SAW VI2009, Canada/USA/UK/Australia, colore, 90 minuti
Regia: Kevin Greutert
Soggetto/Sceneggiatura: Marcus Dunstan, Patrick Melton
Produzione: A Bigger Boat, Twisted Pictures
Morto l'agente Strahm, il detective Hoffman è ormai l'erede della missione di Jigsaw e si appresta a completarne il disegno colpendo usurai e impiegati delle assicurazioni.
A intralciare i suoi progetti ci si mettono però alcuni agenti dell'FBI che si avvicinano troppo a scoprire la verità. Hoffman dovrà prendere provvedimenti e accelerare i tempi per portare a compimento il grande piano di Jigsaw, senza sapere che...
Continua a produrre a ritmo fordiano la franchise più torturante di tutte e arriviamo provatissimi a un sesto capitolo che conferma quelli che sono in fondo i più grandi fallimenti di una operazione di questo tipo che, con il suo insistere a spremere il più velocemente possibile anche l'ultimo centesimo dall'idea di base, finisce con lo sparare una terribile serie di episodi così ravvicinati nel tempo da provocare anche nello spettatore meglio intenzionato una mortale assuefazione, cui non si riesce a rimediare né trovandogli dell'eroina tagliata meglio né aumentandone il dosaggio.
Quando si arriva a sbadigliare durante l'esecuzione di complicate e atroci (termine che assume diversa accezione e valenza a seconda che lo si inquadri nelle intenzioni di sceneggiatore e regista o nell'effetto finale sul pubblico) trappole, è segno che siamo arrivati ben oltre l'ammazzagorecaffè e che sarebbe meglio, come dicono gli americani, impacchettare le cose e andarsene via.
Da tempo la visione di un nuovo episodio di Saw ha l'effetto, su di me, di una personale cinemadeleine che mi trasporta a quando tornavo, tanto tempo fa, a casa da scuola e mia nonna, mentre pranzavamo, ci obbligava alla visione della telenovela di turno, fosse essa Sentieri o Beautiful.
Instupidito da quintali di pastasciutta assistevo bovino a questi eterni quadretti di Tizio che si scopriva essere così e cosà, di Leila che era figlia del suo amante cieco che poi recuperava la vista e scopriva di essere suo cugino, di Caio che aveva combinato quella triplo tradimento, di Gisella che guardava fissa Marietto per ore mentre scoppiettava il fuoco nel caminetto della passione e così via.
Il tutto inframmezzato di continuo da milioni di miliardi di flashback.
Ecco, questa insistenza su ritorni e rivelazioni di varie persone di puntata in puntata e in particolare l'uso terroristico e assordante dei flashback assanguigna Beautiful e Saw, trasformandoli in fratelli separati alla nascita e sortisce nello spettatore non-iniziato al Verbo Omozigote un fortissimo effetto soporifero.
In questo sesto episodio pur di far spuntare Tobin Bell, oltre all'espediente narrativo di cui sopra, si giunge anche a trasformarlo in una sorta di visione, di fantasma della mente che se ne spunta fuori in una delle tante scene involontariamente comiche che costellano l'intera pellicola.
Saw non è franchise che si possa scrivere a cuor leggero, pensando di cavarsela con due o tre trappoloni e qualche agnizione sparsa a muzzo: servirebbe ormai, come minimo, un Richard Kelly al top assoluto della sua forma per metterne in piedi un episodio interessante e coerente, che ne rispecchi la mitopoiesi passata e demiurghicchi qualcosina per il futuro (oddio, anche solo per l'immediato andrebbe bene eh).
Ma Dunstan e Melton paiono operai della parola alla settima ora di turno in fonderia, e il montatore con voglie direttive Kevin Greutert non ha né la conoscenza del genere né lo stile per poter fare altro che appiattirsi sullo script e cercare di portarlo televisivamente in porto alla meno peggio.
E quindi via con la solita trap-parade, diamoci dentro con mutilazioni, acidi, chiodi, vapori ustionanti e flessibili vari, tutti ormai ridotti dall'implacabile diminishing return a nemmeno un sedicesimo del potere di impatto iniziale.
Via con il ridicolo totale insito nella missione (punire gli assicuratori, vi rendete conto? Al prossimo giro mi aspetto almeno un Saw vs I Cattivi Industriali Inquinatori, magari con sceneggiatura gore di Al Gore, visto quanto si ama sguazzare nella banalità....), via con la solita, consistente assenza di tensione e atmosfera e via, infine, con la consueta sfilata di attori poco noti e poco consistenti o intrappolati in eclissi parziali o totali di carriera.
I riferimenti al sistema sanitario e assicurativo statunitense sono davvero troppo imbarazzanti in un momento come questo dove il "nuovo Kennedy" (e da queste parti non è considerato certo un complimento) si sbraccia per spargere il fumo e nascondere l'arrosto, e anche solo la lontana idea di un minimo sottotesto di critica al sistema in un film come Saw provoca brividi ben più terribili della visione delle varie, videoludiche trappole.
Quel che però davvero irrita in film come questo, figli bastardi di Se7en, è il mumbo jumbo etico, la pretesa di vestire le azioni del serial killer di turno con qualche scombinata morale che crolla al minimo esame, il tutto condito da una marea di buchi logici che ovviamente di episodio in episodio monta a tsunami d'incoerenza.
