giovedì 30 luglio 2009

Deadgirl

Deadgirl_torture_porn_locandina_poster_immagine_pictureDEADGIRL
2008, USA, colore, 101 minuti
Regia: Marcel Sarmiento e Gadi Harel
Soggetto/Sceneggiatura: Trent Haaga
Produzione: Hollywoodmade

Due ragazzi, autentici loser nel loro college, un giorno, mentre sono in giro dopo aver saltato le lezioni, entrano in una vecchia clinica ormai abbandonata e in rovina.
Nei sotterranei trovano, chiusa in una stanza e legata a un letto, una ragazza.

Dopo alcuni incidenti e in seguito a un esame più approfondito, i due scoprono che la ragazza è una creatura molto particolare: non muore nemmeno se le si spara con una pistola e, se liberata, è molto, molto aggressiva.

Di fronte a queste evidenze sorgono i primi contrasti fra i due amici: uno, più "pragmatico", intende abusare della ragazza come perfetta schiava sessuale e l'altro, più romantico, intende opporsi a questa decisione.

Altri ragazzi si aggiungeranno a complicare la vicenda fino a quando...

Deadgirl è un classico esempio di un ottimo soggetto rovinato da una sceneggiatura malscritta e da una regia amatoriale.
Abbiamo una situazione insolita che, seppur in evidente debito nei confronti dell'intera scena torture-porn odierna, riesce a svoltare ben presto in territori più anomali e si rimane intrigati da alcune delle scelte e delle situazioni presentate.

Purtroppo, non spendendo nessuna energia a costruire qualche personaggio adeguatamente sfaccettato, diventa, man mano che ci inoltriamo nella visione, molto difficile provare simpatia per le parti in gioco: i due ragazzi sono troppo stupidi e perdenti per esercitare il fascino del torturatore senza scrupoli o del romantico debole ma in grado di reagire al momento giusto, gli altri studenti sono poco più che macchiette e la ragazzamorta, beh, la ragazzamorta è un semplice oggetto, che diventa progressivamente sempre più sporco, lacero, bisunto e vagamente antipatico.

Di conseguenza, essendo impossibile una identificazione di qualsiasi segno, sopravviene spesso la sensazione di un voyeurismo della più bassa specie, disinteressato e vagamente annoiato da alcune scelte di regia e, in particolare, di fotografia, con un Harris Charalambous che abusa costantemente dell'oscurità, rendendo in pratica il quadro indecifrabile ogni volta che ci si avventura nella tenebrosa stanza delle torture.

Gli attori coinvolti, in particolare i due protagonisti, sfornano delle buone prove che vanno a controbilanciare i difetti suddetti e c'è anche da sottolineare che la trama, fino al finale di marca reazionaria, evita quasi tutte le svolte più prevedibili, lasciandoci con la sensazione che una maggiore attenzione nei confronti dei dialoghi e della logica interna, associata a qualche soldino in più nel budget, avrebbe potuto garantire ben altra riuscita.

Vi sono purtroppo dei guasti psico-logici così profondi che potrebbero disgustare a fondo chiunque creda in "la sceneggiatura prima di tutto e sopra ogni altra cosa" e non posso dilungarmi oltre in quanto entrerei in profonda zona spoiler.
Mi pare davvero un peccato che si commetta la leggerezza, di fronte a una situazione come questa, di dipingere i teen ager americano come delle macchine settate al sesso a ogni costo, che non riescono nemmeno a porsi eventuali dilemmi morali di fronte a stupro e violenza, perché con altri tipi di psicologie a disposizione l'intera vicenda ne avrebbe guadagnato.
Così invece ci ritroviamo a spiare dal buco della serratura e un minuto proviamo un minimo di colpa e l'altro minuto invece siamo ammirati di fronte a qualche scena particolarmente dura o riuscita, ma troppe volte c'è la convinzione che il regista abbia cercato lo scandalo per lo scandalo, lo shock per lo shock senza altri tipo di pensiero in testa.

La descrizione, la messa in scena della violenza, dello stupro, del ridurre il prossimo a oggetto, l'ho già ribadito alcune volte, funziona molto, molto di più quando vi è un punto di vista, una morale, una scelta etica qualsiasi da parte del regista. Scelta etica che poi, inevitabilmente, condiziona l'estetica, i tempi e i modi della rappresentazione di detta violenza.
Anche quando non comprendiamo tale etica, in quanto distante da noi per cultura, religione, razza, sesso o che altro, essa trapela e permea tutto il quadro.

