin d'ora di non non parlarne in fase di eventuali commenti, sarò purtroppo costretto (solo in questa occasione) a moderare e cassare ogni commento che ne parla, sorry.
Ma sarà invece vostro obbligo, sollazzo e godimento farmi notare se nel corso del 2010 non manterrò anche solo per un momento questa mia promessa.
E so che non vedete l'ora e starete molto attenti, quindi mi fido dei custodi...


* * *

Ok, chiusa per sempre la sgradevolissima questione ecco quindi che, come normale attività settimanale di Malpertuis, mi auguro di riuscire a mantenere più o meno il ritmo di due film e un libro alla settimana.
Come detto in altro commento, la sensazione di aver fatto scoprire (in alcuni casi acquistare!) alcuni autori horror sconosciuti ai lettori e alla critica di genere nostrana mi ha dato una delle migliori sensazioni ever.
Intendo quindi continuare con forza lungo questo percorso che raggiungerà veri e propri culmini ogni volta che (me lo auguro vivamente) qualcuno di questi testi segnalati verrà tradotto in Italia.
Mentre per quanto riguarda i film si tratterà con ogni probabilità di recensioni miste (ovvero negative e positive), nel settore libri segnalerò invece, visto lo spazio ridotto, solo titoli che ritengo di buona qualità. Eventuali recensioni negative saranno rare e condotte solo ove mi sembri opportuno dire la mia su alcuni topic (per esempio il consenso generale da parte della critica mainstream e di parte di quella specializzata che gode Stephen King quando sulla scena ci sono CENTINAIA di autori che meriterebbero maggiore attenzione).

Si tratta, fondamentalmente, di una questione di responsabilità, in quanto parlandovi di un testo che a mio avviso è significante all’interno del panorama horror contemporaneo vi chiedo in pratica di impiegare su quel testo due dei beni, piaccia o meno, più preziosi: tempo e denaro.

Non posso quindi farlo a cuor leggero.

Responsabilità nei vostri confronti, dunque.
Vi prego quindi, quando un libro consigliato non vi sarà piaciuto, di tornare sul post e farlo ben presente ai futuri lettori: non vi renderà il tempo e denaro persi ma metterà sul chi vive eventuali altri utenti!

Vi è poi in progetto la nascita di un aggregatore di notizie, un sito che riunisca i feed dei vari blog personali per offrirvi un post dal quale partire ogni giorno con i vari link ai nuovi post di tutti questi operatori del non genere horror, devo riflettere un po' su come fare, se qualcuno fra voi se ne intende si faccia vivo in mail...

L’altro progetto che assorbirà ogni mia forza è la stesura di un saggio che tenti di analizzare i cambiamenti del corpo e del ruolo della donna all’interno del cinema horror dal 1968 a oggi, e qui avrò bisogno di tutto, tutto il vostro aiuto.

Non sono, ahimè, un accademico e mi mancano sia metodo che mezzi, dovrò cercare di trovarli in corsa e non sarà facile.
Chiunque abbia tempo e voglia, in privato o sui commenti di questo post, di darmi consigli e indicazioni sarà fatto santo subito e menzionato in sede di ringraziamenti.
La mia casa è la Rete, non il cartaceo, intendo quindi sfruttare la Rete in questo e altri modi.
Partirò realizzando una lista di circa 300 film horror da rivedere (di più non posso davvero fare, tenendo conto che vorrò comunque vedere, nel 2010, anche una cinquantina di film rappresentativi dell’anno e che, crediateci o meno, il qui presente deve e vuole anche lavorare, cucinare e sbrigare altre faccende in casa, uscire a bere, andare a concerti, vedere amici, fare le cose del sesso (anche se quelle in effetti rubano solo 5 minuti) e magari spararsi anche qualche viaggio.

300 film quindi, spalmati nell’arco di una quarantina d’anni. Già cominciano i problemi, perché come possiamo stabilire l'importanza o meno di un titolo, sceglierne uno o escluderne un altro? Non posso far altro che affidarmi a varie liste, da quelle per incassi (e se avete da indicarmi siti al riguardo fatelo, NON considerate mai nessuna indicazione come troppo scontata) ad altre di vario tipo. Voi sparate pure nomi e link.

Mi manca anche una bibliografia minima o, perlomeno, parte di essa. Chi sa qualcosa parli anche in questo caso (penso per esempio ad alladr e sue conoscenze varie...) e indichi liberamente testi e saggi vari, ovviamente sia in cartaceo che in elettronico, no problem.

Vorrei poi costruire una scheda di osservazione standard, che userò per ogni visione al fine di raccogliere dati significativi e oggettivi riguardo figura e ruolo della donna nel film in questione. E anche qui non sarebbe male il vostro aiuto (penso di nuovo ad alladr, anche a Mana probabilmente, e ad altri ancora) per controllare che tale scheda abbia un minimo valore di analisi, io non me ne intendo molto o perlomeno non ho titoli al riguardo. Ma forse su questo punto sarebbero meglio degli scambi di mail private.

Ecco, direi che questi due progetti sono gli unici due che vorrei ragionevolmente portare a termine nel 2010: tre post settimanali su Malpertuis e la stesura del saggio.

Ci sono anche altre possibilità, dal romanzo alla stesura di un testo critico sui primi duecento numeri di Hellblazer fino alla traduzione di alcuni miei racconti in inglese, ma non posso al momento valutare se avrò o meno le forze e il tempo per altro, meglio quindi volare basso.

Tutto questo, comunque, non avrebbe il minimo senso senza di voi. Senza i continui commenti su ogni post, senza il numero dei feed che pare assestato tranquillamente sopra quota 300, senza i consigli e indicazioni che mi avete dato nel corso dell'anno (dal permettere la lettura completa dei miei post via feed fino all'avermi aiutato man mano a condurre in modo meno impulsivo e più dialogante le varie discussioni sui post e tante altre cose ancora).
Il 2009 è stato l'anno nel quale ho capito realmente la potenza dirompente della Rete e le sue enormi possibilità rispetto al cartaceo, pur avendone ovviamente avuto sentore anche negli anni precedenti. Durante quest’anno ho capito e apprezzato al 100% il valore di una comunità e della comunicazione condivisa e tutto questo grazie a voi.
Emi avete fatto capire anche il valore e la potenza di così tanti lettori quotidiani rispetto alle medie di vendita dei romanzi o saggi horror in libreria, altro paragone che non riesco a sottovalutare in quanto raggiungere più persone possibile è uno dei miei scopi principali.

Mi vanto spesso del fatto che Malpertuis non abbia quasi mai commentatori che siano d’accordo con quanto scrivo e che, anzi, spesso la pensano in modo assai diverso ma che, allo stesso tempo, si potrebbe finire tutti quanti a berci una birra insieme l’istante dopo aver espresso le proprie differenti idee. Non avete mai usato mai toni violenti e arroganti ed è cosa preziosa, avendo ormai io scarsissima pazienza per tali toni e metodi.
Chi li usa e li userà viene e verrà ostracizzato, senza se e senza ma.

Tutto questo per me è preziosissimo e non premetterò in nessun modo che si rovini, state tranquilli.

Quindi grazie ancora e, beh, vi auguro uno stupendo, stupendo 2010, che sia davvero l’anno del contatto!

Canzone obbligata, visto che ho “seppellito l’accetta”.
Oddio, poteva starci benissimo anche un album tipo Give' em enough rope (and soap, possibilmente), ma d'ora in poi regnerà la bontà, come da DDL natalizio dell'attuale governo...

Auguroni, ci sentiamo il 2 gennaio per parlare di Madre Natura contro Jim Caviezel...


mercoledì 30 dicembre 2009

Migliori film del decennio


Eccoci arrivati alla fine dell'abbuffata.
Avete avuto sufficiente pazienza, vi prometto che non appariranno più classifiche fin verso Natale 2010.

Siamo ai film (non-horror, ovviamente) che mi hanno maggiormente impressionato lungo tutto il decennio.
Lo so, si tratta di scelte molto popolari e poco fantasiose che non pagano il dovuto tributo né alle varie scene underground né a molte realtà non occidentali: il tempo è tiranno, cerco di vedere molto cinema horror ma di bilanciare con almeno un 50% di visioni (e letture) non appartenenti al genere, per sanità mentale e per non perdere il senso critico, inevitabilmente però non è possibile nemmeno riuscire a vedere, boh, lo 0,5% della produzione mondiale annua, pazienza (anche se è uno dei pochi crucci della mia vita).

In più, sì, in alcuni casi fattori squisitamente emotivi hanno preso il sopravvento su qualsiasi altra considerazione, in particolare all'ultima voce, su I'm not there o su Oldboy, che ho vissuto in maniera estatica, come un selvaggio di fronte a della musica di Bartok, senza capire molto ma godendo parecchio.

Quindi, in ordine assolutamente alfabetico:

4 mesi, 3 settimane e 2 giorni (Cristian Mungiu, 2007)

Caché – Niente da nascondere (Michael Haneke, 2005)

Il Figlio (Luc e Jean-Pierre Dardenne, 2001)

A History of Violence (David Cronenberg, 2005)

I’m not there (Todd Haynes, 2007)

Miami Vice (Michael Mann, 2006)

Oldboy (Park Chan-wook, 2003)

La sposa turca (Fatih Akin, 2004)

Le vite degli altri (Florian Henckel von Donnersmarck, 2006)

EX AEQUO per meriti di cuore: We don't live here anymore (John Curran, 2004) + Revolutionary Road (Sam Mendes 2008) + Little Children (Todd Field, 2006)

E fra poco esce il nuovo di Fatih Akin, Soul Kitchen, fossi in voi non me lo lascerei scappare!

A domani per i saluti/auguri di fine anno e qualche promessa che mi impegno a portare a termine nel 2010 con voi e per voi, cribbio!

martedì 29 dicembre 2009

Quella sporca dozzina horror


Vi aspettavate che, dopo essermi divertito con i Malpertugini D'Horror(©), potessi rinunciare a stilare, proprio in extremis, la mia personale classifica dei migliori horror del decennio? Dai, sopportate il giochino ancora per poco, giusto oggi e domani poi metto le classifiche nella soffitta di casa Malpertuis fino a fine dicembre prossimo!