In fondo non sono poi molto diverso da una qualsiasi masovittima di Jigsaw: loro scelgono di soffrire pene innominabili pur di continuare a vivere e io scelgo di patire l'ennesimo film di merda pur di non far morire la mia esperienza di spettatore.
E di patimenti e offese il film in questione ne è pieno, a partire dalla citazione iniziale di Shakespeare (si saranno sentiti dei geniacci originaloni a pensarla, immagino) passando per i vari momenti imbarazzanti nei quali ci viene chiesto di credere davvero all'impossibile (e io credo a Orestolo il Papero, eh).
Si ha l'impressione di trovarsi di fronte a qualche cabala, qualche circolo segreto i cui membri, impregnati di sapere esoterico, riescono a comprendere in pieno il tomo/film posto loro innanzi, mentre noi poveri mortali non-fan, armati se ci va bene di quattro nozioni essoteriche, guatiamo annoiati la sequenza di formule e pentacoli senza poterci ricavare nulla di valido o affascinante.
Ma i Cultisti della Trappola Onanista dormano pure sonni tranquilli: il loro eroe tornerà ancora a colpire la gente cattiva (in questo ultimo episodio lo abbiamo visto giustappunto giustamente giustiziare un tizio colpevole di fumare troppo, maledetto schifoso criminale, per fortuna che Jigsaw ci ha liberato da quella terribile minaccia!) e tornerà più e più volte fino a quando l'emittente televisiva, pardon, la compagnia di produzione cinematografica non ne avrà spremuto anche l'ultimo tallero, me tapino...
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Personalmente mi sono fermato al capitolo 2 e non andrò oltre. Piuttosto mi riguardo la famiglia Bradford...
RispondiEliminaIn mete queste infinite saghe horror non suscitano alcun interesse.
Mi capitava lo stesso con gli svariati Venerdì 13. Faceva eccezione solo il buon Freddy.
Io mi sono fermato al terzo dato che secondo me è stato pessimo, e ho preferito di gran lunga il secondo al primo.
RispondiEliminaDire che Jigsaw considera una minaccia uno che fuma (o comunque asserire che in generale Jigsaw cerca di eliminare criminali) è aver capito poco della trama generale della serie.
RispondiEliminaSaw è finito con il terzo, dal quarto in poi si è andati oltre il buonsenso -per essere gentili-
RispondiEliminami chiedo, quando avranno finito con le idee per questi pseudoseguiti che faranno? Un remake del primo??!
Io pure mi son fermato al II che faceva venire l'onco (come si dice dalle mie parti). Il primo pero' e' carino. Detto questo, ho letto che SAW VI ha registrato incassi miserandi, quindi forse è la volta buona che la piantano...
RispondiEliminaInfatti io ne ho guardato circa metà, poi ho impacchettato tutto e sono andato via (come dicono gli Amerikani):)
RispondiEliminaHo smesso di seguire questa saga dopo il secondo capitolo, non ho voglia di farmi rubare preziose ore di vita. Elvezio, ma chi te lo fa fare di perdere tempo per guardare e recensire 'sta porcheria?
RispondiElimina@ Mattia: Ovviamente stavo motteggiando e mi pareva evidente dalla scelta di tono e parole, ma mettiamo, per amore della discussione, che sia vero quel che dici tu: a che ti serve quindi leggere il blog di uno che ha capito ben poco? Io i siti delle persone che ritengo non capiscano nulla o ben poco non li leggo, li trovo perdite di tempo.
RispondiElimina@ Re Ratto: cercare di "vedere tutto" (un film al giorno, quando si può anche due e anche così finisco per saltare parecchia roba) è purtroppo indispensabile per riuscire a farsi un quadro generale dell'horror. Non posso cascare nella tentazione (che alle volte è stata forte, lo ammetto) di giudicare un film senza averlo visto, sarebbe la fine, basterebbe anche solo una volta.
Se non hai un quadro generale basato su dati (e non quindi su sensazioni, aspettative, sinossi, trailer) trovo difficile inquadrare i singoli film all'interno del genere.
Ma è faticoso, lo ammetto. Molto faticoso a volte. Inevitabile quindi che scatti poi lo sfogo, lo sberleffo, la presa in giro per alcuni film che giudico indegni...
Bella recensione ma una domanda sorge spontanea:quale sarebbe il Richard Kelly al top della forma? Quello di Donnie Darko, il film più inutile e ruffiano che abbia mai visto, o quello dello sgangherato progetto cross-mediale Southland Tales?
RispondiEliminaEntrambi i Kelly (su cui condivido il tuo giudizio, sia chiaro) andrebbero comunque più che bene rispetto alla media proposta fino a questo punto...
RispondiEliminaL'ho visto ieri sera, spinta dalla stessa sete anche masochistica di vedere tutti i film horror che escono, più o meno tutti...visto che poi voglio vedere anche tutti i film in generale che escono, ahah.
RispondiEliminaComunque, ovviamente, siamo totalmente d'accordo...già dal secondo episodio sta saga ha cominciato a far schifo...in tutti i sensi, con questa sensazionalizzazione estrema del gore (che per carità va anche bene e mi fomenta), che però non viene accompagnata da un minimo di decenza di script, recitazione, regia...