Se invece viene a mancare un pensiero, una serie di intenti e di schieramenti morali, il massimo che possiamo raggiungere qualche bel quadretto pre-raffaelita, qualche facciata liberty ben realizzata ma priva di anima.
Questo, ovviamente, non è il caso di Deadgirl, i cui realizzatori non hanno sufficiente perizia tecnica per arrivare anche solo a questo livello.

Restano quindi alcuni buoni momenti di recitazione, la strana vicenda di partenza, un vago senso d'insoluto e la coraggiosa prova di Jenny Spain che riesce a prestare il suo corpo a ogni tipo di abuso dando la sensazione di non essere mai "presente" dentro di esso. probabilmente troppo poco per la maggioranza degli appassionati, abbastanza per il sottoscritto per non premere il tasto di fast forward o troncare la visione dopo i primi, canonici 30 minuti.

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11 commenti:

  1. Visto male e per vie traverse, altro chiodo alla bara del mio sempre più scarso interesse per l'orrore cinematografico, e sì, interrotto a neanche quaranta minuti con il classico "Andiamo a farci un gelato e poi quattro passi?"(coro di assensi).

    Quasi offensivo poi, il riferimento nel trailer a "the horror of growing up".

    Chi ha prodotto questo squallido affare non ha idea di quali siano i veri, autentici orrori del crescere.
    E se anche riuscisse ad immaginarli, non sarebbe in grado di farci un film.

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  2. Conclusa la visione di Deadgirl faccio due accostamenti che suggeriscono altrettanti spunti.
    Il primo: ultimamente si moltiplicano personaggi che cercano disperatamente di trovare idee originali nel filone zombie e che nel 90 per cento dei casi sono dei totali fallimenti, a partire dalla sceneggiatura (vedi tipologia House of the Dead, Zombieland).
    Invece questo film mi ha dato quella piacevole sensazione di trovarmi finalmente di fronte ad una idea nuova. Apprezzo molto, per esempio, che nessuno di quelli che hanno incatenato la ragazza sia mai saltato fuori o nessuno abbia spiegato che cosa ci facesse lì. Si immagina che qualcuno abbia passato brutti momenti e abbia fatto una scelta, a un certo punto...
    L'accostamento di cui sopra lo faccio con un altro esempio di idea nuova e straordinaria nel genere che è quella di "I, ZOMBIE" che nel suo essere film a basso costo racchiude ogni sua caratteristica positiva.
    E' infatti proprio quando la regia di Deadgirl è costretta ad usare gli effetti e ad avvicinarsi necessariamente ad uno svolgimento vero e proprio che il tutto rischia di arrotolarsi su se stesso. E per questa paura che la sceneggiatura tira dritto verso la fine, accelerando come un corridore che arriva UN Pò LUNGO e prova a tenere su il tono facendosi salvare dalle note dei Liars.
    Il secondo accostamento, che invece valorizza questo film è quello con pellicole inguardabili e spocchiose come Jennifer's Body. Finalmente in Deadgirl l'adolescenza viene fuori come personalmente la vedo. Un periodo di confusione, dubbi morali, perversioni e sensi di colpa, critiche spietate nei confronti degli adulti e azioni sbagliate.
    E' vero, ho trovato inadeguata la scena del doppio amplesso che porta all' INCIDENTE durante la fellatio e il rischio è proprio quello di vedere i protagonisti come "macchine settate al sesso ad ogni costo".
    Nel complesso, l'idea mi è piaciuta tanto da farmi arrivare a seguire fino alla fine. Mi ricorda un pò ZOMBIE HONEYMOON, cioè forse c'è una morale, non l'ho capita ma mi sono divertito. Lo conservo lo stesso.

    Un caro saluto

    Michele - Tarta11

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  3. Vabbè ma madonna il livello dei commenti è ultimamente così in ascesa che comincio davvero a esaltarmi per come intervenite!
    Grazie Michele, annotazioni importanti che si aggiungono alla recensione, passa ancora da queste parti!

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  4. SPOILER ALERT!
    Ho appena finito di vederlo... ti dirò invece, Elvezio, che a me l'etica del regista è sembrata bella evidente. Il nucleo del discorso non va cercato nel contesto sessuale: c'è molto più nelle parole di JT, "qui comandiamo noi, mentre fuori siamo carne da macello". I protagonisti vivono in un mondo rovesciato, un mondo in cui hanno potere assoluto per la prima volta... e ovviamente lo usano in modo sbagliato. Lo vedo più come un film sulla catena alimentare sociale e i rapporti di forza: pensa alla scena in cui JT e Wheeler vengono picchiati dalla donna che vorrebbero zombificare. Sarebbe gratuita... quasi comica, senza questa chiave di lettura. Il mondo "là fuori" picchia in testa ai più deboli. I più deboli, però, quando hanno l'occasione di creare un mondo, lo fanno a immagine e somiglianza della prigione in cui vivono tutti i giorni... perché tutto parte dalla convinzione (molto realistica, nella resa del pensiero adolescenziale) che "tanto non potremo mai essere diversi e il mondo non lo sarà". Il film ha una marca e un finale di un certo tipo perché il succo del pensiero reazionario è che il mondo non cambierà mai, puoi solo scavare un angolo in cui adattarti. E l'idea del giovane teenager che si ribella a questa cosa è un falso storico, in un'età in cui accetti te stesso fino a un certo punto e ripeti il ritornello del "tanto andrà sempre così".
    Tant'è che, guarda, una delle cose che rimprovero al film è di aver comunque preso degli attori già troppo infighettati per la parte e di aver reso - su questo sì, hai ragione - troppo, troppo rapida la caduta di alcuni di essi.