Sono partito secco e convinto eh, giuro: durante questo mese ne ho lette molte e tutte tiravano fuori almeno 20 titoli, spesso anche 25.
Codardi, mi dicevo, io riuscirò ad arrivare a dieci film, cifra bella tonda, 10 titoli per 10 anni e via andare!

Eh...

Apro Word, comincio a elencare.
Bum! 28 film.
28.
Ok, non mi scoraggio.
Comincio coi trucchi vari: l'horror è un non-genere bla bla bla, conterà sì l'effetto ma certi possiamo escluderli anche se alcune loro scene ti hanno fatto effetto bla bla bla, dai!
E via con le mezze bugie, gli autoinganni: Zodiac è un thriller, togli; The Fall una fiaba fantasy, togli; di orientali non ne capisci abbastanza, togli ecc. ecc.

Screma e screma alla fine è stata comunque una sconfitta.
Non sono riuscito a scendere sotto i 12 titoli.
Ma proprio no eh.
Pazienza.

Eccovi la mia sporca dozzina horror per il decennio. Gli scarti fra una posizione e l'altra sono così minimi da risultare insignificanti.

1) The Descent
2) Bug

3) Session 9

4) House of the devil

5) Martyrs

6) 28 giorni dopo
7) Calvaire
8) Jeepers Creepers 2

9) Lasciami entrare

10) Trick 'r Treat

11) The Mist
12) Shaun of the dead

Ora la palla a voi, ovviamente.
Una sola regola, però: 12 titoli e non più di 12!

Domani invece tocca ai miei migliori film non-horror del decennio, stay tuned!

domenica 27 dicembre 2009

Carriers (2009)

carriers_movie_Chris_Pine_epidemic_poster_locandina_image_immagine_pictureCARRIERS
USA, 2009, colore, 84 minuti
Regia: Alex e David Pastor
Soggetto/Sceneggiatura: Alex e David Pastor
Produzione: Ivy Boy Productions, This is That Productions, Likely Story, Paramount Vantage

In un futuro poco distante, larghissima parte dell’umanità è stata sterminata da un virus che pare un sinistro incrocio fra Ebola e Aviaria. Con una altissima percentuale di contagio per contatto e per via aerea, il virus in questione non uccide all’istante né trasforma tutti quanti in zombie, più o meno veloci.
Contratto il morbo ci si indebolirà sempre di più, sputando sangue e giacendo in uno stato di prostrazione, febbre e disidratazione che infine porterà alla morte in alcuni giorni.

Ma Danny e Brian sono in macchina, tavole da surf sopra il tettuccio e birra calda: stanno andando al mare, insieme a due ragazze, la cocciuta e focosa Bobby, fidanzata di Brian e la remota e fredda Kate.
I due, fratelli, vogliono tornare a Turtle Beach, loro antico luogo di villeggiatura estivo. Lì c’è un isolato hotel sulla spiaggia, si potrà vivere di pesca e surf, alienandosi dall’umanità e dal morbo che essa porta.

Bisogna però rispettare alcune regole per arrivare sani e salvi a destinazione e le varie tappe del viaggio metteranno a dura prova questo rispetto, l’etica, la solidarietà e tanto altro ancora…

In modo inaspettato la coda del 2009 ci regala uno dei film più solidi e interessanti dell'anno e bisogna in un certo senso ringraziare il successo dell'ultimo Star Trek se mamma Paramount si è finalmente decisa a rispolverare qualsiasi cosa avesse il nome di Chris Pine dentro: il pensiero che Carriers (2007!) abbia rischiato di rimanere sepolto in archivio per ancora chissà quanto tempo provoca brividi non minori di quelli provocati dal virus del film.

Sono molti gli aspetti interessanti e pregevoli della scrittura e del modo di filmare dei fratelli Pastor, che mettono in scena una riuscita apocalissi minimalista, nella quale non troverete orde di zombi infetti pronti a cibarsi della vostra carne né carri armati e bulldozer del governo pronti a devastare le masse dei malati o altre amenità del genere.

Scoprirete invece quattro ragazzi in gita, pronti a scherzare e scazzare nei pochi momenti/spazi ancora liberi che l'onnipresente germe concede loro. Troverete piccole e grandi morti agghiaccianti e un senso di perdita e di solitudine che lascia l'amaro in bocca per giorni e giorni. Troverete tutto quel che Zombieland sarebbe potuto essere e che invece ha preferito sacrificare a favore dello sberleffo e dei frizzi e lazzi indie.

L’apocalisse pandemica non si manifesta con giganteschi ingorghi di macchine piene di cadaveri mummificati (una delle immagini che da sempre trovo totalmente assurda e detestabile) ripresa con lente carrellate in plongée, bensì con la metodica routine che vede i nostri disinfettare ogni superficie con la candeggina e cercare di recuperare ogni goccia di benzina possibile.

E il post apocalisse non viene dipinto, grazie a Chtulhu, con il fanciullesco formarsi dei due schieramenti del Bene e del Male, ognuno con i suoi Re, Regine, Alfieri e pedoni, così tipico di certo manicheismo facilone, bensì con un costante shift morale dettato dalla regola unica: la sopravvivenza.
Non affannatevi a cercare i buoni e i cattivi in Carriers: Chris Pine non è un giovane cavaliere e fra i tizi nascosti sotto le tute da contenimento biologico si nasconde un mix verosimile di stronzi, gente pietosa e opportunisti qualsiasi.

C’è poco “orrore” in questa surfapocalypse, così solare e torrida, sbiancata e in(t)orridita dall'ottima fotografia di un sempre più horrorimportante Benoît Debie, ma quando questo spunta lascia ferite insanabili.
Insanabile è il corpo di una persona divorato dal suo stesso cane.
Insanabile il cibo così a lungo sognato che si rivela una brulicante massa di insetti.
Insanabile il rapporto fra le persone quando in mezzo ci si mette il virale terzo incomodo.

E sotto il segno, appunto, di questa impossibilità di recupero (di umanità, di beni materiali, di luoghi mentali e fisici) questo incerto viaggio on the road prosegue lungo tappe che abbiamo sicuramente già visto migliaia di volte ma in pochissimi casi rappresentate con tale efficacia. Siamo lì quando un padre perde la figlia, lì quando qualcuno scopre di essere infetto, lì quando si cerca fuga psicofisica persino in una dinosaurjriana partita a golf: lì ovunque e sempre.

Ciò avviene grazie allo stile sobrio e diretto di questi due fratellini spagnoli che indovinano appunto la scelta del minimalismo, dell’evitare parecchi dei luoghi comuni del genere e giocano tutto sull'inner space, sul nemico e sul mostro che siamo noi, sulla difficoltà/impossibilità di qualsiasi vero contatto contrapposte alla facilità di contrarre la malattia al minimo di questi contatti.

E questo anche grazie a un cast impressionante nei due protagonisti maschili.
Chris Pine è bravissimo a interpretare il cazzone piacione, il fratello maggiore ignorante e cocky, svelto a decidere anche quando si trova nei coni di eclisse morale. Dotato di ottime capacità fisiche, recita molto bene anche indossando una mascherina per buona parte delle scene e ha un timbro vocale che dispiace perdere in doppiaggio.
A fare da sparring partner e antimateria, sia materiale che spirituale, è il fratello minore Lou Taylor Pucci, già visto in Southland Tales (e purtroppo anche in Horsemen), gracile, titubante e destinato, ovviamente, a giocare un ruolo ben diverso prima della fine del film. Ottima prova (e futuro radioso) anche per lui.

Buono anche il cast di contorno (quel poco che esiste, perlomeno) e i vari dati tecnici, fra i quali spiccano le azzeccate scenografie naturali regalate da Texas e New Mexico.
Carriers
è un’apocalissi tascabile solidissima, asciugata di ogni possibile fronzolo o derivazione e che illustra con gran forza quanto sia narrativamente più proficuo e interessante il saper mischiare le carte morali dei vari personaggi piuttosto che distribuire due mani di colore opposto e farle poi scontrare.

Chicca sulla torta, a un certo punto nella colonna sonora spunta fuori Rollercoaster di M. Ward e il film guadagna istantaneamente mezza stellina sul mio ideale taccuino!
Finale, una volta tanto, di incredibile spessore e valore.
Consigliato a viva voce.

Collegamenti:

Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Recensione del Tall Man

Addenda:

Interessanti e condivisibili considerazioni su Strong Bloody Violence

Filmato:



Bonus:

venerdì 25 dicembre 2009

MH 2009: Miglior Film


E finalmente eccoci arrivati alla fine della corsa per quanto riguarda i Malpertugini D'Horror(©) e quindi tocca alla categoria regina, quella riguardante il Miglior Film.

Vi è un piccolo problema di ordine tecnico riguardante la terza posizione, ho inserito comunque eventuale sostituto nel caso non siate d'accordo con la collocazione cronologica. Rullo di tamburi e clangore di tibie, ecco i nomi!

1) The House of The Devil
Need I say more?

2) Martyrs
No, really, need I say more?

3) Lasciami entrare
Tecnicamente (come Martyrs, d'altronde, o Trick'r Treat) si tratterebbe di un film del 2008 visto che è comparso nel circuito dei festival durante quell'anno e ha fatto qualche esordio in alcuni Paesi sempre in quella data, ma a mio modo di vedere ha conosciuto la distribuzione più importante nei primissimi mesi del 2009 e quindi merita di entrare nel novero.
Caso esemplare di risultato finale ben superiore della somma delle singole parti e salutare trasfusione di sangue arterioso nel ve(le)noso circolo del cinema vampirico contemporaneo.

Con questo chiudo in cassaforte i miei Malpertugini, li tirerò fuori fra un anno esatto così potremo fare tutti insieme il punto della situazione del 2010.

