MARTYRS2008, Francia/Canada, colore, 97 minuti
Regia: Pascal Laugier
Soggetto/Sceneggiatura: Pascal Laugier
Produzione:
Una zona industriale desolata, abbandonata, in rovina.
Improvvisamente una bambina, malconcia e sanguinante, esce da un edificio e scappa, urlando e piangendo.
Viene quindi ospitata presso un orfanotrofio, mentre le autorità cercano di capire cosa sia successo: era tenuta segregata in una stanza, veniva nutrita a stento da degli aguzzini non identificati che la torturavano quotidianamente.
In orfanotrofio Lucie stenta a recuperare l’equilibrio mentale, ha continui incubi, è perseguitata da una folle creatura selvaggia e non socializza con nessuno, sviluppando una preoccupante tendenza all’automutilazione.
L’unica bambina che riesce a penetrare questo isolamento è Anna, che in breve tempo diventa la migliore amica di Lucie.
Dissolvenza e balzo in avanti di 15 anni.
Una tranquilla villa fuori città, con una famiglia modello che è riunita a tavola. Suonano alla porta, il capofamiglia apre, Lucie entra in casa e inizia a sterminare tutti quanti, convinta di aver finalmente identificato i suoi aguzzini.
Anna attende sue notizie, pronta ad aiutare la sua amica in ogni frangente e decisione.
È solo l’inizio, l’allucinante e ansiogeno inizio di un incubo che per ogni minuto che passa compirà un ulteriore, devastante giro di vite, fino all’insostenibile finale…
Nei titoli di coda di Martyrs, fuor di dubbio il film horror più importante degli ultimi anni, oltre a ringraziare Karim “Subconscious Cruelty” Hussain, viene specificata una dedica a Dario Argento.
Supponiamo che l’autore si riferisca al lucido architetto della violenza degli anni settanta e non al pallido fantasma di se stesso che continua ad ammorbarci da decenni con una serie di film uno più brutto dell’altro.
Ma se anche riferendosi al Dario Argento del periodo d’oro, la dedica sbaglia il bersaglio. Questo capolavoro, che suggella una volta per tutte la leadership mondiale della Francia nell’horror, dovrebbe essere idealmente dedicato a Clive Barker.
Già, perché Martyrs supera a 180 km/h l'epopea hellraiseriana, e la supera a destra, con una manovra tanto spericolata quanto vietata.
Pascal Laugier approfondisce, migliora, esaspera, rende infine definitive le intuizioni barkeriane, sovvertendole e politicizzandole, senza mai far pesare o prevalere il sottotesto sul testo.
Testo che è, senza se e senza ma, il più atroce Libro di Sangue che sia mai stato scritto in tempi recenti, una terribile, angosciante, asfissiante discesa al paradiso, una discesa che riserva continue svolte e cambi di velocità in un gioco a incastri perfetto, nel quale ogni nuovo innesto, ogni nuovo cambio di paradigma getta luce e nobilita quanto accaduto in precedenza.
Può essere vero, anzi è sicuramente vero che molti cineasti orientali piazzano su grande schermo una serie di atrocità più estreme di quanto vi aspetta in questa pietra miliare, ma vuoi per la distanza socioculturale, vuoi per una assuefazione ai loro estremi, vuoi ancora per una ironia e grottesco sempre pronti a far capolino, la violenza e la potenza delle loro visioni ne esce diluita, alterata, attutita.
Cosa che non avviene in questo manifesto contro il postmodernismo, in questo deserto di sangue nel quale non è ammessa, dal primo all’ultimo minuto, la minima emozione positiva, il minimo accenno di ironia o ammiccamenti, la più flebile speranza.
Pugni in pancia e in faccia, chiodi in testa, scuoiamenti, vomito, piscio, sangue e lacrime sono riversati a fiumi con una serietà assoluta, con una potenza visionaria che non offre allo spettatore impreparato il minimo appiglio per accennare il solito sorriso risaputo e, girandosi verso i suoi amichetti cinefili, confortarli e rassicurarsi con qualche battutina.
Quando i calci nello stomaco si susseguono a un ritmo così frenetico, diventa difficile rifiatare per raccontare qualche barzelletta, rimane solo da gemere e continuare a guardare fino alla fine.
