PREMESSAIl sud degli Stati Uniti, fra paludi, riti voodoo, decadenza e passionalità ha ispirato più di un autore, finendo con il sedimentare nell'immaginario, generando miti e leggende talvolta difficili da distinguere dalla realtà storica. Queste tematiche si sono, con gli anni, rafforzate in autori che hanno saputo coglierne alcuni aspetti e "crearne" di nuovi.
Scrittori come
William Faulkner o
Tennessee Williams, Flannery O'Connor e
Carson McCullers (I) sembrano pescare a piene mani in questo immaginario e, pur non esasperando il lato "soprannaturale", le loro opere hanno atmosfere e suggestioni che sembrano appartenere a un terreno comune.
Questo particolare genere letterario trova, in qualche misura, il suo corrispondente cinematografico in un gruppo di pellicole e, traendo spunto e ispirazione dall'analisi di alcune tematiche fondanti di
Il cuore è un cacciatore solitario ho cercato di applicare tale tentativo di classificazione a un gruppo di pellicole recenti. Quelli che per quanto concerne la letteratura erano quattro caratteri distintivi (Freakishness, Imprisonment, Violence e Sense of Place)
(II) si sono quindi moltiplicati/mutati in otto elementi.
TRATTI DISTINTIVIAlcune pellicole hollywoodiane uscite negli ultimi anni dialogano intensamente con temi ben specifici generando, a mio modo di vedere, un sotto-genere trasversale poco riconosciuto da certa critica ufficiale. Per semplicità di discorso e identificazione potremmo chiamare questo filone come
Nuovo Gotico del Sud, ben sapendo che tale definizione rimane comunque parziale e in certi casi fuorviante.
Ho cercato di identificare alcune caratteristiche che contraddistinguono questo tipo di film sia a livello grafico/estetico che per quanto concerne tematiche e contenuti:
1) DecadenzaL'ambiente descritto ha, in genere, ormai passato i vecchi splendori e vive una parabola discendente fatta di perdita di potere (politico, economico e di qualsiasi tipo...) e di prestigio. Incontriamo famiglie/ambienti aristocratici che non sanno investire la loro ricchezza o famiglie povere che tirano avanti come possibile senza riuscire a uscire dalla crisi.
La regressione, l'involuzione sembrano permeare la stessa geografia.
Il meglio sembra essere passato.
2) Ambiente chiuso/staticoLa letteratura gotica aveva il castello-monastero-villaggio medioevale come scelta preferenziale di setting, il nuovo gotico del sud sposta l'azione nel loro corrispettivo moderno.
Enormi magioni, ville sontuose, cittadine del sud sonnolente.
L'importante è tenere la narrazione chiusa in un ambiente ristretto e poco permeabile a influenze esterne. Si tende allo status quo, a soffocare il cambiamento.
Tale tendenza si riflette anche nelle relazioni personali: razze, classi e sessi hanno molta difficoltà a mischiarsi, frequentarsi, ibridarsi se non attraverso chiari e ben definiti rapporti di potere che non diano adito a fraintendimenti.
Qualsiasi azione contraria viene vista come deviante e potenzialmente pericolosa.
3) Fantasmi e allucinazioniSiano essi reali apparizioni ectoplasmiche o solo il prodotto di uno stato alterato della mente, sono i fantasmi l'archetipo soprannaturale di preferenza, esattamente come succedeva nella letteratura gotica.
Tensione sessuale, amore per il passato, follia: la figura del fantasma è veicolo privilegiato di queste tematiche, primarie e fondamentali nell'ambito che stiamo esaminando. Spesso si tratta solo di ricordi distorti, del delirio provocato dall'alcool o dalla follia, altre volte questi spettri agiscono in maniera indipendente e concreta.
4) Natura matrignaLe mangrovie del titolo, le liane, il muschio e l'edera che tutto pervadono e soffocano. Clima afoso, calore e umidità che impediscono di pensare lucidamente, che facilitano l'arrivo della follia, dello scoppio di violenza.
Cemento, vetro e acciaio non riescono a strappare terreno alle paludi, ai bayou dove famiglie dalle anomale relazioni parentali vivono recluse e nascoste all'occhio di Dio.
Interessante notare come il dato di un ipotetico "ritorno" alla natura o comunque di una grande importanza del verde viene contrastato da un aspetto minaccioso e tenebroso del paesaggio stesso.
Squali e alligatori fanno presto piazza pulita di morti e vivi e le sabbie mobili inghiottono con indifferenza chiunque sia abbastanza incauto o troppo curioso.
5) Conflitti esasperati a ogni livello, violenzaLa tendenza alla stasi di cui parlavamo prima, fortemente voluta da chi detiene il potere, viene cercata e ottenuta attraverso un incredibile dinamismo composto da scontri di varia natura, spesso duale.