Grazie a tutti per commenti e partecipazione!

mercoledì 23 dicembre 2009

A choir of ill children

Piccola premessa:

D'ora in poi, quando alla edizione cartacea troverò affiancata quella elettronica mi permetterò di citare alcuni brani del libro recensito. Ho visto, in occasione del post su Bianciardi, che tale pratica piace molto ai lettori e "convince" ancora di più della recensione stessa, quindi userò anche questo mezzo per tentare di muovervi alla lettura del romanzo trattato.

Eh... Sì, sto ritardando l'ultima premiazione, quella al miglior film, così, tanto per tenervi in sospeso!

Choir_Ill_Children_Tom_Piccirilli_cover_copertina_image_immagine_pictureA Choir of Ill Children
Tom Piccirilli

Bantam, 2004
Brossura, pag. 240 - $ 5,99
ISBN: 978-0553587197


Nella contea di Kingdom Come, Louisiana, costituita da bayou e paludi,, Thomas è l'erede della famiglia più ricca e vive, odiato e rispettato, in una grande casa insieme ai suoi tre fratelli.


I tre fratelli in questione sono gemelli siamesi uniti per la testa: condividono pensieri e secrezioni ormonali, parlano attraverso poesie ed enigmi ed esercitano strani e potenti magnetismi sessuali sulle ragazze che capitano nella casa.


Ma una tempesta, che durerà giorni e giorni, è in arrivo e le vecchie del luogo, ancorate a tradizioni e superstizioni, pretendono un sacrificio da parte di Thomas, l'unico in grado di calmare i morti e il passato che, implacabile, torna a confrontarsi con la città.


Thomas dovrà riuscire a dar senso al passato e vincere fantasmi e "mostri" ben più reali per reclamare il posto che gli spetta di diritto a Kingdom Come.


Non so quanti di voi ricordino ancora il mio tentativo di inquadrare il Nuovo Gotico del Sud. In quell'articolo cercavo di elencare alcuni punti che potevano aiutare a comprendere quanto un'opera potesse appartenere o meno a quella corrente e mi è capitato raramente, da allora, che un romanzo soddisfacesse tutti gli otto punti che avevo segnalato al momento.

Questo accade con uno dei più straordinari titoli horror degli ultimi anni, un'opera che dovrebbe, al pari di tante altre di tanti altri autori, trovare la sua via nelle librerie italiane e diventare un classico con il quale confrontarsi negli anni a venire.
Se amate autori come James Lee Burke o William Faulkner e/o ammirate lo stile di scrittura di Ray Brabdury sono sicuro che rimarrete totalmente estasiati dalla qualità della prosa di Tom Piccirilli che, proprio in questo romanzo (più che in certi lavori più "alimentari), esplode con una potenza poetica cui raramente ho trovato pari.

Piccirilli gioca con tutti gli stereotipi del genere e crea prima di tutto una imponente aggressione ai sensi del lettore, senza risparmiarne nessuno.

Veniamo immersi lentamente nel bayou, fra i suoi morti, le piante, la natura lussureggiante e malsana, la profonda superstizione degli abitanti e la potente sensualità delle donne e senza accorgercene finiamo impantanati, insieme a loro, in un labirinto mentale che rispecchia quello fisico e viceversa, una serie di eterni ritorni che ci incolla a un quadro fisso all'interno del quale non sono possibili evoluzioni di sorta.

La prosa dell'autore, la qualità delle metafore e dei simboli usati e la perfezione (sebbene innaturale, artefatta) dei suoi dialoghi è qualcosa cui non siamo abituati, in Italia, più o meno, appunto, da certi romanzi di Brabdury, scrittore con il quale Piccirilli condivide una delicata e floridissima ricerca poetica, anni luce distante dallo stile piatto e privo di personalità di alcuni autori horror tradotti nel nostro Paese.

Thomas, protagonista e io narrante della vicenda, è intrappolato in una situazione priva di scampo, schiacciato fra i fantasmi del passato (il padre folle che dilapida una fortuna nel tentativo di bonificare una palude invincibile e quindi si suicida, la madre alcolizzata e in cerca di facili brividi con la manovalanza locale, un gemello siamese di cui ancora conserva le cicatrici sul corpo, la triade delfica dei suoi fratelli, una ragazza con la quale si era "sposato" da bambino, un killer pedofilo che aveva lasciato morire nella palude, divorato dagli alligatori...) e quelli del presente (una troupe che arriva in casa per filmare i suoi fratelli con la cui presentatrice che finisce per innamorarsi follemente di uno di loro, le vecchie streghe locali che danno a lui tutta la colpa per la tempesta, una misteriosa e sensualissima ragazzina che appare un giorno su un lastrone di roccia usato da tempo immemore per riti di vario tipo...) e tenta comunque, in maniera ammirevole, di seguire fino in fondo la sua strada, pur sapendo quanto questo posa costargli.

E come in ogni gran festival di southern gothic che si rispetti, la fiera, il carnival alla fine arriverà in città, con il suo carico di giocolieri, maghi, saltimbanchi e... E mostri, geek, freak, chiamateli come vi pare.


E la città, man mano che si procede nella narrazione, diventa sempre più la vera protagonista di un libro pieno di personaggi memorabili.
Thomas (sì, il biblico Tommaso), ovviamente, con la sua incredibile calma e una intelligenza inadeguata al posto in cui vive. E i suoi tre fratelli, uniti per la testa, ognuno che fronteggia da sempre e per sempre gli altri due senza mai poter vedere all'esterno se non con la sfocata e indistinta visione laterale, impossibilitati a lasciare la casa.

Caratteristico è il modo in cui parlano:

My brothers speak as one, each mouth working like a pipe organ, playing a different portion of their communal speech. It’s the way that brain works. The “ch” goes to Sebastian, along with the glottal noises, “uh” and “ooh,” “ing,” names of foreign countries and pronouns, anything that brings his teeth together.

Jonah gets the hisses, the “ph” and drawn-out orgasmic “eeeeeee,” titles of symphonies and sit-coms, all the poetry.

Cole is left with the growls and hard consonants, the adverbs, numbers following ten, dirty words, colors, sweet nothings, and every predicate.


E così come si dividono la giurisdizione sulla lingua, ecco che fanno la stessa cosa con i sentimenti e le pulsioni, con il fiato e le secrezioni, ognuno di loro particolarmente disposto vuoi verso l'odio vuoi verso l'amore o, ancora, l'intrigo e la rabbia. Le loro emozioni si fondono, alle volte uno predomina sugli altri, alle volte vi è una sintesi quasi perfetta ma si ottengono sempre e comunque effetti ammalianti, ricchi di un fascino torbido, come se stessimo spiando in una stanza che dovrebbe rimanere segreta.

Vi sono poi comprimari di ogni tipo, dal figlio del prete, il più grande amico di Thomas, che si porta dietro la dannazione dell'epilessia fino a vecchie che abitano nella palude e di cui nessuno conosce con esattezza l'età, pronte a tagliarsi pezzi di dita per compiere i loro strambi sortilegi. E tutti sono dipinti in modo vivido attraverso le loro azioni, i loro comportamenti, tic, malattie, parole.
L'unico appunto che mi sento di fare a Piccirilli è una certa tendenza a elevare, spesso, i discorsi di molti personaggi diversi a un altissimo standard uniforme, con la dittatura della bella parola che alle volte rischia di rovinare il quadro generale.
Ma è danno di poco conto a fronte di dialoghi e frasi così efficaci, capaci di rimanere nella memoria molto, molto a lungo.

Insieme alla città è appunto la palude, meglio ancora la natura a dominare intere pagine del libro con una presenza sensuale e terrificante, uno dei migliori esempi di natura "panica" letti negli ultimi anni:

Thunder hangs heavily in the furious clouds to the east as the storm approaches. The river is already in a frenzy, half a foot higher than normal. The jut of cruel chins is outlined by lightning, and the sky is the color of a three-day-old bruise. Electrical surges burn out and explode bulbs all over the house, sending shards of glass soaring.(...)

When the rains finally come, the world is given a new perspective. Not whitewashed or cleansed, but slickly covered over and gleaming. Water pulses beneath windowpanes. It crawls across trees and houses, swallowing and drinking us in. You watch it arching over steeples and cliffs and the cabbage palms, buffeting, constantly beating and vying for your attention.

Trucks going by tear up the brutal din with separate gentler sounds: splashes, splurges, crunches, and whines. Anything is better than the pitter-patter and constant thrum of wind coming for you. Broadhead skinks skitter down walls, leaping into the water. The lightning is frantic and raging, that sudden charge making your hair bristle and skin tighten. Your ears pop. Fires erupt in the woods but the downpour immediately snuffs them out. You almost want to see the wild burning because it’s something that can exist, momentarily, in conflict with the storm.


Quel cielo del colore di un livido vecchio di tre giorni, quella sequenza di "splashes, splurges, crunches, and whines" in contrasto con la massa di t di "better than the pitter-patter", il gioco elementale dei fuochi che balenano, immediatamente spenti dall'acqua: sono tutti segni di un autore in controllo totale dei suoi mezzi, in possesso di un vocabolario ampio e suggestivo.


Vocabolario che trova ottimo impiego ogni volta che ci si ritrova a girare per il bayou: avrò contato come minimo una trentina di di nomi di piante diversi, senza parlare degli animali, il tutto a creare un impatto formidabile, una lingua lussureggiante come la natura che essa descrive.

E se l'ambiente ha questa efficacia, che dire di una serie di personaggi che non vengono mai, mai presentati con i classici schieramenti di bianco e nero, di Male e Bene, di cattivo e buono, garantendo così un moltiplicarsi indefinito, a ogni livello, di vari tipi di conflitti, sia interni che esterni che ovviamente mancano nella struttura manichea di altri tipi di concezione dell'horror. Stufi marci del classico conflitto fra due schieramenti precisi, troviamo qui un continuo formarsi e disfarsi di fragili alleanze e instabili legami, una serie di comportamenti ambigui e difficili da inquadrare.

