IL PRESCELTO – THE WICKER MAN2006, Germania/USA, Colore, 102 min.
Regia: Neil LaBute
Soggetto/Sceneggiatura: Neil LaBute dalla sceneggiatura originale di Anthony Shaffer, 1973.
Produzione: Millennium Films, Nu-Image Films
Uno sceriffo, Edward Malmus, complice lo schiacciante senso di colpa che prova da quando ha assistito a un incidente stradale nel quale sono perite una madre e una bambina (e che pensa sia in parte colpa sua), cade in forte stato di depressione e cerca di uscirne decidendo di investigare sulla scomparsa di una bambina, figlia della sua ex ragazza.
Giunto sull’isola nella quale è scomparsa la piccola, egli si imbatte in una società matriarcale, dedita a misteriosi riti pagani e poco disposta a collaborare alle indagini.
Lo sceriffo cercherà di penetrare il muro di silenzio e ostilità ma finirà con il rimanere invischiato sempre più nello strano rituale dell’Uomo di Vimini fino al conflitto finale che spiegherà le reali motivazioni degli abitanti dell’isola.
The Wicker Man appartiene a quel ristretto gruppo di film che si pensano al riparo da copiature, remake, re-imagining o reboot che dir si voglia. O meglio, fino a qualche tempo fa si pensava che potesse esistere un simile gruppo, ma i fatti mi hanno dato evidentemente torto marcio, visto che basta il primo Neil LaBute di passaggio per asfaltare uno dei capisaldi del genere.
In realtà in questo caso di tutto si può parlare tranne che di rifacimento, in quanto quel che attua lo smarrito regista con la benedizione del suo produttore-squalo di riferimento è un totale, completo stravolgimento dell’opera della premiata ditta Hardy/Shaffer.
La distorsione coinvolge ogni ambito del lungometraggio e sembra quasi sistematica, fortemente voluta e pianificata.
Quale regista meno adatto a un progetto del genere poteva esserci di un LaBute da sempre alle prese con microdipinti dei panni sporchi della media borghesia americana, fra conflitti sessuali e tradimenti d’amicizia?
Questo filmaker 42enne rivolta lo script originale a partire, chiaramente, dai personaggi principali. Ecco quindi che Nicolas Cage/Edward Malus veste (con la consueta recitazione urlatissima e il faccione con gli occhioni, ma a lui continuerò a perdonare sempre tutto, per simpatia) i panni di un uomo non più mosso da una fede e un rigore morale ferrei ma che invece investiga sugli strani riti di Summerisle unicamente sull’onda dell’ormai stra-abusato meccanismo del trauma, perno fondante di ogni media sceneggiatura a stelle e strisce.
Viene a mancare quindi uno degli aspetti più importanti della vicenda, quello scontro fra due mondi diametralmente opposti eppure simili nella loro cieca adesione a un sistema religioso dogmatico, sia esso di stampo cristiano o improntato a un generico paganesimo.
Privato della fede, a Malus non resta che coprirsi ancora di più con distintivi e uniformi, finendo con il rappresentare una fantomatica Legge Razionale (maschia e virile) che si incarna inevitabilmente con gli Stati Uniti d’America.
Impostato in questo modo, il film diventa un fastidioso coacervo di banalità, un manifesto delle mille piccole paure e ansie americane, spaziando dalla fobia del terrorismo ad antiche angosce di castrazione…
Quella che nel film originale veniva dipinta come una società DIVERSA eppure FUNZIONALE e FELICE qui diventa una comunità matriarcale triste e grigia, piena di zelanti zeloti che architettano astrusi quanto efficaci sacrifici.
Dove sono finiti i balli orgiastici, le musiche stupende, la gioia di vivere, il riso sfrenato del 1973?
Giù nella fogna di un modo di sceneggiare (e quindi vedere la realtà) per opposizioni e certezze, di bianchi e neri che stanno ormai diventando il solo modo di intendere e dipingere il reale per larga parte della cultura occidentale.
Ecco quindi che il sagace e sulfureo capo della comunità (la migliore interpretazione della carriera di Christopher Lee nell’originale…) diventa una matrona impassibile, avvolta in una cupa cappa di sarcasmo e superiorità, pronta a usar le forbici con cui pota la siepe in ben altro modo.
Ecco che al posto dell’eroticissima Britt Ekland troviamo una Kate Beahan qualunque, tutta tentennamenti e canotti al posto delle labbra.
Cage è un attore che dovrebbe accettare solo determinati ruoli, qui girovaga per lunghi minuti nell’isola sbracciando il telefonino in aria, senza metodo investigativo e senza mai capire nulla di ciò che vede, capace solo di cascare in mille botole, agitarsi infuriato o sgranare gli occhi spiritati.
Non c’è nessun crescendo di atmosfera, nessun progredire di indagini e complotti fino ad arrivare al finale (per fortuna uguale a quello di 33 anni prima ed è il momento migliore del film) che, purtroppo, viene guastato da un post-ending così didascalico e ridondante da risultare un insulto all’intelligenza di qualsiasi spettatore.
Quel che allora era anomalo, strano e affascinante ora è comico, urlato e confuso.
Evitatelo come la peste, cercate l’originale capolavoro nei negozi import.
Pattume indifendibile, zero stelle.
Collegamenti:
Sito ufficiale
Intervista a Neil LaBute
Cagefactor
Filmato:
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6 commenti:
ma secondo me, a giudicare dalla faccia, nicola gabbia deve avercelo davvero un trauma.
Più che altro lo provoca agli altri, il trauma...
Mi domando come riescano a salvare l'impatto del finale avendo rimosso l'elemento della fede del protagonista.
Davvero maledetto, quindi, THe Wicker Man - prima maltrattato in maniera terminale nell'originale, e poi rifatto in stile Big Mac...
Trattasi soprattutto della differenza fondamentale tra inglesi e americani:i secondi sono un sottoprodotto dei primi.
La perfida Albione,culturalmente,discende da Shakespeare,lo zio Sam da J.Edgar Hoover.
Son due concetti diversi di paranoia.
Ossequi.
cage può essere sopportabile, ma il più delle volte il film che lo circonda, o e lui che sta nel film?, è un accozzagia di fotogrammi, di braccia strappate all'agricoltura meno nobile. e non si può dire che anche lui deve campare, perchè credo che campi meglio di noi....
giudizio critico: tavanata galattica!
Ottima recensione, ti quoto al cento per cento... "The wicker man" non è stato "rifatto", è stato ASFALTATO.
Sob...
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