E la fine, una volta tanto, non lascia scontenti, anzi è il perfetto epitaffio, la punch line ideale, l’unica conclusione possibile per questa Divina Commedia della Zona Negativa.
Non si può più uscire a riveder le stelle, il Primo Motore si nasconde sottoterra, negli ingranaggi della Configurazione del Lamento ed esige un sacrificio più significativo che una passeggiata all’Inferno.
Sono così tanti i momenti in cui Martyrs muta pelle che, prima della trasfigurazione finale, non si ha mai idea di che razza di animale possa uscire da questa sublime, dolorosa, doverosa incubazione.
Dal torturato bruco ansiogeno alla crisalide-vendetta fino alla mistica farfalla di sangue, l’occhio non riesce a staccarsi anche se dovrebbe, moralmente, pena un certo grado di adesione e consenso, anche (soprattutto) involontario, al progetto elitario, da spietata Camarilla dipinto da Laugier.
Dovremmo uscire dalla sala, spegnere il televisore, chiudere gli occhi, ribellarci in qualche modo.
E invece rimaniamo incollati allo schermo, il nostro sguardo che cerca lo sguardo della povera, sventurata, fortunatissima Anna per cercare di capire, per cogliere l’attimo definitivo e fondante.
Dio e la borghesia, le due idre che pensavamo (speravamo) di aver sterminato senza in realtà aver mai agito in tal senso, fanno rispuntare le loro maledette teste e sono l’ideale vettore del dolore, il definitivo agente della violenza, il supremo potere in grado di decidere e somministrare, l’autorità autogiustificante che può e quindi fa.
Se riuscite a fare le debite proporzioni, capirete che stiamo giocando dalle parti di Salò, per poi deviare altrove.
E disperate, voi che ancora avete qualche speranza, perché non ci sono entità o enti superiori cui riferirsi o appellarsi.
Che Pascal Laugier riesca ad amministrare tale materiale con una consapevolezza e una maturità di livello così alto, dopo l’interessante ma irrisolto e discontinuo Saint Ange lascia basiti.
Il suo è il linguaggio secco, robotico, programmatico e programmato, visionario e inesorabile di una Flannery O’Connor o, per altri versi, di una Agota Kristof, un atroce caterpillar che non ammette rallentamenti o deviazioni di sorta e che, se lo seguirete, vi porterà ad accettare il sublime che si confonde con il terribile, la tortura e la prigionia che vi libereranno, la violenza e il dolore che vi trasformeranno in oltreuomini.
Anzi, in oltre-oltreuomini.
Un Grande Fratello colorato di sangue invece che di grigio, una Arancia Meccanica che vi lacererà le palpebre tanto ve le terrà spalancate, un Vicious Cabaret che danza al suono del Paradigma di Mishima.
Non è l’Anarchia che libera e riempie di gioia l’uomo, ma il più cattivo, spietato, indifferente dei talloni d’acciaio.
Tutta la recente filmografia francese è stata una lucida, feroce traiettoria che ha portato a questo altissimo esito, a questa pellicola che, in un altro tipo di mondo, con altri tipi di percezioni e con uno studio più serio della materia, segnerebbe un punto di non ritorno per l’horror e un capitolo con il quale qualunque autore che voglia dialogare con il genere dovrebbe confrontarsi a fondo.
Ma questo è il mondo di Marcus Nispel e di Zack Snyder, del metacinema e dei fan, delle citazioni e delle seghe: i discorsi seri e la lucidità non lo abitano e le rare volte che compaiono fanno pochissima presa.
E si corre davvero il rischio che Martyrs faccia poca presa: verrà metabolizzato, remakizzato, imbellettato, accorpato allo Splat Pack e al genere torture porn, nullificato proprio dai poteri di cui discute in modo così critico.
Si corre il rischio che l’ennesimo Roth di turno, non capendo un beneamato cazzo, pensi di replicarne in qualche modo contenuti e modalità, finendo con il girare una confusa e approssimativa explo-pornografia, elemento DEL TUTTO assente da Martyrs.