La gloria del passato contro un futuro foriero di cambiamenti, la razza bianca regnante contro tutte le altre, l'aristocrazia (e più che in altri ambienti qui abbiamo un'alta borghesia che cerca spesso radici nobiliari quasi a convalidare ancor più il proprio status) contro gli strati sociali meno abbienti, l'uomo contro la donna e, naturalmente, il bene contro il male.
6) Tare genetiche, predestinazioneIl destino, il determinismo, l'impossibilità di sfuggire al proprio ruolo sembrano giocare un ruolo importantissimo. Alcoolismo, malattie ereditarie e follia serpeggiano in molti personaggi, e si tratta di agenti trasversali e indifferenti a classi e caste.
Come i cow boys de
Il mucchio selvaggio o i criminali in
The Heat, abbiamo molti personaggi che scelgono consciamente di percorrere la strada tracciata fino in fondo, eventualmente fino alla loro rovina, pur di rispettare il loro ruolo.
7) Misticismo di fondoAffiora a tratti un attaccamento profondo alla religione, a prescindere dalla tipologia.
I cori spiritual in chiesa, i raptus e i riti del voodoo, il rapimento provocato dalle visioni, l'animismo delle paludi, il fanatismo del KKK ... il divino, per quanto distorto, permea tutte queste storie, molto più che in tanti altri ambiti.
8) Sua Maestà il MaleI criminali, i malvagi di queste narrazioni non agiscono per i normali scopi del classico antagonista in un thriller. Perseguono il male fine a se stesso, senza badare a eventuali guadagni o perdite personali. Sono "cattivi", quasi posseduti e quindi, nello stesso tempo (se riuscite a passarmi il termine) innocenti.
A tratti, in molte delle pellicole in questione, ci aspettiamo quasi che il Male si solidifichi, lo si respira e avverte in ogni angolo della messa in scena.
Attraverso questi nodi focali, questi punti di pressione, molte delle pellicole che andremo a esaminare riescono a veicolare un fascino torbido e profondo. Mi preme sottolineare la natura (usando un termine molto in voga negli ultimi anni)
fuzzy (III) di questo mio tentativo di raggruppamento: non tutte le pellicole analizzate conterranno tutti i punti, e gli stessi punti saranno presenti con gradi di intensità assai diversi a seconda delle pellicole. NON ho alcuna pretesa di scientificità e il tutto è dato come mero spunto di discussione, ai fini di nuove e continue segnalazione da parte dei lettori.
PRECURSORIPossiamo individuare quattro pellicole che, sebbene molto distanti fra loro, giocano il ruolo importante di avanguardie nei confronti del gruppo di film che esamineremo più avanti.
1) Scavalcare la siepe in cerca della luce
Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird).
Regia di Robert Mulligan. Sceneggiatura di Horton Foote.
Drammatico , b/n, 129 min. 1962
Nel Sud degli Stati Uniti un avvocato progressista, vedovo e con due figli, difende un nero accusato di aver violentato una ragazza bianca. Nel frattempo i figli indagano su una vicina casa nella quale si sospetta crede che viva un mostro...Basato su un romanzo di
Harper Lee (vincitrice del Pulitzer),
Il buio oltre la siepe gioca su due narrazioni separate, quella principale riguarda il processo a Tom Robinson, accusato ingiustamente di stupro.
Nel frattempo seguiamo anche le avventure dei due giovani figli dell'avvocato (il vedovo Atticus Finch interpretato da un magistrale
Gregory Peck) che dovranno confrontarsi con un misterioso personaggio che vive recluso in casa, sospettato di essere un mostruoso e malvagio ritardato.
Esito del processo e incontro con la reale essenza del "mostro" sembrano andare di pari passo.
La piccola cittadina del sud, la depressione economica che esaspera il naturale razzismo di fondo, una sensualità tanto forte e morbosa quanto abilmente tenuta in secondo piano... E ancora l'odio, la superstizione, il Male che sembrano permeare gran parte degli abitanti... E la mostruosità, la tara genetica (supposta o reale) del misterioso Boo Radley unita al setting prevalentemente notturno; tutto sembra partecipare a creare un festival macabro e ottuso, ignorante e feroce dal quale gli unici a essere esclusi sono, appunto, i "diversi": i bambini e i neri, l'avvocato idealista e il boogeyman della casa accanto.
Pur mancando alcuni segni importanti discussi prima e nonostante il forte ruolo coperto dai bambini (fatto non inusuale in sè, ma il nuovo gotico del sud è generalmente un universo adulto, i bambini svolgono funzione simbolica di innocenza) ci sembra che la pellicola sia da ascrivere pienamente al filone.
2) Improvvisamente, il dio Pan
Improvvisamente l'estate scorsa (Suddenly, Last Summer)
Regia di Joseph L. Mankiewicz. Sceneggiatura di Gore Vidal e Tennessee Williams.
Drammatico , b/n, 114 min. 1959
(SPOILER)
New Orleans, 1937. La scienza medica, nel tentativo di trovare la cura per alcune malattie mentali, esplora i territori della chirurgia cerebrale.