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  5. Commento che non condivido ma molto, molto interessante.
    Così come sarebbe molto interessante un film che parta da quanto dici, girato con consapevolezza, tecnica e budget medio alti.

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  6. Concordo con le osservazioni di Hanuman.

    davvero vi sorprende che questi ragazzi ci abbiano messo così poco a farsi trascinare nella logica dello stupro di gruppo?
    Personalmente non ho trovato la cosa poco realistica, mi è sembrato anzi di rivedere "Il Branco" di Risi, notoriamente ispirato a fatti realmente accaduti, in versione "con zombie". Temo che, per quanto la cosa possa e debba ispirarci ripugnanza, un comportamento di questo tipo, stante un contesto isolato e l'instaurazione di una relazione simile tra i criminali coinvolti (i ragazzi diventano di fatto una piccola corte, con tanto di gerarchie lupine), sia molto plausibile.
    Non penso che il film dipinga i giovani maschi americani come macchine assetate di sesso, perché trovo più utile partire dall'idea che il sesso - almeno inteso come attività volta a ottenere piacere - c'entri relativamente poco con lo stupro in generale e con lo stupro di gruppo in particolare. Il fatto che Deadgirl sia morta, visibilmente e chiaramente morta, mi pare servire questa prospettiva nel momento in cui i ragazzi usano la sua non-umanità, il suo supposto essere "inanimata" per legittimare il proprio diritto a utilizzarla, a prescindere totalmente da lei per concentrarsi su quello che il suo corpo significa all'interno di una relazione tra loro in primo luogo, tra loro e il mondo esterno in secondo luogo.
    L'idea migliore del film, per come la vedo, è nel suggerire un contatto sotterraneo tra la fantasia della schiava sessuale, un puro oggetto con cui nulla va negoziato, e quella necrofila, di azione su un corpo "vuoto" di anima e totalmente manipolabile. Partendo da questa intuizione il film si limita a descrivere il fallimentare tentativo di costruzione dell'identità di un gruppetto di giovani maschi senza prospettive, senza contatti complessi con le donne (assenti, irraggiungibili, non conoscibili), senza esperienza che non sia violenta con il mondo ulteriore alla loro gang di sfigati. Per come la vedo il discorso fila, insomma.
    Che poi il film capitalizzi un soggetto in fortissimo odore di exploitation credo sia vero, ma non ho trovato il gioco così fine a se stesso.

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  7. Quando due persone che stimo, di seguito, fanno osservazioni di questo tipo io per natura penso subito di non aver prestato abbastanza attenzione durante la visione del film.
    Continuo a non condividere ma a questo punto quanto prima (ehm, devo... recuperare il tutto) conto di vedere nuovamente il lungometraggio, proprio "per colpa" di Hanuman e Agony Aunt, cui vanno ringraziamenti e maledizioni assortite...

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  8. eheh, grazie mille per l'attestato di stima che mi fa sempre piacere :)

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  9. Se poi ti fa schifo di nuovo - o di più - mi sentirò un sacco in colpa, però.
    Lo rivedrò anche io, comunque. :)

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  10. No no, voi due vi dovete sentire in colpa a prescindere, perché con tutto il megafracasso di roba che devo ancora vedere per la prima vola mi mettete i tarli e le incertezze su delle pellicole che avevo ormai cancellato mentalmente ed elettronicamente, maledizione...

    ;)

    Prossimo passo: recuperare gli ultimi 4 o 5 Dario Argento e riconsiderare il "Maestro", già lo so...

    Barzelletta del giorno: ho appena saputo che in Italia il (brutto) remake di The Stepfather l'hanno intitolato "Il Segreto di David"... Non c'è davvero speranza...

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  11. Ok, Agony, operazione riuscita! ora pronti a scrivere commenti entusiastici su: "La terza madre" e "Hostel 2" :D

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