Famiglia, religione, senso di appartenenza e responsabilità verso una comunità e tanto altro ancora vi saranno svelati in questa fiaba gotica dove si beve obbligatoriamente moonshine e ci si ciba di oxtail soup, occhieggiando ora i fantasmi (che contano a tutti gli effetti come abitanti della città) e ora le cosce nude di una ragazza; ora imbattendosi in cadaveri restituiti dalla palude e altre volte scoprendone alcuni mummificati e ben nascosti nei solai.

Altri esempi che trovo importanti per cercare di farvi capire l'enorme bagaglio tecnico di questo scrittore e le sue capacità sia per quanto riguarda le descrizioni che per quel che concerne gli scambi di battute.

In una delle scene focali Thomas ricorda quando, da bambino, scoprì il corpo di un suo coetaneo e, vicino a esso, un killer pedofilo...

The boy had been half-buried in mire.

A shovel lay nearby but someone hadn’t finished covering him over. His left arm hung at an angle outside the grave— fist clenched— and his right foot lay bent in such a way I knew the bones had been shattered. The sneaker remained neatly laced up, double-knotted with a looping bow, just like my own.

Most of his face could still be seen. His eyes were open. They were gray and drying.

He was about my age, maybe a year or two younger. I knelt and confronted the body, wanting to touch it but unwilling to put my hand on his skin. Part of his neck was dirty but the rest was pale and clean as if it had been scrubbed. I could clearly see the dark bruises under his Adam’s apple the size and shape of fingerprints.

“Hey, young’n.”

For an instant I thought the boy was talking to me. I peered closer. I ran my fingers through his short, blond hair. His mouth was filled with skimmer dragonflies and mosquitoes.

“Young’n, you there, kid!”

I spun and stared farther into the slough until I saw a thread of white smoke rising. A man sat in the morass puffing on a cigarette. He waved amiably and asked, “You wearing a belt, son? Yeah, you are, I can see it from here. I need a belt and a nice strong piece of stick.”

He had no shirt on and his body seemed carved of brass. The muscles rippled on his heavy arms and massive chest as he slowly raised the cigarette and puffed deeply. A broken-backed bull gator thrashed in the bog, squirming and rolling, dying. In its jaws was a human leg.

It was the man’s. He had used his shirt to try to stanch the flow of blood pouring from the stump, but it hadn’t made an effective bandage. He’d knotted the sleeves together but they were wet and loosening. He calmly continued smoking, apparently in no particular hurry to move, even though he was bleeding out.

“I need your belt and a stick so I can make a tourniquet. You do know what a tourniquet is, don’t you, boy?”

“Yes,” I said.

“That’s good, I had a gut feelin’ you was a smart kid. My name is Herbie Ordell Jonstone, come here from Tupelo, Mississippi. Don’t be scairt none, you could do me a righteous turn, you could.”

“Uh-huh.”

I stared down at the boy and kept stroking his hair.

“That there is my son, Johnny Jonstone. This bull gator here got to him first. A tragedy it is, a man losing his firstborn and his leg like this all on the same afternoon. But you can help to make it right.”

“I can?”

“Good Lawd above, yes. We need more heroes like you in this here world, boy, trust me on that. Someone of distinguished valor and admirable exploits, that’s what you got a chance to be. Willing to help a man down on his luck and in pressing adversity. I bet this here story receives some national coverage on the TV, and folks from all around our great nation will hail your name.”

“You really think so?”

“For certain. And tell me now, just what is your name?”

“Thomas.”

“You gonna make your mama proud today, Thomas. You’re my savior is what you are.”

“I know it,” I told him, taking my belt off. I stepped over to a loblolly pine and endeavored to break a thick piece of branch off. It took a while of twisting and bending it over with all my weight on top before it finally came free.

“That’s it, Thomas. Now bring it on over here to me. The water ain’t but waist high on you. And don’t be scairt of that there bull, he’s done in for, that’s a fact. He sure did try to even the score though. Hurry it up some, I’m startin’ to feel a might dizzy here.”

“I’ll tell you what, Herbie,” I said.

“What’s ’at? You’ll . . . ?”

I dropped my belt and the loblolly branch on the dead boy’s chest. “We’ll leave it up to Johnny Jonstone.”

He gave a quizzical head ratchet. “The hell you say?”

“If he brings it out to you, then you’ll be fine and me and Johnny’ll both be men of admirable exploits. He’ll make his daddy proud today.”

“Hold on now,” Herbie said, beginning to seethe. I liked the look on his face. He flicked the butt of his cigarette into the bayou and it bounced off the flailing tail of the dying gator. “I don’t believe you quite understand the situation we got goin’ on here, boy.”

“And I believe I do.”

“Thomas, you come on out here now, ’fore I—”

“If Johnny doesn’t get up, then I guess you run out of blood right there where you are and them other gators will come take you away. You hear ’em calling now, don’t ya?”

They were roaring in the distance. Herbie turned in the slime to listen. The shock was wearing off and some of the pain and fear had started seeping in.

“Sound fair?”

“You little bastard!” he shrieked.

“That any way to talk to your savior?”

“You come on out here right now, young’n! You—”

“No.”

“— come this way so I can squeeze on you some, too!”

I sat and waited while Herbie shouted and tried to crawl toward me, but killing the boy and the gator and having his leg torn off had taken something out of him. He couldn’t do much more than flail in place. I half expected the child to get up and clamber away crying for his mother.

Occasionally I prodded the kid in the chest while patting his head. Cormorants and ring-neck ducks waddled past and, feeling content and safeguarded, I fell asleep in the shadow of white oaks, listening to Herbie’s screams.

When I woke up the bodies were gone and my father stood over me with a terrified look in his eyes. The gators had taken the bodies off, I thought, if they’d ever really been there at all.

I followed my father home, my distinguished valor intact.

But my belt was gone.

Difficile immaginare una costruzione migliore della scena, anche a rileggerla mentre la citavo (e quindi conoscendo tutto quel che avviene prima e dopo) sono rimasto ammaliato come la prima volta che l'ho incontrata.

Ma, come ho detto, se proprio devo sforzarmi di trovare qualche difetto allora lo trovo proprio nella ricercatezza stessa della scrittura piccirilliana, che alle volte lo trascina e lo spinge a mettere in bocca frasi inverosimili a personaggi poco adatti. Tento anche qui un esempio: Thomas si confronta nuovamente con un biker (rozzo, ubriacone e maldestro) che ha già battuto e umiliato in un precedente scontro.

“You know what I simply cannot stand?” he asks me.

“I’ll play along since this has the structure of a rhetorical question. What is it that you cannot stand?”

“Fencing.”

I clear my throat. “Fencing?”

“Watching fencers who have no notion of the hardcore reality behind the art form. They think it’s a sport, the damn fools. Or worse, some kind of performance they’re putting on for their mamas, like ballet or synchronized swimming. It was never meant to be a sport. You’ve got to have convictions to live with the blade. Belief. True belief, that’s it, that’s what I’m talking about. But those players, they might as well be shooting hoops or sliding into third base. They never embrace the . . . the tenets, the ideology behind that discipline.”

“I can’t say that I have an opinion one way or the other.”

“Trust what I’m tellin’ you. No matter how much training they go in for they always got that swashbuckling bullshit fantasy going on in their heads. No way around that for most of ’em. They feel gallant sashaying around with their Musketeer sword, lunging after each other on the mats, shouting in French like it means somethin’ special when they can’t even pronounce the words. With those silly helmets on over their faces, you shouldn’t be caught dead in one’a them, and the machines buzzing when they tap each other on the chests.”

E così via, in un continuo carosello fra le paludi durante il quale molti, molti segreti verranno svelati e molte, molte delle convinzioni che ci eravamo fatte, da lettori, distrutte. I segreti, specie quelli custoditi in famiglia, sono uno dei cuori pulsanti del Nuovo Gotico del Sud e qui ve ne sono di ogni tipo, tanto che spesso vi verrà da domandarvi chi sia chi e chi abbia fatto cosa.

Fino, ovviamente, al climax finale ( o meglio, prefinale) che si svolge in occasione del carnival e di cui taccio per lasciarvi il piacere della scoperta. Carnival che irrompe dalla penna di Piccirilli con la consueta tavolozza di colori cui spero di avervi già abituato e di cui vi regalo l'ultimo esempio...



I know many of the folk as they wander by. I’m an anomaly here, but that’s normal enough. I get smiles and offers of shine. There’s Sap Duffy and Tab Ferris over there getting ready to draw knives over a fat woman whose thighs look like they might go on a rampage without her. Hert Plumb and Gussy Hocker are both chewing on fried frogs’ legs that really belong to firebelly toads. Lonnie Dawson has a mouthful of jerky that’s been cured for so long it might belong to the donkey that carried Jesus over the palm leaves.

It’s not a carnival in any real sense of the word and hardly even qualifies as a festivity. This must be what it’s like here when they’re having one of their swamp weddings or revivals out in the bog. The folk are bored and restless but perhaps not as much so as usual. Almost none of them are daring enough to get onto the squealing, rusted rides. The clowns can only be picked out by their poorly painted features and shabby wigs. They wear the same clothes and boots as anybody else and they don’t know how to juggle their little orange balls worth a shit.

Still, there is cotton candy and plenty of gator wrestling, ball throw, and ring toss, and the occasional sprinkles of laughter. Small tents have been set up and are selling hot dogs, pretzels, and chicken wings. Trailers, trucks, and semi cabs are lined up around the rides: they’ve got a five-horse merry-go-round, salt and pepper chugalug shakers, the whirligig, and a small Ferris wheel that’s maybe twice the height of a man. Darr was right. The gearboxes screech.

Somewhere nearby there’s target shooting going on. Sounds like they’re using .30–06. ammo, plugging anything crawling around on the embankments.


Spero di aver fatto il possibile per invitarvi alla lettura di questo enorme talento, purtroppo inedito qui in Italia, speriamo ancora per poco.
Su Amazon potete trovare questo volume nuovo a partire da 2,47 dollari (circa 1,70 euri) e usato a 1,04 dollari (circa 0,70 euro), mi paiono ottime condizioni per aggiudicarsi un volume molto importante.

Al prossimo romanzo, magari dopo le feste.