Nella clinica per alienati della città il dottor Cucrowicz (Montgomery Clift), un pioniere della lobotomia, è alle prese con la grave crisi finanziaria dell'istituzione che gli impedisce di operare in condizioni ottimali.
Entra in scena la signora Venable (Katharine Hepburn), una ricchissima vedova, che promette cospicui aiuti economici nel caso il dottore accetti di intervenire sul cervello di sua nipote Catherine (Elizabeth Taylor).
Lo psichiatra, prima di prendere una decisione, vuole visitare la paziente e indagare sui motivi che hanno scatenato la sua pazzia.
Si forma così un quadro inquietante e morboso: la vedova era innaturalmente attaccata al figlio, Sebastian, un giovane viziato e manipolatore, dalla strana sensibilità allucinata, impegnato a girare il mondo con la madre e a scrivere strane poesie, alla costante ricerca del bello per sconfiggere un tremendo horror vacui.
La vedova ha sempre assecondato il figlio in tutto, proteggendolo ossessivamente dal mondo esterno; era usanza fra i due passare le vacanze in crociere e viaggi all'estero ma, improvvisamente l'estate precedente, il giovane decide di lasciarla a casa e partire con la cugina.
La tragedia oscura l'estate e Sebastian muore in circostanze misteriose. Lo stesso giorno la povera Catherine impazzisce, incapace di reggere lo shock emotivo della disgrazia, mentre la signora Venable da allora s'isola nei ricordi e nella magnificazione del figlio, condannando la nipote a una serie di ricoveri e infine alla minaccia della lobotomia per farla tacere sul dramma di quell'estate.
Spetterà al dottore sollevare il velo della memoria in un finale catartico che rivelerà al pubblico quanto è accaduto.
Sebastian era un omosessuale che usava le figure femminili (sua madre fino a quando è rimasta attraente, di seguito sua cugina...) per attirare giovani maschi avvenenti intorno a sé, e di seguito sfruttava le sue risorse economiche per far leva sui più poveri, contornandosi continuamente di un folto gruppo di seguaci, succubi, ammiratori.
Ma nell'ultimo villaggio spagnolo visitato qualcosa non procede per il verso giusto: i ragazzi manipolati e sfruttati da Sebastian si ribellano, lo inseguono per le vie, formando un corteo allucinato, con tanto di strumenti musicali occasionali.
Infine, confinandolo in cima ad un'altura lo divorano, in una follia orgiastica che ha raramente trovato pari nella storia del cinema, il tutto sotto lo sguardo impotente di Catherine.
Catarsi finale, la vedova è sempre più chiusa nella sua algida pazzia e la ragazza viene restituita a nuova vita senza l'aiuto del bisturi.Mi sono volutamente dilungato nella sinossi in quanto meglio di mille altre parole svela la presenza dei punti focali del
new southern gothic.
Dalla forte atmosfera di decadenza che contraddistingue la villa ed i suoi abitanti al setting chiuso, ai limiti del soffocamento, dalla natura maligna e ostile del giardino ai contrasti/amori che legano i vari protagonisti, dalle tare e follie che serpeggiano nella famiglia alle allucinazioni e distorsioni dei ricordi.
Non a caso è proprio
Tennessee Williams il creatore di questo torbido giocattolo che, seppur agendo in maniera più artificiosa rispetto alla pellicola precedente, riesce a superare a pieni voti il nostro particolare esame di ammissione.
3) Lasciate che i bambini vengano a me...
La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter)
Regia di Charles Laughton. Sceneggiatura di James Agee.
Drammatico , b/n, 90 min. 1955
Ben Harper uccide un uomo per 10.000 dollari che poi provvede a nascondere facendo promettere ai suoi figli (Pearl e John) di non rivelare a nessuno l'ubicazione dei soldi. In prigione Ben fa la conoscenza con il Reverendo (un Robert Mitchum semplicemente strepitoso), enigmatico criminale che ha tatuate sulle nocche le parole LOVE e HATE: costui esce senza essere riuscito a carpire al suo compagno di cella ormai giustiziato il luogo preciso dove ha nascosto i soldi.
Il Reverendo si dirige allora verso la casa Harper e riesce a sposare, grazie al suo fascino pregno di malsano misticismo, la vedova, Willa.
Costei indovinerà ben presto la natura dell'uomo che, vedendosi scoperto la ucciderà senza esitazioni: solo i due bambini rimangono fra il Reverendo e i 10.000 dollari.
Inizia così la tremenda fuga sul fiume di John e Pearl, implacabilmente inseguiti da un uomo sempre più simile a un diavolo.La morte corre sul fiume è opera unica, avulsa da ogni discorso di moda, genere o corrente. Tratto da un fortunato romanzo di
Davis Grubb (
The night of the hunter) e sceneggiato da
James Agee (e guarda caso entrambi gli autori provengono dalla zona degli Appalachi
(IV)), il film è il primo e l'unico diretto da
Charles Laughton e si avvale dell'apporto di
Stanley Cortez (
L'orgoglio degli Amberson) quale direttore della fotografia.