Ovviamente un film del genere non lo si filma così lucidamente, con tale potenza, senza il superbo apporto di ogni elemento di cast e crew, dalle due magnifiche, bellissime e bravissime attrici a un uso del sonoro che meriterebbe una recensione a parte, dal make up di Benoît Lestang fino al tappeto sonoro dei Seppuku Paradigm, dalla buona (ma certo non perfetta) sceneggiatura (del regista stesso), così parca di parole specie nell’ultima parte fino ovviamente alla fotografia esasperata e ferrosa di Stéphane Martin e Nathalie Moliavko-Visotzky.
E senza mai dimenticare l’aspetto tecnico che brilla e sovrasta ogni altro, ovvero il montaggio killer di Sébastien Prangère, che è quasi sempre preciso al milionesimo di secondo, innaturale.
Tutto questo fornisce alla regia di Laugier, così attenta ai particolari, così ben disposta a far parlare hitchcockianamente/argentianamente gli oggetti più che le persone, l’ideale campo di battaglia per mettere in scena un film che non è possibile, non è davvero possibile ignorare se si vuole discutere del futuro di questo genere.
Capolavoro, da vedere e rivedere senza tregua, ripetendo anticravenianamente a se stessi: This is NOT a movie, this is NOT a movie!
Collegamenti:
Sito Ufficiale
Ottima recensione di Lenny Nero
L'idea di martirio e i suoi interpreti
Recensione Cinemorto
Il dolore
Recensione Cangaceiro
Seppuku Paradigm
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Filmato:















30 commenti:
Come al solito Elv, una rece da leggere tutto d'un fiato, complimenti :)
Un film che non lascia nulla all'immaginazione, non mi sentivo così male dai tempi di "À l'intérieur", devastante.
Leggo da wiki a proposito delle intenzioni future di Laugier:"Pascal Laugier has confirmed in an interview that he is currently in the middle of negotiating the rights for Martyrs to be remade in America." non commento questa scellerata decisione, spero rinsavisca
Grazie Ranx.
Dici "spero rinsavisca"...
Vedi, in realtà siamo noi i "pazzi".
Il denaro è il valore fondamentale e dominante.
Fonda la realtà, i rapporti fra le persone, fra le cose, fra le società. Ormai è l'unico discorso possibile.
Uno dei meccanismi di reazione preferita da parte del potere è quello di delegittimare tramite l'etichetta della "follia" e quindi chiunque non si venda è un pazzo, un folle o un coglione.
Hanno fatto passare, hanno importo una delle retoriche più odiose, quella che "chiunque ha un prezzo" e l'hanno imposta in modo così ossessivo che sembra vera anche a quei pochi come noni che non aderiscono.
Ci hanno fatto sembrare normale che l'arte debba obbedire agli stessi meccanismi dell'ortofrutta, quando spesso non è stato così in passato.
E non è così nemmeno ora, ci sono molte persone che non si sono "vendute".
Ma questa visione ha vinto e non si può organizzare più nessuna considerazione etica, morale, non più, anzi, non è mai stato possibile, perlomeno da circa 2500 anni, da quando l'etica è stata separata e isolata.
Quindi Laugier in effetti è "rinsavito" accettando i dollaroni degli americani e tu sei il pazzo a dire il contrario.
Ci vediamo nella cameretta riposante dalle pareti imbottite! Porta i pastelli che disegniamo i pupazzi...
Quando ti esalti così tanto mi fai paura, perché provo sempre un timore esagerato di rimanere deluso dopo tutto il popò di roba che hai detto. :)
Resta comunque il fatto che Martyrs è uno dei film che attendo con più curiosità.
figata...forse esce ad aprile al cinema.
Che fior fior di recensione e sfoggio di entusiasmo. ;)
Quel che penso l'hai letto o te l'ho comunicato in altri frangenti.
Aggiungo che mi è piaciuto molto il paragone con la Kristof (e immagino la sua trilogia della città di K.).
Non so se mi turbi di più il remake di Hellraiser, affidato a Laugier, di cui son circolate foto che testimoniano un make-up a mio giudizio pessimo per Pinhead, o il fatto che Laugier svenda Martyrs.
Qualunque "cosa" ne esca dai filtri di Hollywood non potrà mai eguagliare questo macigno, così distante da qualsiasi sentire mainstream, così viscerale e per nulla preconfezionato.
Una rabbia simile non potrà mai essere ricalcata secondo i canoni dell'horror americano.
