IL MISTERO DEL BOSCO(THE WOODS)
2006, USA, Colore, 91 min.
Regia: Lucky McKee
Soggetto/Sceneggiatura: David Ross
Produzione: Furst Films, United Artist
1965. New England. Heather, una ragazza problematica, rea di aver incendiato la casa dei genitori, viene iscritta contro la sua volontà in un collegio femminile isolato in un bosco.
La scuola è dominata da una direttrice e un corpo insegnanti che ha precedentemente studiato lì e tendono a mantenere l’Istituto molto isolato nei confronti della comunità circostante.
Ben presto Heather, fra continui scontri con le alunne più anziane, si accorge che il bosco circostante ospita strane e terrificanti forze. Alcune ragazze spariscono, lasciandosi dietro solo mucchi di foglie e lentamente si svela il passato del collegio in un collage di omicidi e magia nera che sembra disegnare un destino atroce per la giovane ragazza…
Giunto ormai alla quarta prova (dopo All Cheerleaders Must Die, lo splendido May e il convincente Sick Girl) Lucky McKee incappa in un leggero vuoto d’aria, causato principalmente dal suo volersi affidare a uno script altrui, e mette in scena un impeccabile (dal punto di vista grafico) ma in definitiva banale balletto di schoolgirls, streghe, boschi animati, asce insanguinate e piccole/grandi angherie.
Sbarazziamoci subito degli inevitabili rimandi a Suspiria che ci stanno tutti e non solo dal punto di vista di trama/situazione/personaggi quanto proprio per quanto concerne un comune modo di sentire e intendere il cinema.
In questo caso McKee come Argento sembra preoccuparsi poco di plausibilità, coerenza logica e costruzione psicologica dei personaggi, preferendo dare spazio alla costruzione dell’inquadratura, alla cura della fotografia e all’attenzione maniacale per alcune scene.
Ne esce quindi un lungometraggio sontuoso in alcuni punti (le scene del canto, certi primi piani…) ma che si dilunga in dialoghi e intermezzi farraginosi e annaspa in cerca di un crescendo che non arriva mai.
Privo del malsano sadismo di Argento e non interessato (o incapace) a lynchiare fino in fondo, McKee sceglie di rifugiarsi in un suo punto di forza, che è l’abilità e l’insistenza nel cercare e costruire scene di un soffuso lesbismo all’acqua di rose che, complici forse costumi e (ottime) scenografie risulta comunque interessante.
Ha però dalla sua, rispetto ad Argento, una maggiore accortezza e capacità di scelta/direzione degli attori: Agnes Bruckner è una delizia per gli occhi e come tale viene filmata, in modo rispettoso della sua figura e ruolo. In più (elemento non scontato) la ragazza sa recitare meglio della media e ha una ammirabile tenuta lungo l'intera pellicola.
Per contro però il filmaker spreca letteralmente il fattore Bruce Campbell, relegando Ash a poche battute iniziali e un finale inane.
Chiuso dallo script monolitico di David Ross, il filmaker californiano non riesce a dar corpo e vita alle stranezze e morbosità esibite nei precedenti lavori e si limita a sfruttare al meglio le scenografie di un Dan Leigh in buona forma e i toni saturi e pastosi di John Leonetti, facendo scivolare via come meglio può certi imbarazzi di trama (il padre vendicatore interpretato da un Campbell che passa dal farfallino alla motosega con piglio schizofrenico, gli alberi malvagi che strisciano nelle stanze e ribaltano le automobili…), senza riuscire a scuotere o ammaliare da par suo.
David Ross è sceneggiatore fra i meno adatti allo stile di McKee e sembra scrivere dominato dalla convinzione monolitica del repetita juvant: ecco quindi il ripetersi seriale di situazioni e allusioni spinte a forza negli occhi e orecchie dello spettatore, come se si temesse che qualsiasi tipo di messaggio o indizio non possa davvero raggiungere nessuno la prima volta che viene proposta.
Ne consegue un meccanismo ciclico al quale McKee reagisce come può, operando più che altro sulla cornice estetica e sui dettagli tanto che dopo essere passato alcune volte attraverso questi loop lo spettatore mette la trama in secondo piano e passa a godersi stile, costumi, corpi, scenografie, effetti e quant'altro.
Cast e altri dati tecnici nella norma con un necessario pro al lavoro in fase di montaggio e un dovuto con a una colonna sonora priva di interesse.
Probabilmente mi spingo troppo in là con le ipotesi, ma Lucky McKee mi pare più a suo agio a operare in ambito semi-indipendente che all’interno di una major.
Un passo indietro per uno dei nomi più promettenti della new wave of horror, ma, se confrontato con la maggior parte del pattume di genere, un piccolo cult che a tratti brilla di certe venature d’oro genuino che vanno scovate, setacciate, separate dal resto del minerale meno prezioso e conservate a parte, in attesa che McKee torni anche a scrivere quel che intende girare.
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FILMATO:




















Hai detto motosega?
RispondiEliminaCredo che per dovere di completezza campbelliana mi toccherà vederlo, anche se dal trailer mi pare un po' scontatello...
Se te lo vedi forse è meglio saltare la prima parte, Bruce sottomesso alla moglie tiranna è bestemmia cinematografica...
RispondiEliminami è venuta la curiosità!
RispondiEliminaVisto ieri su Rai4 ( a qualcosa questo benedetto digitale terrestre serve ).
RispondiEliminaNon so se per calo degli zuccheri o carenze di sceneggiatura, fatto sta che verso la fine ho cominciato a non capirci più niente. Propendo per la prima ipotesi.
Ma ho un debole per queste pellicole che mettono in scena ambienti chiusi e ostili ; non ne rimpiango la visione.
La protagonista è brava, non c'è dubbio, ma le mie preferenze sono andate decisamente all'altra giovane attrice, Lauren Birkell.
Nel complesso un film discreto o poco piu' in quanto la trama ricorda un po' i film passati degli anni 80 cioe' con scenografia poco raffinata e trama inverosimile.Voto 6
RispondiEliminale soundtrack dove le trovo??
RispondiEliminaProva qui:
RispondiEliminahttp://www.soundtrackcollector.com/catalog/soundtrackdetail.php?movieid=76126