Altri libri nell'Elenco Recensioni Letteratura

martedì 22 dicembre 2009

MH 2009: Miglior Regia


Siamo arrivati quasi alla fine dei Malpertugini D'Horror(©) e devo ammettere che il giochino mi è servito per riflettere meglio su miei gusti, motivazioni e preferenze quindi ben vengano occasioni semiserie come questa se portano poi a risultati positivi.

Arriviamo alla penultima categoria, quella riguardante i migliori registi e anche qui poche incertezze e comunque esclusivamente riguardanti il terzo posto che mi ha richiesto una certa dose di astrazione e riflessione, entrambi elementi rari in una bestia emotiva come il sottoscritto.

1) Ti West (The House of The Devil)
Eh, ho ormai parlato così tanto di questo titolo che potete immaginare una mia certa stanchezza. Niente omaggi, niente nostalgia, niente parole definitive, niente stili passati. Semplicemente l'adozione, al meglio, di strategie e metodi che ancora funzionano e funzioneranno sempre.
Sic Semper Ti!

2) Pascal Laugier (Martyrs)
Ottima gestione degli spazi, dei tempi e dei modi, capacità di spiazzare lo spettatore con continui cambi di marcia e giri di vite, ottima attenzione per corpi, solidi e fluidi. Anche su questo film ho scritto e detto troppo, rimane giusto il devoto omaggio a un grande e serissimo autore contemporaneo.
Mille di questi film, Pascal!

3) Richard Kelly (The Box)
Menzione sofferta in quanto il film in questione non mi è piaciuto. E dire che si partiva da Matheson passando attraverso un cast solidissimo e una regia solidissima.
Ma Kelly ama impastoiarsi in sceneggiature cervellotiche che non sono supportate da temi o contenuti rilevanti e genera nuvole di arzigogolato nulla, molto belle a vedersi ma in fondo irrilevanti e anche un tantino noiose. Peccato, perché è in possesso di un raro gusto per la compostezza del quadro e se si affidasse a qualche sceneggiatore capace potrebbe finalmente firmare un capolavoro.
C'è ancora tempo, ma continua a perdere treni su treni.

Ok, ci risentiamo il 24 per l'ultimo appuntamento, ovvero quello riguardante il miglior film del 2009. Lo so, tutti quanti avete già previsto a chi andrà la palma, posso però assicurarvi che nel gruppo dei tre spunterà un film non ancora menzionato, tanto per tenere alto l'interesse!

domenica 20 dicembre 2009

RIP Brittany Murphy


Per me era una delle più belle e simpatiche in assoluto.
Non si può, a 32 anni non dovrebbe mai accadere.
Addio Brittany.

Massimo Rispetto Horror

Altra interruzione nella cerimonia di premiazione dei Malpertugini D'Horror(©) per segnalarvi un post che ritengo sia molto importante per il coraggio che mostra nel criticare la scena delle e-zine e portali di genere (nello specifico, horror e fantasy) facendo nomi e cognomi.

Non che io mi sia mai fatto problemi a fare nomi e cognomi, ma vedere che anche altre persone, ben più lette e influenti del sottoscritto, hanno in mente più o meno gli stessi colpevoli, beh, fa sentire meno soli e meno donchisciotteschi.

Quando, qualche tempo fa, pubblicai l'invito a "mollare" i portali avevo in mente, oltre alle motivazioni palesate nell'articolo, anche quelle espresse da Loredana Lipperini negli estratti che vi andrò ora a proporre.

Chi mi conosce sa bene come non abbia mai mandato a dire nulla e come non condivida alcuni aspetti del modo di bloggare della Lipperini: ha una gestione dei commenti che a me non piace (questo non significa che sia più o meno valida, più o meno sensata), pone eccessiva importanza e peso su certa scena editoriale italiana che a me non dice molto e infine, per quanto riguarda l'horror, continua a citare solo alcuni autori arcinoti (King, Barker, Lansdale, Gaiman) a dispetto di una scena anglosassone e mondiale che ne contiene infiniti altri, importantissimi.
Più che importantissimi: imprescindibili per una corretta e completa visione dell'horror contemporaneo.

Dove invece la Lipperini brilla molto, a parer mio, è per quanto concerne ruolo e condizione della donna. Tutta la sua produzione in questo campo è significativa e un suo recente articolo mi ha interessato molto.
La "saccheggerò" a dovere nel 2010, quando tenterò di scrivere il saggio sul cambiamento di ruolo e corpo della donna negli ultimi 30 anni di cinema horror.

Questo per mettere i puntini sulle i, ma ora torniamo a bomba sull'argomento che riguarda questo intervento. Nel suo post del 16 dicembre, Orrore e Horror, Lipperini scrive, fra le altre cose (i grassetti, qui e in altre citazioni, sono miei):

"Perché quello che sostenevo su Facebook (non so se il profilo sia visibile a tutti, quindi riassumo) è che anche in un settore apparentemente di nicchia come quello della narrativa di genere il problema non sono le iniziative estemporanee di un editore o di uno scrittore, bensì l’informazione.
E la medesima, ovvero le e-zine che si occupano di horror e fantasy, sono di qualità decisamente bassa e approssimativa, con rare eccezioni.
Parlo delle e-zine più lette, per intenderci, o del settore horror e fantasy di siti decisamente molto visitati come Booksblog. E qui mi riaggancio a quanto proprio Russo e Zambardino sostengono in Eretici digitali.
Ovvero, l’importanza della professionalità: non dell’appartenenza a una casta, intendiamoci, ma della riflessione su quello che si scrive, della consapevolezza di quel che si recensisce o si pubblicizza (la confusione fra horror e rosa adolescenziale si deve a molti di questi siti) e del fatto che non si stanno riportando le proprie impressioni su un blog personale, ma che si sta facendo informazione su un determinato argomento: sia pure un libro di genere."


A domanda diretta di un lettore:

"sono sinceramente curioso di conoscere i nomi di queste ezine di bassa qualità"

Lipperini risponde:

"La parte fantasy e horror di Booksblog, Horror Magazine e Fantasy Magazine: l’ho scritto anche nel saggio per Gargoyle disponibile in rete, dunque non è un mistero."


Incuriosito da questa risposta (che condivido nella maniera più assoluta) sono andato a cercare questo saggio di cui, mea culpa, non conoscevo l'esistenza. Si tratta di Bruciare le stoppie nel quale, oltre ai nomi già precedentemente fatti, vengono aggiunti anche quelli di Horror.it, il Cancello e Scheletri.

Vi riporto alcuni estratti anche da questo saggio che sostanzialmente trovo di nuovo condivisibile, anche se in misura minore (io per esempio aggiungerei anche Carmilla all'elenco delle ezine di bassa qualità, ma posso capire i motivi dell'esclusione). Trovo preziose alcune considerazioni su certa narrativa romance che vanno a integrare quanto ho osservato in Twilight: e vissero schiave e contente, ma non le cito qui vuoi per motivi di spazio vuoi perché non riguardano strettamente il discorso che stiamo andando a fare:

“Il problema, però, è che l’Italia è il paese dove, dopo l’America, la saga di Twilight ha avuto più successo.
Il problema è che l’horror italiano è assai lontano dall’aver conquistato le posizioni americane.
Il problema è che molti difensori italiani del genere sono i responsabili diretti della sua deriva verso il romance.

(...)

Molti autori italiani – e non pochi lettori dei medesimi – pensano che la via all’horror sia semplicemente quella di fornire bocconcini di sangue a chi li chiede.

(...)

Con pochissime eccezioni, che si contano sulle dita di due mani, la narrativa italiana horror sembra preoccuparsi poco delle emozioni e moltissimo dei vecchi ingredienti: il coperchio di una tomba che si solleva nella notte, lo scricchiolio di porte, del sangue e, per condimento, tette quanto basta.
Fate, prego, un giro per siti amatoriali, fanzine, gruppi di discussione dedicati all’horror. Troverete che, a fronte di una potenzialità notevolissima,la narrativa italiana di genere rischia di restare saldamente nelle mani di una nicchia.

(...)

In tema vampirico, non si difende Polidori, non Stoker, non King, non Lindqvist. Ma Anne Rice e Laurell K. Hamilton, creatrice della saga di Anita Blake.

(...)

L’horror italiano, oggi, è – salvo la decina di eccezioni di cui si parlava – quello di un piccolo gruppo che si trincera dietro l’incomprensione altrui, e che vivacchia senza guardarsi attorno.
Nessuno di questi romanzi viene citato nelle webzine di settore: Horror magazine (che invece dedica ampio spazio alla Meyer), Horror.it, il Cancello, Scheletri.
Il punto è qui.
A fronte del disinteresse dei media tradizionali per la letteratura di genere, la rete dovrebbe essere il luogo dell’approfondimento e dell’ampio respiro: lo è nei singoli blog, o su aNobii.

(...)
Nelle webzine (eccezion fatta per Carmilla) manca la consapevolezza di cosa sia stata e sia la grande letteratura gotica italiana ed europea: l’horror è caricatura, b-movie, schizzi di sangue. Roba da nerd malintesi e, va da sé, incompresi.”

Parole condivisibilissime, tutta la vita.
A me paiono idee importanti che riverberano una grande voglia (diffusa ovunque, in ambiti così diversi come Malpertuis o Lipperatura) di rinnovamento della critica e della scena elettronica di genere e fanno sperare in qualche tipo di cambiamento futuro.
Ovviamente ognuno (me compreso) avrà da fare dei distinguo, avrà da dire “quel sito sì, quello no”, ma sostanzialmente i distinguo finiranno appunto con l’annullarsi e i nomi rimarranno lì sulla lavagna.

E oltre a segnalare il mio massimo rispetto e plauso a Lipperini mi sembra doveroso estenderlo anche alla Gargoyle Books, che ha avuto il coraggio di approvare e stampare in una sua pubblicazione, quindi di fare a tutti gli effetti suo, un ragionamento e un j'accuse come quello dell'autrice che indica precisi colpevoli e propone eventuali vie di ricambio e miglioramento.