Non so chi si occuperebbe del remake, ma giuro che se saltano fuori nomi come Nispel o Bay metto a ferro e fuoco Hollywood. :)
Un'ultima nota a margine, ma non tanto inessenziale per un potenziale target al cinema per Martyrs: ad Aprile esce nei cinema? Ne siete ancora sicuri?
Peccato che in Francia sia già disponibile in dvd e a giorni, con un click e soli 15euro lo si possa acquistare online sui soliti siti.
Se lo procrastinano ancora succederà come per REC, uscito al cinema quasi in contemporanea con Quarantine!
A l'intérieur me lo son fatto prendere a Parigi, Frontières l'ho preso a Losanna (pagandolo meno che qua e con un packaging 100 volte migliore).
Altri film li ho acquistati online via UK mentre qui dovevano ancora uscire (e, assurdamente, risparmiando!!!) o erano appena usciti.
Ma come diavolo funziona la distribuzione in Italia?
Pensano di vivere ancora in un paesino isolato di 100 abitanti?
Ultimamente al cinema sono usciti residuati di uno se non due anni fa!
Eden Lake era previsto questa settimana, per esempio. Vedremo che destino avrà. Di fatto lo si poteva acquistare da tempo allo stesso prezzo che una coppia spende al cinema.
E per Martyrs non la vedo bene.
Per altro sul sito della casa distributrice si parla pure di titolo provvisorio. Già tremo.
Che bello vedere che ogni tanto Elvis apprezza alla grande un film!
Dev'essere proprio bello 'sto Martyrs... perchè non so il francese, cazzarola?
:-)
Ci sono sottotitoli in inglese.
Comunque a ben pensarci l'eventuale svendita di Laugier sarebbe estremamente coerente con quanto da lui narrato: gli energumeni entrano nella stanza e fanno quel che vogliono...
Salve Elvezio, volevo farle i complimenti per la recensione di Martyrs, una lettura fantastica!!
Ho qualche news per te e per gli amici del blog. Martyrs dovrebbe uscire a fine Aprile, tra un paio di settimane sarà online il sito ufficiale italiano, www.martyrs.it, mentre sul sito della VIDEA-CDE www.videa-cde.it per il momento è possibile vedere il trailer ufficiale italiano.
Quindi il consiglio che posso darvi è di pazientare ancora un po' e andare al cinema ad Aprile perché è un film che merita d'esser visto al cinema
un saluto a tutti
Caro anonimo molto informato, finchè non lo vedo al cinema non ci credo, ma sembrano informazioni ben circostanziate.
Sarebbe proprio un'ottima notizia.
Ho già una carovana di gente che minaccio da mesi con la visione di Martyrs.
Assolutamente ideale per testare la solidità delle coppie. :)
(Ricordo che per un film a forte impatto emotivo come Mysterious Skin ho quasi rischiato il divorzio, con questo rischio di finire sui giornali...).
Io non vedo l'ora di godermelo (si fa per dire) pure al cinema visto anche l'eccezionale sonoro.
Anch'io aspetto volentieri l'uscita cinematografica, con la raccomandazione che sia assicurata la visibilità del film anche nelle piccole città (leggi: distribuzione decente) e in copia integrale (dal momento che sembra tornata in auge la scellerata idea di tagliare i film per i passaggi in sala, vedi "Halloween: the Beginning" - che era un pessimo film, ma non è questo il punto).
Ho appena comprato "Martyrs" in Blue-Ray su Amazon.com France (17 euro!). Dovrebbe arrivarmi tra tre-quattro giorni. Non vedo l'ora che arrivi quel momento, dopo questa recensione di Elvezio, poi...
Ne hai parlato così bene che oggi me lo sono trovato. La scena della ragazza con il fucile non ti ricorda questo?
http://www.youtube.com/watch?v=ImIv4AwfLAE&feature=channel_page
Ciao
Giuseppe
Sì, qualche somiglianza c'è,è vero! Anche se a me non interessa mai chi arriva prima e chi copia chi, importa chi riesce a fare le cose meglio (ovviamente per tanti motivi, a partire dalla produzione).
Tipo il rock che lo hanno inventato i neri ma i bianchi lo fanno quasi sempre meglio...
Chiaro, condivido.
