LE COLLINE HANNO GLI OCCHI 2(THE HILLS HAVE EYES II)
2007,USA, colore, 89 minuti
Regia: Martin Weisz
Soggetto/Sceneggiatura: Wes Craven, Jonathan Craven
Produzione: Fox Atomic
Alcune reclute della Guardia Nazionale dall'addestramento per nulla soddisfacente, in una missione di consegna di materiale, trovano il campo deserto e ricevono strane chiamate di aiuto attraverso la radio, chiamate che li guidano fino alle colline dove la famiglia Carter si era imbattuta nei mostruosi cannibali.
Lì i soldati penetreranno in un vasto sistema di tunnel e dovranno lottare contro un gruppo di mutanti particolarmente feroce…
Soporifero sequel del già non entusiasmante remake di Alexandre Aja, questo LCHGO2 subisce il fascino di pellicole quali Aliens o The Descent senza avere né la capacità di gestione delle scene di combattimento del primo né la comprensione di come si possa sfruttare in maniera geniale un set limitato del secondo.
Esistono, quando si parla di storytelling, due partiti che da sempre sostengono tesi opposte. C’è chi è pronto a giurare che è sempre la storia e non colui che la racconta e chi dice il contrario. Io appartengo alla seconda fazione e un film come questo mi sembra dimostrare ampiamente perché la seconda tesi mi paia più valida.
Sono stati girati parecchi buoni film con alla base un manipolo di soldati alle prese con dei nemici pericolosi in territorio ostile (I guerrieri della palude silenziosa, Black Hawk Down ecc ecc) e ogni volta l’abilità del regista riusciva a bypassare l’evidente banalità della storia offrendo soluzioni innovative, alto ritmo, scavo psicologico o qualsiasi altra cosa che potesse ovviare al senso di dejà vu insito in una trama del genere.
Martin Weisz (complici i compagni di merende della premiata ditta Craven & Son) ignora belluinamente ogni predecessore e casca in ogni possibile trappola senza nessuna possibile scusante.
Pessima galleria di personaggi che più stereotipati non si può e una serie di inspiegabili scene (mirabile quella d’apertura), volte unicamente a innalzare un tasso di violenza/gore che rimane però questione puramente epidermica e non riesce né a spaventare né a provocare reale disgusto o disturbo.
Presentati sbrigativamente i vari, monodimensionali protagonisti, si comincia ben presto il giochino del divide et impera e lo spettatore, che non è stato spinto a investire nessun tipo di coinvolgimento nei ragazzi, non riesce a provare paura o apprensione per le sorti dei poveri soldatini (fra i quali, fin dall’inizio, è ben chiaro chi riuscirà a rivedere la luce del sole) né d’altro canto, riesce a innescarsi nessun perverso meccanismo di schieramento per la fazione mostruosa.
Preparatevi quindi a vagare per un’oretta in giro per cunicoli sotterranei privi di qualsiasi senso di atmosfera claustrofobica e preparatevi anche all’ovvio, obbligatorio cambio di psicologia di uno dei personaggi principali, che da convinto pacifista si trasformerà nel cane di paglia di turno, guidando i nostri in una feroce lotta contro il mostro cattivo.
È un brutto, brutto momento per l’horror statunitense che non sembra in grado di uscire fuori da un loop di remake e sequel che badano solo a soddisfare l’elementare bisogno di trippa e tortura da parte di fans che hanno da tempo barattato ogni possibile istanza critica in cambio dei brividi facili e dell’effettaccio gratuito, in un gioco al rialzo che conduce il genere in un vicolo senza uscita, il tutto in nome del sacro motto “vogliamo un’ora e mezza di divertimento, nulla di più” che ha mietuto così tante vittime da ormai troppi decenni…
È a questo punto sempre più auspicabile una profonda crisi degli incassi che possa portare altrove l’interesse di determinate case di produzioni (e registi) e permettere al genere una riflessione più profonda in vista di un possibile rinascimento le cui direttive sono da tempo indicate, più o meno evidentemente, da alcuni prodotti di marca europea.
Sotto la media fotografia, montaggio e, strano a dirsi, il make up della KNB SFX, ma la principale responsabilità è della tremenda sceneggiatura di Wes e Jonathan Craven, mai in grado di reggersi in piedi da sola e che non si sforza nemmeno di ideare qualcosa per tenere incollati insieme i vari momenti di scontro e massacro, aggiungendo a questo danno la beffa di dialoghi lontani anni luce da ogni tentativo di di verosimiglianza, confermando la tremenda involuzione che ha colpito il già sopravvalutato Craven da qualche anno a questa parte.
Martin Weisz proviene dal mondo dei video musicali e lì dovrebbe tornare invece di continuare a fare noiosi danni all'horror contemporaneo.
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Bella critica, che condivido in toto.
RispondiEliminaPenso però che Craven non sia sopravvalutato, seppur in evidente calo artistico da qualche anno.
Confermo, veramente un film ignobile!
RispondiEliminaIl film è inguardabile, eppure il regista è lo stesso di Grimm Love, un film potentissimo e intrigante, purtroppo sepolto dalle cause giudiziarie in Germania. Ho ricevuto forte l'impressione che sia il classico film dei produttori e non del regista.
RispondiEliminaE' il film horror piu' brutto che abbia mai visto in vita mia e mi pento di averlo comprato originale.
RispondiEliminaNon e' cosa degli americano fare film dell'orrore.
Si vede lontano un miliardo di chilometri l'impronta patetico/eroica degli americani.
BLEAH