Coraggio ancora più grande visto come e quanto la Gargoyle Books è stata trattata con i guanti dai suddetti portali che, a quanto io ricordi, in pratica non hanno quasi mai avuto occasione di criticare negativamente qualche suo testo, come se il solo fatto di essere uno dei pochi editori a pubblicare horror in Italia li rendesse automaticamente degli intoccabili, mentre da queste parti (mi pare pratica sana), quando ancora mi occupavo di pubblicazioni italiane, ebbi modo di parlare molto, molto bene di alcuni suoi testi e molto, molto male di altri.

Quindi un sentito ringraziamento a Lipperini e Gargoyle Books per l'onestà, per le proposte di riflessione e per gli spunti, ci voleva proprio!

sabato 19 dicembre 2009

MH 2009: Peggior Film


Categoria spinosa questa, perché sappiamo bene quanto il campo sia affollato da montagne di ciarpame inguardabile e come in realtà moltissimi titoli di serie B o Z dovrebbero meritare la palma al posto dei tre che andrò a menzionare.

Ma, appunto, diventa facile sparare al piccione di serie Z e mi è parso quindi giusto rimanere a giocare, anche per quanto riguarda il titolo di Horribilis Ciofeca Maxima, nella serie A cui appartengono i titoli menzionati in altri Malpertugini D'Horror(©).
Largo quindi ai titoli che più mi hanno annoiato, fatto involontariamente ridere o deluso nel corso del 2009.

1) Giallo
Il Darione nazionale è ormai una sicurezza e, come certi vini fatti con le polverine, peggiora di minuto in minuto. Qui non ha nemmeno la scusa del paranormale, mette in scena il killer più ridicolo della storia del cinema comico e gira con i piedi un film pensato con l'anca e recitato con le ascelle. Troppe le scene da antologia per citarne una sola. Ridurre esteticamente Emanuelle Seigner alla peggio delle casalinghe, sfatta e benzodiazepinica, è un piccolo immortale miracolo al contrario, complimenti. Dovete vederlo assolutamente.
Vittoria a mani basse e distacco siderale dal secondo piazzato...

2) Antichrist
Se ci si vuole prendere sul serio occorrerebbe almeno studiare almeno un po' la materia, e il film di Von Trier è un vero insulto per troppe categorie. Un insulto alla concezione del rapporto di coppia, un insulto alla psicoanalisi, un insulto alla donna e ai suoi ruoli, un insulto alla storia della stregoneria, un insulto all'uso della musica sulle immagini, un insulto ai concetti di simboli e metafore e tanto altro ancora. Più che girato da un depresso, sembra girato da uno scandalmonger ignorante e svogliato che pensa sia ancora sufficiente far vedere quattro pubi spelacchiati per suscitare chissà che.
Pessimo, pessimo cinema d'inautore.
Però fra ghiande eterne, corvi rompiglioni e volpi impagliate si ride un sacco, questo devo concederlo...

3) Paranormal Activity
Vabbè, della vicenda della Patatona Indurmenta e del suo Mandriano Iposenziente abbiamo già parlato a lungo, inutile infierire. Però i due hanno fatto spaventare Spielberg che a momenti ci rimaneva secco, potrei quasi ricredermi sul valore di questa porcheria...

A lunedì per la penultima categoria, Miglior Regia.

venerdì 18 dicembre 2009

MH 2009: Miglior Fotografia


Continuiamo il percorso (che diverrà sempre più a ostacoli, temo) con l'assegnazione dei Malpertugini D'Horror(©) per la migliore fotografia. Mentre altre categorie hanno richiesto molto sforzo e ripensamenti da parte mia, qui mi sono sentito sufficientemente sicuro fin dall'inizio e non ho avuto dubbi circa i professionisti da indicare.

1) Benoît Debie (Vinyan)
Irréversible, Calvaire, Joshua, Carriers, Enter the Void (e, sì, lo so, purtroppo anche Il Cartaio): Debie ha le mani in pasta, pardon, le luci sul set di parecchie pellicole horror e dintorni degli ultimi anni. Qui la splendida natura (ora di viva giada, ora di un verde putrescente) e il continuo gioco con i quattro elementi gli danno una grande mano ed è anche merito suo se la visione di Du Welz mi rimarrà a lungo negli occhi e nel cuore.

2) Glen MacPherson (Trick'r Treat)
Gavetta televisiva lunghissima per questo artista di esperienza pluridecennale che negli ultimi tempi (One Missed Call, Rambo, The Final Destination, Resident Evil: Afterlife) sembra aver trovato una sua personale dimensione horror. Qui MacPherson sceglie (obbligatoriamente) una palette caldissima che esalta il setting halloween-zucchesco e contribuisce in maniera determinante al feeling oldies but goldies dell'intero film.

3) Jeff Cutter (Orphan)
Poca esperienza per questo fotografo dal cognome da montatore, ma l'aver collaborato in One Hour Photo e Panic Room gli deve aver lasciato nel DNA un ottimo senso per le luci fredde e per la gestione delle illuminazioni in interni.
Proprio i giochi di contrasto fra interni ed esterni (nonché il ruolo fortemente diegetico della luce in alcune scene pivotali di questo film) gli valgono la menzione qui e un promettente futuro nel genere, visto l'incarico sul remake di A Nightmare on Elm Street.

A domani per i tre peggiori titoli del 2009...

giovedì 17 dicembre 2009

MH 2009: Miglior Sceneggiatura


E dopo i primi Malpertugini D'Horror(©) che hanno più o meno messo tutti quanti d'accordo, partiamo con la serie di premiazioni (5 categorie in tutto, non so ancora se con posting quotidiano o meno) che faranno ben più discutere, confrontare, dissentire e lanciare ortaggi marci (o regalare vergini e cammelli) al sempre vostro.

Questa è forse la categoria nella quale ho più faticato a stilare qualche tipo di classifica e pur non riuscendo a essere completamente soddisfatto ritengo alla fine che sia la configurazione migliore per la mia esperienza visiva di questo anno.

Vi ricordo sempre che dal computo sono assenti tutte le pellicole orientali, mentre credo che le uniche due pellicole occidentali del 2009 di una certa importanza che non sono ancora riuscito a visionare (causa dicembre tiranno) siano Descent 2 e [REC 2], ma non credo che la loro visione avrebbe rivoluzionato questo serissimo giochino.

Miglior Sceneggiatura Horror 2009

1) Michael Dougherty (Trick'r Treat)
Dougherty incastra tutti i tasselli, gioca con i vari moduli e forme, passa dal flashback all'andamento circolare, rinnova una figura importante dell'horror, si confronta con uno dei generi cinenarrativi più difficili e avari di soddisfazioni. Il tutto senza perdere quasi mai il controllo della materia, senza cedere a indulgenze metanarrative e senza nulla sacrificare al comunque onnipresente omaggio.

2) Oliver Blackburn, Fabrice Du Welz e David Greig (Vinyan)
Questo lento, ipnotico Cuore di Tenebra horror-kindergarten vince e convince grazie alla sua struttura da anabasi che porta la protagonista al soffertissimo, mortale confronto finale. Titolo che meriterebbe ben altra fortuna.

3) Pascal Laugier (Martyrs)
Ho già parlato abbastanza sull'opera di Laugier che, insieme a quella di Ti West, è stata sul tavolo autoptico della clinica Malpertuis fin troppo a lungo.
Cangiante viaggio nell'essenza del martirio, serissima riflessione sul Potere e sul Corpo, pietra epocale dell'horror contemporaneo che mi auguro non generi nessun tipo di affannosa imitazione o proselitismo: sarebbero solamente dannosi.

A domani (o dopo) per la Miglior Fotografia...

mercoledì 16 dicembre 2009

MH 2009: Miglior attore


Dopo aver passato in rassegna, nei precedenti Malpertugini D'Horror(©) le tre più brave tocca ora ai colleghi maschi e qui devo ammettere che la scelta è stata infinitamente più semplice rispetto alla categoria precedente. In un campo spesso declinato al femminile come l'horror contemporaneo, diventa logicamente più agevole identificare gli attori che hanno brillato durante l'anno.

1) Sam Rockwell (Moon)
Seconda statuetta per il film di Duncan Jones, che horror esplicito certo non è ma che è titolo che merita ogni tipo di esposizione e pubblicità. Sam Rockwell si era già fatto horrornotare in Joshua, qui ha tutto il palcoscenico per sé e lo sfrutta in maniera esemplare. Premio tanto scontato quanto obbligato e meritato.

2) Stephen McHattie (Pontypool)
Uno degli strumenti indispensabili all'attore è la voce. Mchattie ha un timbro vocale stupendo e lo usa alla perfezione (recitando spesso seduto, quasi immobile) in un film che è imperniato proprio sulla voce e sul contagioso potere della parola.

3) Brian Cox e Dylan Baker (Trick'r Treat)
Questi due tizi sono come certo vino rosso e più il tempo passa più mi paiono in forma e focalizzati. Spuntano qua e là nel corso della storia del genere horror, e qui sfornano due ottime interpretazioni che contribuiscono al giudizio positivo del film.

Grazie ancora per i commenti (che approfondiscono e completano la lista di segnalazioni di queste serioscherzose premiazioni) e la partecipazione, ci risentiamo domani per la Miglior Sceneggiatura...

lunedì 14 dicembre 2009

Be kind, buy Kindle...

Mi prendo un istante di pausa dall’assegnazione dei Malpertugini D'Horror(©), tanto per aumentare la suspense, e ne approfitto per tentare di rispondere in qualche modo a quella che è la domanda più ricorrente fatta al sottoscritto da qualche tempo a questa parte, vuoi pubblicamente vuoi via mail private.

Quale pensi sia il futuro dell’editoria?

Inge_Gnoma_ApocalisseManco fossi Inge Feltrinelli, manco…
Anche se Inge lo ritengo un nome mica male.

La domanda in questione non è ovviamente posta solo al sottoscritto, ritengo sia specchio di una questione molto importante che diventa sempre più pressante di giorno in giorno ed è innescata da una serie di fattori concomitanti troppo lunga da elencare compiutamente: escalation dei prezzi dei libri (19,50 € is the new black per ogni tipo di editore da Mondadori in giù, pare), qualità sempre più scadente della produzione di genere fantasy/horror/sf qui in Italia, primi timidi exploit del formato elettronico sono solo alcuni degli elementi che concorrono a frantumare un quadro precedentemente ritenuto solidissimo.