Quello su you tube l'ho fatto in casa, coinvolgndo le mie ragazze un pomeriggio di pioggia.
Ciao
Giuseppe
Beh, però, pensavo fosse un prodotto indie con un certo lavoro dietro, se lo hai fatto in quelle condizioni allora no, tanto di cappello davvero!
Recensione superba come al solito.
Dopo un periodo di allontanamento dal genere questo Martyrs mi ci ha riavvicinato di peso;davvero, era tantissimo tempo che non apprezzavo un horror a tal punto e che non vi ritrovavo una tale profondità.
Attendo ansiosamente una seconda visione al cinema.
Mi permetto di puntualizzare due cose:
1) L'unica cosa che accomuna questo film a Frontiers è l'essere stato prodotto nello stesso paese.
Frontiers è la centocinquantesima replica di un film che era già idiota di suo (Non aprite quella porta).
2) Il fatto che vengano mostrate delle torture e che al regista sia stato proposto di rifare Hellraiser, non basta ad avvicinare questo film a Clive Barker.
Martyrs è il film che avrebbe girato oggi Dario Argento se non si fosse rincretinito.
Il suo stile si riconosce dopo poche scene, senza bisogno di leggere la dedica finale.
Questa almeno è la mia opinione.
Non mi pare sia stato accostato a Frontiers in questa sede.
Il paragone che ho fatto con Barker, ed è scritto, non riguarda le torture o la proposta del remake, di cui ho saputo solo dopo la pubblicazione della recensione.
In effetti nel post non si fanno nomi, però c'è scritto:
"Tutta la recente filmografia francese è stata una lucida, feroce traiettoria che ha portato a questo altissimo esito".
Mentre nella recensione di Frontieres c'è scritto "Frontière(s) è film importante non tanto e non solo per il suo valore in sé quanto soprattutto per il fatto che sancisce l’importanza assoluta della Francia in campo horror negli ultimi anni."
A me sembra di capire che tu abbia collocato entrambi i film in questo filone del nuovo horror francese.
Se ho interpretato male ti chiedo scusa; comunque la tendenza generale, anche su altri blog è proprio questa.
Infatti c'ero cascato in pieno e dopo la delusione di Frontieres avevo deciso di tenermi alla larga da qualsiasi horror francese per molti anni.
Infatti io Frontieres non lo accosterei a Martyrs ma ai film di Rob Zombie e Eli Roth (che per me valgono zero).
Però ti ringrazio per aver scritto questa appassionata recensione di Martyrs che mi ha fatto venire la curiosità di guardare questo film.
Come ho già scritto, Martyrs mi sembra completamente diverso da Frontieres. A me ha ricordato film come Suspiria o Inferno, anche se naturalmente contiene molta più violenza.
La dedica finale a Dario Argento sembrerebbe confermare questa mia impressione.
Per quanto riguarda Clive Barker, evidentemente in America qualcuno ha avuto la tua stessa intuizione, se è vero che hanno proposto al regista il remake di Hellraiser.
Secondo me i produttori hanno fatto un ragionamento molto banale: "in Martyrs le vittime vengono torturate per raggiungere la trasfigurazione; in Hellraiser le vittime venivano torturate per raggiungere il piacere (se non ricordo male). Facciamogli fare un remake, che questo con le torture ci sa fare".
Sicuramente il tuo accostamento a Clive Barker ha basi più profonde di queste, ma secondo me si basa comunque sul "testo" (tant'è che Clive Barker è uno scrittore più che un regista).
Il mio accostamento a Dario Argento (e quello di Laugier) si basa invece sullo stile cinematografico.
Sono due piani differenti che magari possono coesistere.
Ma scrivere come fai tu "anche riferendosi al Dario Argento del periodo d’oro, la dedica sbaglia il bersaglio." lo considero inesatto.
Secondo me il bersaglio è stato centrato in pieno e Laugier con quella dedica voleva dire: "Io con i miei colleghi macellai non c'entro niente. La mia è arte".
Ed io aggiungerei: l'arte nel cinema horror degli anni 70 l'ha portata Argento, non di certo Tobe Hooper.
Ma qui ovviamente torna di nuovo nel campo delle opinioni personali.
Questo lo considero un ottimo commento, pur non condividendone alcuni punti.