Film polifonico, dai molteplici livelli di narrazione e lettura, composto da una lunga serie di intrecci e intarsi a partire dalla voce narrante che ci viene presentata a inizio film.
Graficamente stilizzato ed espressionista grazie all'ottimo lavoro di Cortez, La morte corre sul fiume sfugge ad alcuni dei punti base elencati a inizio articolo, in particolar modo per quella sua parziale natura di film di viaggio (mi si conceda il termine poco adeguato) che non permette certi giochi tipici del gotico.
Rimangono però alcuni topoi molto potenti (il forte e deviato misticismo del Reverendo, la sua incarnazione di Male assoluto, quasi extra-umano, la natura che spesso assume connotazioni negative, la scelta dell'ambientazione) che possono permetterci di includere anche questo titolo nel nostro tentativo di classificazione.
4) L'allegra notte del massacro
Chi ha paura di Virginia Woolf? (Who's Afraid of Virginia Woolf?)
Regia di Mike Nichols. Sceneggiatura di Ernest Lehman
Drammatico , b/n, 129 min. 1966
Chi ha paura di Virginia Woolf?, a prima vista, sembra non poter rientrare nei meriti di questa discussione.
Trasposizione filmica di una fortunata opera teatrale di Edward Albee, è una spietata analisi del rapporto di coppia che lega George, un professore di storia fallito e sua moglie Martha, una donna acida e inviperita.I due invitano a casa, dopo un party, due sposini appena trasferitesi da quelle parti. Si allestirà uno spietato gioco al massacro che non risparmierà nessuno, fra alcool, rabbia, urla, accuse, violenza, amore, risentimento, fantasmi di figli passati e futuri e una enorme onda di rimpianto che tutto sommerge.Anche qui setting chiuso, rafforzato dall'unità temporale (tutto si svolge in poche ore di una notte), una gabbia che scatena ed esaspera ogni tipo di contrasto.
Degenerazione, alcoolismo, un forte senso di predestinazione, come se fosse impossibile sfuggire da un destino "genetico" che ci programma per fare del male a chi si ama (o si è amato) si mischiano e, incredibilmente, il regista e lo scrittore giocano su un filo sospeso sopra un abisso di banalità e di rozzezza, uscendone benissimo.
Naturalmente, il film svolge la sua funzione primaria su un livello diverso da quello che ci interessa analizzare in queste pagine, ma gli aspetti secondari summenzionati ne fanno un buon appartenente alla categoria.
Indimenticabili le performance degli attori (
Richard Burton, Elizabeth Taylor, George Segal e
Sandy Dennis) per una pellicola che merita innumerevoli visioni.
Ecco, questi i quattro titoli (cui potrebbero aggiungersi molti altri) che si possono considerare a pieno titolo "antenati" del gruppo di pellicole del nuovo gotico del sud che andrò ora a esporvi.
NEL CUORE DEL GOTICO CONTEMPORANEO. CINQUE OPERE Studiare tutti i titoli che, sia prima che dopo quelli citati, hanno saputo dare un apporto alla materia in esame sarebbe un compito proibitivo anche per un saggio della lunghezza di un libro, è sicuramente fuori questione per le poche pagine che ho a disposizione.
Ho preferito concentrarmi su un breve periodo (in pratica dal 1990 in poi) per focalizzare meglio l'attenzione sugli sviluppi recenti di questo sub-genere (sempre che sia corretto usare questo termine, in quanto esso non è riconosciuto negli articoli né praticato come scelta volontaria dagli artisti).
Si tratta, naturalmente, di un filone limitato alla produzione statunitense, con qualche influsso inglese.
Ho individuato cinque titoli che possono rientrare nella denominazione e un nutrito gruppo di altre opere che o risentono dell'influenza del gotico o ne contengono comunque in nuce qualche idea o atmosfera.
1) Il putrescente cuore del Male
Il cuore nero di Paris Trout (Paris Trout)
Regia di Stephen Gyllenhaal. Sceneggiatura di Peter Dexter.
Drammatico, colore, 94 min. 1991
Trout vive come un despota nel suo negozio e maltratta la moglie, Hannah alle volte con scoppi d'ira inenarrabili. In seguito alla vendita di una macchina malfunzionante a un nero che si rifiuta di pagare, Paris uccide la sorellina del ragazzo e ne ferisce gravemente la madre.
Lo difende inizialmente l'avvocato Harry Seagraves che ben presto conosce Hannah e se ne innamora.
Indagando sui fatti Seagraves appare sempre più incerto sulla condotta da tenere mentre Paris cola sempre più a picco in un mare d'odio e fissazioni.Stephen Gyllenhaal, il regista, è forse più noto per essere il padre di Jake (
Donnie Darko) che per la quantità di lavori svolti in ambito televisivo (regia, scrittura, sceneggiatura...) fra i quali ricordiamo in questa sede un episodio della miniserie
I segreti di Twin Peaks (V) e una puntata di
Homicide – life on the street (
Bop Gun).
