SILENT HILL2006, Giappone/USA/Canada/Francia, colore, 127 minuti
Regia: Cristophe Gans
Soggetto/Sceneggiatura: Roger Avary
Produzione: Silent Hill DCP Inc., Davis-Films, Konami Corporation Ltd.
Sharon è una bambina adorabile che, purtroppo, sembra destinata a impazzire. Disturbi psichici di origine ignota la sfiniscono, obbligandola al sonnambulismo. Durante questi episodi la ragazzina sogna di camminare per le vie di Silent Hill e, contro ogni possibile logica (e contro il volere del marito) Rose, sua madre, decide di portare la figlia nella città di cui mormora durante il sonno, nella speranza che il viaggio possa in qualche modo farla guarire.
La cittadina in questione è stata abbandonata molti anni prima in seguito a un misterioso fuoco che ancora cova sottoterra, e non è facile arrivarci. In seguito a un inseguimento con una poliziotta in motocicletta (Cybil), madre e figlia hanno un incidente in macchina e quando Rose si sveglia in mezzo alla strana nebbia luminescente della città, scopre che la figlia è scomparsa.
Prigioniere di strani loop temporali e di una città nella quale ogni tanto cala una tenebra mostruosa e mortale, Rose e Cybil dovranno lottare contro gli abitanti di Silent Hill (mostruosi e non) nella disperata ricerca di Sharon, svelando il terribile mistero nascosto dietro gli eventi di 30 anni prima…
Non stento a credere che il duo Gans-Avary abbia speso intere settimane chiuso in albergo a giocare i vari episodi della serie ma ciò ha creato effetti diametralmente opposti sul lavoro dei due artisti.
Mentre Gans è riuscito a catapultarsi in pieno nelle nebbiose location assicurando una fedele/inquietante trasposizione di personaggi, mostri, interni, esterni e avvenimenti chiave, così non è successo ad Avary che ha fornito la prova più opaca della sua carriera.
Ci troviamo di fronte alla classica dicotomia comune a molte pellicole di questo tipo, cui a una cornice spesso mozzafiato ed emozionante non corrispondono contenuti adeguati.
Cristophe Gans è in possesso di uno stile ricco, eccessivo e visionario che da sempre pone l’accento sull’atmosfera rispetto alla plausibilità.
Il trio regista-direttore della fotografia e scenografa svolge un ottimo lavoro dando vita a una serie di ambienti da incubo ben differenziati fra loro che faranno esultare di gioia i fan della serie videoludica, con ampio uso dell’intera palette cromatica e sfruttando a piene mani alcune risorse del digitale.
Meno bene i mostri di Patrick Tatopoulos che, seppur in netto miglioramento, appare ancora troppo legnoso e artificiale in certe soluzioni. Se l’arrivo di Pyramid Head e di altre note creature della saga verrà salutato con un boato dagli aficionados, è anche vero che l’uso eccessivo di computer graphic lascia comunque dubbiosi, in attesa di reali progressi tecnologici delle macchine e dei software impiegati. Un plauso comunque per il passo in avanti rispetto a certe opacissime prove del passato.
Cosa allora non funziona in una pellicola che è una gioia per gli occhi e che riesce a creare un’ottima atmosfera sospesa fra orrore e tensione?
Gran parte dei difetti sono imputabili allo script, con Gans e Avary che da un lato non si preoccupano di rendere comprensibile la vicenda a chi non abbia mai giocato il tutto e dall’altro canto affollano la sceneggiatura di una serie di infodump veramente eccessivi che servono solo ed esclusivamente ai feticisti della storyline videoludica.
L’abisso più nero si raggiunge con i dialoghi, fra i più brutti, banali e ridicoli nella recente storia dell’horror e chi, come il sottoscritto, fosse andato a vedere Silent Hill più per il nome di Roger Avary che per quello di Gans uscirà dalla sala incapace di credere a una simile caduta di stile.
Esigere dal pubblico più di 120 minuti di completa attenzione fra assenza di motivazioni, informazioni semi-criptate, continue dissolvenze al culmine delle scene più interessanti e frasi da fumetto di serie Z (per non menzionare il numero di volte, penso sia un record, che la madre ripete il nome della figlia) è veramente troppo e ridurre il tutto di almeno 30 minuti avrebbe reso il film più compatto e memorabile.
I primi due terzi non sono altro che il continuo, classico (e noioso) vagare dell’eroina di turno attraverso alcune situazioni e atmosfere da brivido senza che però accada molto o ci venga spiegato alcunché mentre nell’ultimo terzo della pellicola arriva inarrestabile un pesante overload di dati, fra flashback e climax che rischiano continuamente di cadere nel ridicolo ma che offrono anche una splendida epifania macabra come non se ne vedeva da qualche tempo.
Si ha la netta impressione che lo stile barocco di Cristophe Gans, una volta che riuscirà a essere controllato tramite una sceneggiatura adatta, saprà donarci qualche lavoro di peso all’interno del cinema horror, per ora continuiamo a considerarlo una eterna promessa che con questo Silent Hill ha saputo comunque regalare al pubblico una delle migliori trasposizioni da video game, indicando la via per i prossimi lavori di questo genere.
Collegamenti:
Sito Ufficiale
Intervista a Cristophe Gans
Roger Avary
Recensione Dead Inside
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Filmato:




















secondo me questa è la migliore trasposizione filmica di un videogioco... davvero un buon film!!!
RispondiEliminaa presto...
Miglior trasposizione, sicuramente, e grande atmosfera, sinistra, raccapricciante, con l'arrivo del buio che raggiunge picchi d'inquietudine davvero alti.
RispondiEliminaMa i dialoghi, i dialoghi, madò, che dialoghi...
D'accordo al 100% con Elv.
RispondiEliminaPS Secondo me ancora peggio dei dialoghi sono le motivazioni. Tipo quando la madre scappa dalla polizia senza alcuna ragione... °_°