BOOGEYMAN 32008, USA, colore, 94 minuti
Regia: Gary Jones
Soggetto/Sceneggiatura: Brian Sieve
Produzione: Ghost House Pictures
La figlia dello psichiatra di Boogeyman 2 torna al college dopo aver scoperto, in alcuni diari, che il padre aveva ipotizzato la reale esistenza di quel mostro soprannaturale.
La poveretta viene infine uccisa dal Boogeyman, dopo una serie di apparizioni, ma la gente pensa che si sia suicidata e inizialmente solo Sarah ha qualche dubbio: è sicura di aver visto l'Uomo Nero mentre uccideva la ragazza.
Si diffonde così nel campus un clima di allarmismo, la gente scompare e viene uccisa dalla creatura e più ne parla più il Boogeyman si rinforza fino a quando…
È una fortuna che si possa usare la parola Boogeyman nello scrivere di questo film, perché le altre due opzioni, italianizzate, avrebbero posto dei seri problemi.
Babau, cioè, dai, andiamo, è ridicolo, io piuttosto che farmi ammazzare da un "Babau 3" mi suicido ascoltando tutta la discografia di Tenco in cuffia in loop; e Uomo Nero, belin, ammetterete che dopo l'elezione di Cicciobello Bombardiere diventa difficile denigrare i negri (cioè decolorarli?) e gli Uomini Neri: arrivano subito i politically correct e vi picchiano, yes they can (but not in my name!).
Vi ricordate Boogeyman 2?
Ve lo ricordate bene?
Che peccato, avete sprecato dei kappa di memoria, perché il terzo episodio non c’entra una cippa con il secondo, a parte l’utilizzo di alcuni personaggi e la menzione di fatti e accadimenti.
Nel secondo aveva vinto la Ragione e il Boogeyman era diventato una persona reale, un serial killer (che fra l’altro, ehi, è scappato alla fine del film ed è ancora in giro, magari lo recuperano nella quarta pellicola) mentre ora, poveri voi, dovete riconvertirvi all'Oscurantismo, al sonno di Goya e al Medio Evo: il Boogeyman è una sorta di mostro soprannaturale con il potere di vivere nei posti più stupidi del mondo (andiamo, persino in una lavatrice! E piena di panni sporchi!) e da bravo psicovoro si nutre delle vostre paure: più credete alla sua esistenza più, insomma, lui esiste. Tipo Dio.
Sono cose di alta filosofia, alla Matrix. Se ne esce scossi ma sapienti.
La Ghost House ci tiene molto a confermare la sua fama di casa di produzione dal livello mediocrissimo e sforna l’ennesima pirlata, che è però più sopportabile del predecessore (non che questo voglia dire molto).
Brian Sieve deve averci preso gusto perché torna a scrivere del Boogeyman dopo il secondo episodio e lo fa appunto confondendo le carte, tornando a girare dalle parti del soprannaturale più facilone e scontato e lasciando il regista Gary Jones (in curriculum un sacco di robaccia: Mosquito, Spiders, Ghouls, Xenophobia…) alle prese con uno script dal quale nemmeno un Dio della Celluloide sarebbe riuscito a cavar fuori una pellicola discreta.
Eccoci quindi nel consueto, amato campus, con i consueti, amati cerebrolesi studenti americani: sono più o meno tutti presenti all’appello, la bionda è regolarmente più svampita della mora e il ragazzo della mora-scassacazzo-fobica è serio, bello, biondo, buono e con la testa a posto, c’è persino il nero che fuma la droga pericolosa dal bong!
Sono scosso dallo spaccato sociale ivi proposto.
E infatti chi di bong gode di bong muore: è un famoso detto dei teen slasher americani che qui, mi spiace spoilerarvi il tutto, si avvera tragicamente.
Come dite? Sto prendendo troppo per il culo? Beh, perché cosa pensate che abbia fatto il regista con chiunque abbia avuto la sventura di buttare un’ora e mezza della sua vita a guardare questa porcata?
C’è una regola che considero ferrea nell’horror di un certo tipo: non mostrare il mostro.
Se scegli di farlo devi essere davvero un tipo in gamba e Gary Jones dovrebbe probabilmente tornare a girare Hercules e Xena, perché rivela fin dall'inizio il mostro, che pare il figlio down di Shagrath dei Dimmu Borgir, senza che il padre gli abbia prestato nemmeno il chiodo o le mazze ferrate.
Il film recupera solo qualche tacca di interesse nella zona barely legal, come fa notare l’ottimo Doom di Best & Worst # 5, con l'inserimento di qualche gustosa scena alla Porky's, su tutte il fugace bagno iniziale della figlia del professore, che non raggiunge la prima di seno e ha un culetto over-iper-succulento.
Poca cosa, lo so, ma quando l’alternativa è spruzzarti gli occhi con il diserbante pur di non vedere simili menate, ti aggrappi a tutto e tutte.
E a proposito di bagni…
Possibile che le protagoniste degli horror ogni volta che vanno a farsi un bagno caldo spendano intorno ai cinquanta euro minimo in candele da mettere alla cazzo nei pressi di dove poggi la testa? Roba che se ti rilassi un secondo pigli fuoco, se invece sopravvivi, ogni volta che ti lavi spendi un bordello...
Mai visti tutti insieme tanti litri di sangue così finto, spero che li abbiano poi recuperati per utilizzarli in qualche altro film altrimenti chissà il budget che impennata.
Si procede quindi con la solita mattanza, con le varie morti già viste mille altre volte e con ben tre finalini uno dopo l'altro, fra i quali è pregevole quello inerente la scelta della protagonista, peccato venga poi sepolto da ulteriore idiozia.
Nulla da salvare, dalla recitazione alla regia passando per tutto un cast tecnico televisivo e/o anonimo.
Sam Raimi dovrebbe vergognarsi di aver fondato una casa di produzione così fetente.
Perché guardo ancora queste cose?
Per evitare a voi visioni inutili.
Dovreste mandarmi regali a casa.
E soldi.
E delle barely legal.
Tante.
Collegamenti:
Best & Worst # 5 kicks serious ass!
Dimmu Borgir.it
Ghost House Pictures
Barely Legal
Il Babau
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