La sceneggiatura è opera di
Peter Dexter (sulla base di un suo romanzo) in uno dei suoi primi lavori per la televisione.
Personaggio schivo, Dexter ha scelto di vivere in un'isola al largo di Seattle e continua tutt'ora a scrivere noir e thriler di ottima qualità che sfruttano uno stile vicino a certo Chandler per l'uso di uno humor molto amaro.
Il noir diventa mezzo di analisi e critica sociale e all'interno dei suoi romanzi si trova un flusso costante di violenza e razzismo ai quali non sembra esserci altro rimedio che una catarsi che porti finalmente armonia nel violento caos dell'universo.
Robert Elswit, il direttore della fotografia, diventerà in seguito noto per i suoi lavori su
8 MM,
Magnolia, Il fiume della paura e
Boogie Nights e qui ci regala colori caldi e pastosi, quasi soffocanti, che amplificano il già forte potere degli esterni immersi in un sole implacabile e degli interni densi di afa e sudore.
La vicenda segue la vita di Paris Trout, classico esempio di bigotto degli Stati Uniti meridionali, uomo spietato, razzista, violento, divorato da un egoismo e un egocentrismo implacabili.
Gyllenhaal e Dexter mettono insieme un tipico dramma teatrale giocato su tre personaggi e la costruzione di un ambiente soffocante procede di pari passo con la follia di Trout (vero e proprio titano del male) in un interessante gioco di sbalzi improvvisi dove il clima caldo e vischioso sembra accumulare tensioni fino ad allucinanti sfoghi improvvisi (l'omicidio delle due donne, la scena di sodomia con la bottiglia...).
Manca naturalmente il tema soprannaturale e ciò potrebbe far storcere il naso ai puristi ma la pazzia dell'uomo, il moralismo bigotto di matrice southern e tanti altri singoli dettagli ascrivono chiaramente la pellicola nel genere in discussione.
Vero motore propulsivo dell'opera sono le tre straordinarie interpretazioni degli attori, da un
Ed Harris perfetto nell'incarnare il tipico gentleman del sud a una sensualissima
Barbara Hershey sospesa fra rassegnazione e ribellione fino naturalmente a un carismatico
Dennis Hopper a suo agio nel ruolo di folle malvagità che ha molte volte interpretato nella storia del cinema contemporaneo.
Visione da recuperare e da accompagnare con la lettura del romanzo, edito nella collana Mystbooks Mondatori nel 1991.
2) Sesso, mangrovie e coccodrilli
Sex Crimes (Wild Things)
Regia di John McNaughton. Sceneggiatura di Stephen Peters.
Thriller , colore, 111 min. 1998
Sam Lombardo è un noto insegnante all'interno della Blue Bay High School e i suoi successi non si fermano al campo scolastico: il professore è anche molto apprezzato per le sue ars amatorie dalle donne della buona società di Blue Bay.
L'intero universo di Lombardo crolla rovinosamente quando viene accusato di stupro in rapida successione da due sue allieve, la ricca e annoiata Kelly Van Ryan e la povera e tossicodipendente Suzie Toller.
Quando il processo termina la comunità viene letteralmente sconvolta dal suo esito, ma il detective Ray Duquette non sembra convinto continua a indagare fino a svelare una serie di complotti...John McNaughton è un solido nordamericano nato nella windy town, Chicago, e con passate esperienze lavorative in qualità di carpentiere prima di approdare al cinema. Il pragmatismo ereditato dalle prime esperienze lo si nota subito in quello che è tutt'ora il suo film più famoso,
Henry pioggia di sangue, un feroce e asciutto docu-drama ispirato alle gesta del famoso serial killer Henry Lee Lucas.
L'origine working class del regista torna a farsi sentire anche in
Sex Crimes che è improntato a una lettura classista del piccolo universo di Blue Bay, con McNaughton chiaramente dalla parte dell'underclass.
Da sottolineare che anche McNaughton come Gyllenhaal ha diretto alcuni episodi di
Homicide (VI).
La sceneggiatura di
Stephen Peters, quasi coetaneo del regista e autore di scarsa esperienza non presenta punti di rilevante interesse: dialoghi piatti, spesso al limite del banale e psicologie inesistenti (il compito di valorizzarle ricasca tutto sulle spalle degli attori) sacrificate al meccanismo di una trama che procede verso una serie di finali molteplici, condizionata dall'esigenza di sorprendere continuamente il pubblico.
La fotografia di
Jeffrey L. Kimball è quanto di più adatto alla situazione descritta nel film, in continua alternanza fra morbide gradazioni di ambra e bruno e giochi di riflessi di luce sull'acqua a sottolineare la natura di terra di confine del grande sud, fra paludi e mangrovie.
McNaughton è poco interessato a seguire i dettami del genere noir e sembra fissare il suo sguardo più sull'atmosfera, sulla natura quasi sensuale della Florida e sugli altrettanto sensuali corpi dei protagonisti sia di sesso maschile che femminile.