Come dicevo, la domanda è stata posta più o meno a tutti e troverete milioni di pareri su milioni di siti e blog.
Vi sapranno spiegare la rava e la fava del lettore di ebook più figo, dei migliori siti dove leggere i fumetti e delle piccole case editrici che fanno pagare poco i loro libri. Vi offriranno trattati più o meno doctoroweschi sul copyleft e democrazia e libertà di informazione e libera circolazione delle idee e dei libri. Il mio consiglio è di riferirvi a e leggere chi ne sa.

Io non posso aiutarvi.

Nel senso che so con estrema precisione quello che accadrà a me, ai miei consumi, al mio modo di leggere nei prossimi anni ma non ho davvero idea di quel che potrà accadere all’editoria. Posso al limite immaginare qualche scenario, ma sono sempre stato scarso a leggere i tarocchi.

Posso però, come detto, dirvi quel che mi accadrà e che ha già cominciato ad accadere in questo 2009, magari partendo un po’ largo per spiegarvi il perché della mia nostradamica sicumera.

Quando esplose il fenomeno mp3, agli inizi, winmx e napster e altro, io c’ero. C’ero a impiegare più di dieci minuti per scaricare una singola canzone. Vedevo quella barretta verde che aumentava con la velocità di una lumaca e sbavavo, in affinità all’animale suddetto.
Cessai di acquistare cd.
Non sono mai stato un collezionista/feticista. Pensate che quando ancora esistevano quelle cose di vinile io tenevo da parte i dischi nella busta interna e puntinavo le copertine sulla parete sopra il letto, così, a caso, Black Flag vicino ai Joy Division e via andare.
E appena è uscita la prima ristampa di Alan Ford ho mollato tutti gli originali comprandomi i nuovi albi e intascando la differenza.
Stessa cosa con Dylan Dog. Cioè, quando ancora lo leggevo, eoni fa.
Insomma, mi è interessato il contenuto, non il supporto, fin da quando non avevo i peli sul petto.
Non che adesso abbia una selva, le mie varie amanti possono testimoniare…

Cory_Cory
Ma torniamo agli emmepitre.
Cessai di acquistare i cd.
Lo so, suoni compressi e tutto, l'mp3 è la morte della musica ecc ecc.
Io non posso ragionare altro che sulla mia esperienza.
Prima avevo uno stereo scrauso con la puntina di Godzilla, ora ho mp3 con bitrate superiore a 256 e cuffie da più di 150 euro con cavo bello lungo che ci giro in casa a cucinare nell'altra stanza, se voglio.

L’mp3 ha totalmente cambiato il mio modo di rapportarmi e ascoltare la musica.
Ascolto meglio, ascolto di più, ascolto più e più volte tutto quello che scarico, conosco meglio gruppi e scene, mi godo molto di più tutto quel che ascolto, ho recuperato titoli che altrimenti non avrei mai e poi mai ascoltato, non c’è davvero confronto con il passato, non riesco a trovare un singolo argomento a favore della mia esperienza pre-mp3.
Ma l’argomento più importante è il seguente.
Provengo da una famiglia piuttosto povera, sono uscito di casa a 18 anni e da allora causa anche mia scarsa predisposizione e interesse a far soldi non ho mai migliorato la mia lumpenproletariatposizione: prima degli mp3 non acquistavo comunque più di una dozzina di album all'anno e scroccavo cassette agli amici.
Ora tutti i soldi che non impiego più a comprare cd e vinile (aggiunti a molti altri) vanno a finire in concerti: ora come ora assisto a molti, molti concerti in più di anche solo dieci anni fa, non c'è di nuovo paragone, oserei dire il triplo o giù di lì.
I danè sottratti ai cd rifluiscono tranquillamente, triplicati, nelle tasche di artisti e organizzatori di concerti. E oltre a versar soldi in concerti verso soldi in merchandise, ovviamente.

Passiamo ora al magico mondo del cinema.
L’avvento di muli e torrenti, di .avi e trisavoli ha avuto un impatto dieci volte più benefico di quello già stupendo avuto dagli mp3.
Film un tempo introvabili, che avevo visto su terribili, terribili vhs duplicate cinque volte sono ora rintracciabili in .avi da 4 GB e passa.
Con un click arrivi alle prime prove di Cronenberg.
Con un altro ai Fragmente di Haneke. E così via.

Pino_Pino_porcospinoNon possiedo un singolo dvd originale.

A parte qualche cofanetto acquistato perché mi divertiva il formato, tipo la quadrilogia di Omen che si apre a croce inversa e io rido sempre quando lo fa. Anche quando lo rovescio lui si apre a croce inversa, non capisco come faccia.

In un universo dove premendo un tasto posso trovare l'esatta replica elettronica di un disco di plastica che vogliono vendermi a svariati euro, io non ho dubbi su quel che voglio fare.
Avere a disposizione così tanti titoli ha rappresentato un balzo in avanti incommensurabile per quanto riguarda il mio rapporto con il cinema in generale, horror in particolare.
Sfido che molti critici di riviste specializzate, vecchia guardia, specie quelli che si occupa(va)no di pellicole di genere difficili da reperire e visionare snobbino il mezzo elettronico e ne dicano peste e corna: per loro ha significato una perdita di potere immensa, immensa.
Prima potevano vantarsi con il popolo bue di possedere quella rara vhs import islandese con le scene uncut di un film di Fulci sottotitolato in greco, ora qualunque flatliner li straccia e il mio HD da 1 Terabyte vale una buona fetta della loro sudata collezione. Non possono più masturbarsi sui loro gloriosi possedimenti, sono affranto, gimme back my towel!
Ho potuto studiare molto, molto meglio la materia e usare i soldi risparmiati per acquistare testi riguardanti il cinema.
E, come con la musica, si è messo in moto uno strano e ottimo meccanismo: vado molto, molto più al cinema rispetto a qualche anno fa. I soldi non spesi in dvd, invece di finire in droga e prostitute altotibetane, finiscono comunque per tornare al mondo del cinema.
Molti film visti sullo schermo ventitré pollici del mio pc me li rivedo poi in sala non appena vengono finalmente distribuiti da noi.

Mai avuto un disco originale dei Wilco, ma sono andato a vedere i Wilco dal vivo.

Martyrs, visto due volte su schermo, me lo sono visto una terza volta al cinema.

Sulla base di queste due separate esperienze e di quello che ho visto accadermi negli ultimi due anni, posso azzardare alcune previsioni riguardanti il mio rapporto con il libro nel futuro prossimo e meno prossimo.

Negli ultimi due o tre anni le mie letture (riguardanti testi di narrativa o saggistica superiori alle 10 pagine di lunghezza) si sono suddivise più o meno, rozzamente, in un 90% di cartaceo e 10% di formato elettronico.
In questo 2009 ormai concluso c’è stata un’impennata, piuttosto forte, per quanto riguarda gli e-book e sono passato a un 70% cartaceo, 30% elettronico.
Grazie a risorse quali Gigapedia, google books, torrent, e-mule, bookdepository e altro ancora si possono trovare in rete buona parte degli autori che ritengo importanti, sia nel campo dei romanzi e saggistica che per quanto concerne i fumetti.

Fort_AlanoSono quel che viene indicato come un lettore forte. Ho (anche grazie ad allenamenti ed espedienti vari, non ultima certa ottima colombiana) una velocità di lettura molto elevata che non inficia la comprensione. Nel 2008, solo in titoli Einaudi, ho speso più di 600 euro. Il pensiero che avrei potuto comunque leggere quei testi senza però versare un singolo soldo nelle casse del Presidente del Consiglio mi reca profondo sconforto. Nel 2009 ho letto in media (escludendo riviste e fumetti) un centinaio di titoli circa, direi. Forse qualcosina in meno in quanto sono stato “rallentato” da alcuni volumi molto lunghi (La Storia del terzo Reich di William L. Shirer oltrepassa le 1700 pagine) o molto complessi (certe cose di Galimberti a me risultano ostiche, non avendo preparazione classica o comunque universitaria, stessa cosa per Deleuze-Guattari, Lacan, Evola, Barthes, Zizek e compagnia danzante letta in questo 2009: faccio fatica, molta fatica e di conseguenza il ritmo diminuisce, in più mi arrabbio perché faccio fatica, mi sento ignorante e inadeguato, vedo che altri parlano di questi lettori come se fossero cose facili e comprensibili fra il cappuccino e la rasatura mattutina e questo allunga ancora di più il brodo), altre volte ho però recuperato in occasione di testi di narrativa dalla lettura molto semplice.

Ma, a parte appunto alcuni exploit dovuti a strane concomitanze di fattori, ho sempre cercato di evitare di spendere anche in questo caso. Biblioteche, bancarelle, fiere dell'usato, prestiti da amici, ho sempre cercato di arrangiarmi.
Prevedo, nel corso del 2010, il passaggio a un sostanziale pareggio: 50% di letture in elettronico, 50% in cartaceo. Ed entro il 2012 raggiungerò un rapporto, più o meno costante, di 75% elettronico e 25% cartaceo.
Suppongo che non comprerò nemmeno un singolo testo elettronico, potendo trovarli gratuitamente in Rete.
Li comprerei se costassero dagli 1 ai 3 dollari ma per ora evidentemente l’abbattere gran parte dei costi (stampa e distribuzione in primis) non sembra motivare le case editrici a una politica di riduzione significativa dei prezzi.
Anzi, spesso la versione elettronica dello stesso libro costa di più di quella cartacea, fatevi per esempio quattro risate andando a spulciare la sezione Amazon dedicata a Stephen King, tanto per nominare un autore popolare e non far torto a nessuno.