Direi che il fattore "produzione" è molto importante nel considerare un insieme di film, e produttivamente tutte queste pellicole rappresentano un grosso sforzo da parte di un singolo Paese, sforzo che non so nemmeno alla fine quanto sia stato premiato poi ai botteghini/rental, non ho le cifre.
Per quanto riguarda Barker sì, io mi riferivo ovviamente alla sua produzione intera e alla sua poetica, non certo alla mera tortura, che pare invece aver fulminato sulla via i pessimi Weinstein che provvederanno a far scomparire l'ennesimo talento.
Argento e Laugier mi paiono molto distanti sia come tecnica che ancor di più, come intenti e morale di fondo, ma qui, come dici tu, si entra nel personale.
Ribadisco però che ce ne fossero di commenti come il tuo, grazie.
Ho appena letto, in treno, una intervista in cui Laugier afferma che la sua principale fonte di ispirazione sarebbe stata Hostel, pensate un po'...
ciao a tutti, finalmente martyrs arriverà nei cinema a Giugno.
www.videa-cde.it e www.martyrs.it
A presto per eventuali anteprime
ciao
Ciao e grazie per la segnalazione. Il film uscirà in versione integrale? Che tipo di divieto avrà? 14? 18?
Gran bella recensione.
Il film l'ho visto ieri sera... pensavo di essere avvezzo ormai a tutto, e invece ti confesso che non ho passato una bella notte.
Stamattina svegliandomi ho avuto la sensazione di aver visto un film importante, un caposaldo con cui molti si dovranno confrontare per cercare solo di avvicinarsi alla sua poetica... incredibile in questo mare di sangue e lacrime è proprio "poetica" la parola che mi risuonava in testa, poetica della crudeltà, della sofferenza... ci devo ragionar a freddo... così a caldo dico film bellissimo e importante, se non rivoluzionario.
ciao Elvezio e ciao a tutti. il film ancora non è andato in censura.....personalmente mi aspetto un 18...poi chi lo sà??staremo a vedere...certo neanche in Francia pensavano che sarebbe stato censurato totalmente, con una revisone successiva ai 16anni dopo interpellanze al ministro e manifestazioni in piazza....
Che dici visti i tempi che corrono dovremmo prepararci al peggio???CMQ al momento non è previsto nessun taglio, a tal proposito potrei farti questa domanda, sai di casi in cui la censura abbia espresso parere totalmente negativo(non rilasciando il visto)e quindi sono stati richiesti tagli su pellicola (autorizzati solo dal regista)per l'uscita in sala?????
ciao a presto e buon ponte
Ciao a tutti.
Indovinate un po' chi viene citato in
www.martyrs.it
Complimenti (se la cosa ti interessa)!
Paolo
:)
Sì, avevo notato e ne sono molto contento, grazie!
L'unico motivo valido per aspettarlo al cinema è relativo al coinvolgimento sonoro. Per il resto il film di verbale ha ben poco, vi è solo da ammirare con quanta.. quanta maestria vi sentirete inchiodati per novanta minuti davanti lo schermo.
In lingua originale ha il suo fascino, credetemi, se possedete un buon impianto audio non esitate.
Dopo aver visto il film posso dire: grande recensione!
Una cosa chiedo, scusate se magari è stata detta: ma in quale epoca si svolge il film??...io direi 1975, dato le macchine e gli elettrodomestici che si intravedono. Magari non é importante saperlo...ma per me si.
Che strana domanda Sciamano! Ora che mi ci fai pensare, sembra che il regista abbia volutamente seminato indizi contraddittori. C'è in effetti qualcosa di "retro", ma altrettanto di inequivocabilmente contemporaneo; per esempio il rapporto genitori-figli degli aguzzini è troppo liberale per essere degli anni Settanta, dato che non si tratta di hippie; inoltre le pettinature dei ragazzini mi sembrano di oggi, in particolare il maschio è molto emo. ;)
D'altro canti gli arredi della casa (più che gli elettrodomestici, il mobilio) mi fanno pensare agli anni Ottanta...
Mi hanno riferito che il prologo é ambientato nel 1971, la vicenda invece si svolge 15 anni dopo..quindi negli anni 80. In effetti non é cosi evidente la cosa...mah, una seconda visione potrà chiarire. Ciao.
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