Il regista viaggia a corrente alternata girando senza nessun tipo di controllo tutte le scene di raccordo per sviluppare magistralmente i momenti che più gli interessano, dall'incontro sessuale a tre fra Lombardo e le due ragazze al confronto in piscina fra Kelly e Suzie, dal lavaggio della macchina dell'insegnante all'estrazione dei denti a Suzie.
E' in momenti come quelli che esplode la duplice natura della pellicola che miscela una sensualità prorompente a una malignità congenita, presente nell'animo umano, una malvagità che soffoca ogni possibile relazione interpersonale.
E' verso queste cose che McNaughton è attento, così come è sensibile alle splendide ma decadenti magioni protette da pesanti cancelli e alle creature, in particolar modo i coccodrilli (e non solo del tipo a quattro zampe) che popolano Key Biscane e dintorni.
La regia è aiutata da alcune fortunate coincidenze: un cast indovinato (
Matt Dillon e
Kevin Bacon rappresentano sufficienti contraltari per il pubblico femminile all'esuberante presenza di
Neve Campbell e dell'imbronciata e lolitesca
Denise Richards, mentre
Bill Murray permette l'inserimento di uno spazio umoristico fra le pieghe noir e
Theresa Russel si impone come lussureggiante icona di sessualità matura, contrapposta a quella acerba delle due protagoniste) e una musica che ne sottolinea l'atmosfera al pari della fotografia, con una canzone dei
Morphine quale episodio più efficace.
Una curiosità è rappresentata dalla presenza, all'interno della trama, di una fase processuale, fatto questo che l'accomuna a
Il buio oltre la siepe e I
l cuore nero di Paris Trout ed elemento forse non del tutto trascurabile nella trattazione di questo genere.
Manca anche in questo caso l'elemento soprannaturale ma, come già spiegato, è l'atmosfera a essere importante e alcuni aspetti (l'ambiente chiuso, la natura matrigna, i conflitti sociali, il moralismo esasperato, la presenza del Male) sono sufficientemente rappresentati all'interno della pellicola.
3) Dono o maledizione?
The Gift
Regia di Sam Raimi. Sceneggiatura di Tom Epperson e Billy Bob Thornton.
Thriller/Soprannaturale , colore, 111 min. 2000
Annie Wilson, giovane vedova, vive in una cittadina della Georgia con i suoi figli in una casa ai margini del paese. La donna è nota per un "dono" ereditato dalla nonna, quello di prevedere il futuro e conoscere la chiromanzia.
A turbare la tranquillità della donna c'è Donnie, violento e razzista, che le ordina con violenza crescente di stare lontana da sua moglie Valerie.
La quiete del piccolo centro viene spezzata dalla morte di Jessica, fidanzata di Wayne, il preside della scuola.
Quando la ragazza viene ritrovata nel lago grazie alle premonizioni di Annie, il principale sospettato è Donnie. Ma forse la verità è un'altra e il "dono" di Annie potrà tornare davvero utile...Sam Raimi approda a
The Gift dopo sette anni di relativo distacco dal genere horror, gotico o weird: dopo il fulminante esordio de
La Casa e dei due relativi sequel (e passando attraverso il sottovalutato
Darkman) il cineasta americano tenta un suo personale percorso evolutivo frequentando il western (nell'ipercinetico
Pronti a morire), la commedia nera/thriller (
Soldi sporchi) e perfino quell'interzona che mischia commedia sentimentale e sport (
Gioco d'amore).
Il Dono arriva quindi a sancire un ritorno di Raimi nel filone che meglio conosce e il filmaker del Michigan sfrutta al meglio gli elementi di forza del film, da una
Cate Blanchett in stato di grazia, abilissima nel tratteggiare una sensitiva fragile e insieme risoluta alle location minacciose e malsane (guarda caso gli esterni sono girati a Savannah
(VII) e altri luoghi della Georgia, caschiamo di nuovo nei paesaggi alla Falukner) che forniscono una cornice sufficientemente tetra alla sceneggiatura tutto sommato lineare e "banale" di
Billy Bob Thornton e
Tom Epperson.
Lo script avanza spedito verso il finale utilizzando i personaggi in modo monodimensionale (sono un effetto dal vago sapore di maschera teatrale: c'è il buono, il cattivo, la donna che ce la farà da sola, il pazzo del villaggio...)e la nostra attenzione si sposta quindi verso le interpretazioni degli attori (ottimo cast, brillano fra gli altri
Giovanni Ribisi e
Hilary Swank, insolito il ruolo del redneck affidato a
Keanu Reeves) e lo stile della regia (sontuose carellate laterali, giochi d'accellerazione improvvisa per garantire lo shock, intensi i momenti delle visioni...).
Raimi accenna anche qualche simbolismo e metafora: impossibile non guardare allo stagno come alla condizione immobile e retrograda di certi sobborghi e paesi statunitensi. Gli otto elementi citati come caratteristici del filone ci sono tutti e basta un esame superficiale della pellicola per identificarli senza nessun problema.