Andrò quindi a risparmiare parecchi, parecchi soldi in libri e fumetti. Questi soldi dove finiranno? Facile, nelle mani degli artisti.
Per esempio questo Natale avrei voluto farmi un bel regalo e commissionare ai tipi di Diramazioni una illustrazione da appendermi in camera ma, a conti fatti compresa la tredicesima, dovrò rinviare.
Stessa cosa per qualche altra scultura di Andrea Bonazzi da aggiungere alla mia collezione.
O qualche agognata tavola originale di Mike Mignola, Dave Sim o Terry Moore.

EbolaKnew
So benissimo di affrontare un tema complesso e non intendo, non ho mai inteso cercare assoluzioni “semplici” rispetto a quello che alcuni pensano ancora come un ingiusto “furto” nei confronti di case editrici, musicisti, scrittori, disegnatori, registi, attori ecc ecc che lavorano duro e si vedono poi derubati da un qualunque pirla armato di mouse.

Non penso sia giusto pagare per leggere, pagare per ascoltare musica o vedere film. Non ho mai fatto pagare a nessuno, per coerenza e convinzione, la lettura di mie produzioni.
Non rubo, non privo nessuno di nessuna copia, usufruisco semplicemente di una serie di zero e uno allineati sul mio computer e la Legge (che le supposte parti lese invocano a difesa) non è ancora riuscita a dimostrare che si tratti di reato, nonostante quello che vogliono farvi credere vari tipi di pubblicità e un coro di voci.
Come dimostrato, se per alcuni si tratta di un problema di soldi (e mi dispiace che per alcuni lo sia, ma pazienza) tali soldi li faccio rientrare nello stesso circuito per altre vie, spesso in modo più diretto e in proporzione maggiore agli stessi autori.
In più faccio rientrare altri soldi tramite le recensioni e le segnalazioni, convincendo alcune persone a visionare e leggere opere che forse non avrebbero conosciuto senza me.

Mettendo tutto questo su una personale bilancia morale mi assolvo.
Non sono colpevole per la Legge e non lo sono per la mia legge. E se più avanti la prima delle due deciderà che la mia è una colpa, beh, valuterò come comportarmi e probabilmente prenderò i miei rischi, sbaglierò e pagherò senza stare a lamentarmi.

Quel che mi piacerebbe veder accadere, e che non accadrà di sicuro, sarebbe il sorgere, nei prossimi anni, di un gruppo di piccole/medie case editrici che riescano a cogliere il potenziale dell’e-book.
Cura editoriale in fase di reclutamento degli autori e dell’editing, vetrina elettronica con proposta gratuita delle prime 50 pagine dei singoli romanzi per poter giudicare ciò che si intende acquistare, assenza di copertine e altri tipi di costi simili, vendita del libro in formato elettronico a pochissimi dollari o euro, eventuale pubblicazioni di alcuni dei più scaricati in edizioni limitate cartacee.

Giugno44Difficile che accada, per una serie di motivi complessi e molto umani, ma sarebbe molto bello.
Così come sarebbe molto bello se i vari blogger, scrittori più o meno esordienti, critici più o meno in erba la smettessero di fare i duri e puri agli inizi in Rete ma in realtà guardare alla loro esperienza di scrittura elettronica come a una ideale anticamera, a una obbligatoria gavetta in vista dell'agognato salto al cartaceo, ai soldi, a chissà quale diffusione e gloria.
Pensare in questo modo è un autogol clamoroso, uno svilimento di tutta la vostra presente esperienza elettronica, considerata di default inferiore al mondo cartaceo.
La Rete non ha bisogno di questo vostro atteggiamento, trasportatelo sul cartaceo e lasciate questo spazio che voi considerate di serie B a chi invece lo pratica come Champions League, grazie.

Come potete operare in quest'ottica?
Ho visto fior di blogger far finta di sputare su Rolling Stone, XL, Wired o Repubblica (e, di media in media, su MTV, Tay, Sky) e in realtà lavorare alacremente per raggiungere la pubblicazione su quelle e su tante altre pagine similari, senza riuscire a capire che Rolling Stone, XL, Wired, Repubblica e via dicendo sono REALMENTE ben più penosi, ricattabili e qualitativamente scadenti rispetto a tantissimi luoghi elettronici a loro somiglianti.

Non so se si tratti solo di un discorso di denaro o anche di supposto prestigio ma a mio modo di vedere tutte queste persone hanno clamorosamente mancato uno dei treni più importanti, una grande occasione per dar vita seriamente a qualcosa di valido dal punto di vista umano e culturale, preferendo una pagnotta che potevano guadagnarsi in milioni di altri modi.

Pensare alla pubblicazione in Rete/elettronica come propedeutica a quella cartacea è uno scacco mortale e vedere un sacco di gente scodinzolare al primo redattore che li invita "in famiglia", per poi addomesticarli, continua a farmi male ogni volta.

O si pensa alla Rete come a qualcosa di seriamente alternativo (e questo non vuol dire “in opposizione”, perlomeno non sempre, non automaticamente) o se state lì a farvi le seghe in attesa di poter pasticciare una porzione di foresta amazzonica, beh, non so davvero che dire, temo che non ci crediate poi veramente a quello che state facendo ora.
Sarà perché ho sempre avuto un lavoro e non ho mai pensato di guadagnare con la scrittura (ma, ovviamente, se qualcuno vuol guadagnare sulla mia attività deve pagare, mi pare scontato); sarà perché ho sempre amato certe opere scritte da tizi che si affannavano con mille mestieri diversi e spesso detestato quelle che arrivavano, sempre dagli stessi tizi, in seguito alla loro fama; sarà perché vedo finalmente, per la prima volta in vita mia, la possibilità di vivere e creare qualcosa di drasticamente diverso da quanto accaduto in precedenza: sarà per questo e per mille altri fattori che non riesco a capire questa affannosa rincorsa al cartaceo, alla paghetta, alle presentazioni con lo spumantino e il sorrisino.

Si tratta poi, come ho spiegato anche altre volte, di cifre e confronto.
In Rete si è letti da molte più persone che su carta e ci si può confrontare con esse, talvolta con enorme, enorme profitto, vuoi dal punto di vista umano vuoi da un lato puramente intellettuale, che ora come ora non saprei più come rifiutare.
Avrei esempi a bizzeffe: Davide Mana e Lenny Nero incontrati prima come fantasmi elettronici e in seguito di persona, lo scazzo iniziale con Omar Di Monopoli causa presunta copiatura e in seguito trasformatosi in un leggere puntualmente il suo blog e trovarci una certa affinità (e in più aver imparato a come trattare in modo più civile certe situazioni) o anche solo, tanto per parlare di uno degli ultimi accadimenti, lo splendido intervento di Hanuman in commento alla mia recensione di Watchmen.

Piccolo_GrandeSe avessi, per chissà quale svolta di vita (che avrebbe però richiesto, oltre a fortuna e mia capacità, anche volontà), pubblicato tale recensione su carta non avrei mai potuto leggere tale commento (e mille altri) per me importante, molto importante.

O le varie mail private che ricevo da chi non ama commentare in pubblico!

Ovviamente, avrete visto, mi sono allontanato mille anni luce dall’argomento iniziale. Ma anche no, nel senso che il mio personale, inevitabile passaggio dal cartaceo all’elettronico comporterà un continuo aumento di queste occasioni di confronto e scambio ed è altro argomento importante a favore, oltre alla possibilità di impiegare meglio i soldi risparmiati, mirandoli più efficacemente ai singoli autori che vorranno adoperarsi nei modi (e in mille altri) da me descritti.

Tutto ciò succederà a me, non so a quanti altri.
Ovviamente mi dispiace per alcune perdite, effetti, rinunce, al solito conseguenti a ogni azione e decisione.
Mi dispiace in particolare per i librai, l'elemento a me più simpatico nella catena autore>editore>distributore>lettore, ma ritengo che i migliori fra loro se la caveranno comunque, sapranno reinventarsi, trasformarsi, annusare il cambiamento e cavalcare la tigre o il loro animale di preferenza.

Stessa cosa, penso, per i piccoli editori che hanno di fronte una occasione unica e irrinunciabile per ovviare ai problemi cronici (e in precedenza irrisolvibili) che li hanno perseguitati da decenni.
Costo della stampa, della carta, della distribuzione, problema di permanenza e visibilità in libreria non saranno più fattori destinati a determinare spesso la loro prematura morte e con dei costi così ridotti sarà più semplice ricavare qualche utile.

Agli autori invece non so davvero che dire, nel bene o nel male: l’idea del guadagnare con la narrativa, con tutto quel che ne comporta, mi è così aliena che fatico a provare qualche sorta di empatia nei confronti delle loro sorti.
Se invece più che guadagnare a loro interessa essere letti e diffusi, beh, sapranno sicuramente, nei prossimi anni, approfittare di questa occasione!
Suppongo che quelli che vorranno far soldi continueranno a trovare maniere per farli (scrittura per la tv, per la pubblicità, saggistica commissionata o di moda) e chi invece è più preoccupato dal creare qualcosa di valido avrà semplicemente un campo straordinario in più nel quale giocare, quindi tutto di guadagnato per loro e moltiplicazione delle occasioni.

Ovvio, sto fantasticando.
Ovvio, il pubblico italiano è sempre cronicamente in ritardo su questi cambiamenti.
Ovvio, ci saranno le resistenze da parte dei brontosauri e le urla indignate dei legulei.
Ma non è meglio farsi trovare preparati a un cambiamento che arriverà?

Io intanto, per non saper né leggere né scrivere, ho già fatto scorta di ghiande elettroniche sufficienti per almeno i prossimi cinque anni di lettura e senza nessun tipo di reale sforzo o ricerca, quelli arriveranno dopo quando mi impegnerò un po’, per ora faccio passare il devastante Natale.
E il prossimo anno, calmata un po’ la fregola, comincerò a pensare a quale lettore di e-book comprarmi, senza nessuna fretta, per ora leggo fin troppo bene sull'eepc, lasciamo assestare il mercato, non sono mai stato interessato a comprare il nuovo giocattolino per primo.

Mercoledì riprendiamo tutti quanti insieme a regalar Malpertugini, nel frattempo Buone Letture…

Strangers_In_paradise