Invitiamo anche in questo caso a una nuova visione del lungometraggio, uno dei più convincenti nella discontinua carriera di questo regista.
4) La Fragilità della terra
Frailty
Regia di Bill Paxton. Sceneggiatura di Brent Hanley. Thriller , colore, 100 min. 2001
Quando l'agente dell'FBI Wesley Doyle, coordinatore delle indagini sul serial killer noto come "Mano di Dio" si trova di fronte Fenton Meiks, che sostiene di essere il fratello dell'omicida, sulle prime è molto diffidente.
Ma Fenton racconta a Doyle una storia molto più complicata di quello che sembra e che ha radici nel passato...Frailty è il film d'esordio per
Bill Paxton che, dopo una buona carriera come attore sceglie di passare dall'altra parte della macchina da presa, pur continuando a recitare.
E la sua inesperienza, unita a quella dello sceneggiatore (entrambi agli esordi) finisce per rovinare parzialmente la resa di quello che sarebbe potuto essere un film di sicura riuscita.
I molti elementi interessanti (l'atmosfera plumbea, il confine fra follia e soprannaturale, i temi biblici, la recitazione di Paxton, il Male che si nasconde sotto la superficie/terra...) non trovano supporto e via d'espressione in una sceneggiatura schematica e legnosa, in una regia lenta e in un montaggio che avrebbe dovuto osare alcuni tagli in più (mai viste tante persone scavare per così tanto tempo, qualsiasi fosse il messaggio simbolico che si voleva far passare di sicuro il pubblico l'ha colto...).
Film irrisolto ma comunque importante,
Frailty giunge nelle sale come elemento estraneo e ben diverso dalla media dei thriller horror di quel periodo, svolgendo un ruolo anticipatore per quello che sarà poi un vero e proprio recupero diffuso di atmosfere, stili e temi propri degli anni settanta.
Anche in questo caso tutti i punti che identificano il nuovo southern gothic sono chiaramente rintracciabili all'interno della pellicola.
5) Il (lussureggiante) Paradiso Perduto
Mezzanotte nel Giardino del Bene e del Male (Midnight in the Garden of Good and Evil)
Regia di Clint Eastwood. Sceneggiatura di John Lee Hancock.
Drammatico , colore, 155 min. 1997
Un giornalista di New York viene mandato a Savannah per scrivere un articolo su una festa natalizia che ogni anno Jim Williams, intellettuale e noto esteta, organizza per i suoi concittadini.
Costui, poco dopo il party, uccide a revolverate il suo amante, Billy Hanson. Finisce accusato di omicidio, ma riesce a cavarsela con una "legittima difesa".
Inizialmente viene creduto, visto che il ragazzo durante la sera si era comportato in modo molto violento, ma poi le cose prendono una brutta piega...Se dovessimo identificare un regista simbolo in questa supposta corrente di cinema, non bisognerebbe certo cercare fra gli habitué del genere horror o fantastico.
Clint Eastwood, l'ultimo dei classici, ha presentato spesso, nella sua filmografia più recente, diversi elementi che appartengono a pieno titolo all'ambito new southern gothic, ma è con
Mezzanotte nel giardino del bene e del male che ne realizza uno dei manifesti più rappresentativi.
Savannah ruba spazio a
Kevin Spacey come reale protagonista della pellicola: il suo verde lussureggiante, l'atmosfera di decadenza "compiaciuta" e ricca, il voodoo e la follia, l'omicidio e il Male, in questo film più che in molti altri emergono in maniera prepotente i famosi tratti distintivi elencati a inizio articolo.
Il ritmo della regia di Eastwood ben si adatta all'indolenza della città e la fotografia ne cattura le morbide geometrie creando il giusto fondale per le gesta di una galleria di personaggi memorabili, da quelli tratteggiati dai due attori protagonisti (uno Spacey sornione e impeccabile, un
John Cusack monoespressivo come al solito, ma è il suo punto di forza...) alle figure di contorno quali lo strepitoso travestito
Chablis Deveau o... Patrick, il cane fantasma.
Da sottolineare che, come spesso accade nei film di cui mi sono occupato, anche in questo vi è una temporanea transizione a courtroom drama (o film processuale che dir si voglia), teatro ideale (per staticità e tensione psicologica) nell'universalizzare i conflitti di pochi nelle divisioni e faide dell'intera comunità.
Conclusione e una propostaHo volutamente ristretto l'esame a poche pellicole considerate le più rappresentative, si tratta titoli che possono (devono) servire esclusivamente come ideale trampolino di lancio per scoprirne molti altri che, per un verso o per un altro possono rientrare almeno parzialmente in questa classificazione. Il tutto anche da un punto di vista cronologico. la mia analisi si concentra, per motivi di energia, tempo e risorse personali a un periodo che in pratica coper gli anni novanta, ma nulla vieta di continuare l'analisi ed estenderla al nuovo millennio.
Echi Mortali, Il Sesto Senso, Godsend, Signs, Gothika, Mystic River, The Blair Witch Project, The Village, Nascosto nel buio...
L'elenco è lungo e aperto a ogni tipo di modifica e inclusione a seconda, chiaramente, della rigidità e severità che usiamo o meno nel controllare la presenza degli otto punti concordati quali premesse. Lascio quindi al lettore il compito di proporre ulteriori analisi e segnalazioni (i commenti al post sono luogo deputato a questo tipo di approfondimenti), sempre in cerca di nuove pellicole nelle quali faccia capolino qualche fantasma moderno, fra mangrovie e coccodrilli.
Tanto per dare uno spunto, sento che il più grande escluso da questo elenco sia Cape Fear, in entrambe le versioni...
L'unica cosa che vi chiedo a fronte del mio impegno, è che non vi limitiate, in fase di commento, a segnalare una pellicola post 2000 ma che riusciate a motivare la vostra segnalazione con alcune righe.
Se siete giunti fino a questo punto, avrete probabilmente speso parecchi minuti di fronte allo schermo, sarete stanchi e sarete una grandiosa, straordinaria eccezione rispetto al normale lettore di internet che, specie all'interno del campo cinematografico, affollato da una marea di LOLlisti, attention whore, ripetitori di pensieri altrui e cinemari dalla battuta facile e poco più, raduna una massa di lettori dall'attention span che dura al massimo 37 secondi o 12 righe e nasconde un vuoto pneumatico che mi impressiona sempre di più, giorno dopo giorno...
Quindi grazie per il tempo che avete speso a leggere.
Grazie.
You rock.
Opere consultate:Mezzanotte nel giardino del bene e del male - John Berendt - Rizzoli
Il cuore è un cacciatore solitario – Carson McCullers – TEA
Il buio oltre la siepe – Harper Lee – Universale Economica Feltrinelli
La morte corre sul fiume – Bruno Fornaia – Universale Film Lindau
Intervista a Pete Dexter (di Antonio Monda) La Repubblica 17 ottobre 2004
Il cuore nero di Paris Trout – Pete Dexter – Mystbooks Mondadori
Dizionario dei Film – Paolo Mereghetti – Baldini e Castoldi (varie ed.)
The Southern Literary Journal (vari numeri)
Garzantina del cinema – Gianni Canova – Garzanti Ed.
Storia del Cinema – 4 voll. A cura di Fofi-Morandini-Volpi – Garzanti
Clint Eastwood – Alberto Pezzotta – Il castoro Cinema
Danse Macabre – Stephen King – Berkely Pub Group
Risorse in rete e note:(I) Su Carson McCullers di particolare interesse è
The Aesthetic of Pain(II) Per la rilevanza di questi quattro punti si veda
Southern Gothic(III) Per una introduzione al concetto di logica fuzzy, si legga il testo di
Antonio Visioli(IV) La cultura di questa zona è molto rilevante all'interno di una discussione sul nuovo gotico del sud. Si consulti a tal proposito l'ottima pagina di
Wikipedia(V) L'opera lynchiana tutta gioca un ruolo pivotale nel nuovo gotico del sud, sia come influenza che come contenitore di temi
(
VI) Pur non essendo rilevante per il tema discusso, vorrei spendere due parole per ricordare questa serie televisiva seminale. Viviamo in un'epoca che si riempie la bocca di quanto i telefilm noirthriller/polizieschi/spy contemporanei siano rivoluzionari e più importanti della parallela scena letteraria (idea molto diffusa e quantomeno assai discutibile) ma noto con dispiacere che tutti quelli che ora divorano CSI, 24, The Shield e tanti altri titoli sembrano aver dimenticato questa incredibile serie televisiva che ha ospitato alcuni grandissimi registi. Vi rimando, nuovamente, all'ottima pagina
Wikipedia(VII) Come detto, la collocazione geografica è fondamentale per la definizione di questo genere e
Savannah a mio avviso contende, anzi, strappa il titolo di Capitale del Nuovo Gotico del Sud a location come New Orleans o alcune zone della Florida o del Mississippi
Il buio oltre la siepeImprovvisamente, l'estate scorsaLa morte corre sul fiumeChi ha paura di Virginia Woolf?Il cuore nero di Paris TroutSex CrimesFrailtyThe GiftMezzanotte nel Giardino del Bene e del MaleHarper LeeCarson McCullersWilliam FaulknerTennessee WilliamsFlannery O'ConnorHorton FooteRobert MulliganGore VidalJoseph L. MankiewiczDavis GrubbJames AgeeCharles LaughtonMike NicholsErnest LehmanEdward AlbeeStephen GyllenhaalPeter DexterJohn McNaughtonSam RaimiBill PaxtonClint EastwoodAddenda. Segnalazioni dei lettori:
The Skeleton KeyAngel HeartTrue BloodAmerican GothicAlbino Alligatorsouthernhorror.comJames Lee BurkeIn the electric mistDexterBubba Ho TepCast a Deadly SpellDaunbailòJoe LansdaleOcchi verdiThe Call of Cthulhu