venerdì 27 febbraio 2009

Venerdì 13

Scusate il ritardo nel pubblicare la recensione ma prima ho dovuto recuperare le palle che mi erano cascate lungo le scale e quindi in strada, lontanissime: cercavano asilo in un'altra dimensione, una dove Nispel frigge patatine al McDonald insieme a Boll, sotto lo sguardo attento del direttore di filiale Bay.

VENERDÌ 13

2009, USA, colore, 97 minuti
Regia: Marcus Nispel
Soggetto/Sceneggiatura: Damian Shannon e Mark Swift
Produzione: Platinum Dunes, New Line e vari

Sbrigati in due minuti quanto accaduto nel film originale del 1980 facciamo un warp in avanti fino ai giorni nostri con cinque ragazzi che si recano a campeggiare dalle parti dell’ormai chiuso da tempo Crystal Lake, due di loro sono ben intenzionati a scoprire il luogo preciso di una rigogliosa piantagione di marijuana per farci qualche soldino.

Arriva Jason e invece della sensimilla raccoglie teste umane. A ognuno la sua droga.

Balzo in avanti di otto settimane: altro gruppo di ragazzi e ragazze, questa volta diretti verso la stupenda villa sul lago di proprietà del papà di uno di loro. Sulla via incontrano anche il fratello di una delle campeggiatrici di cui sopra, che è ossessionato dalla scomparsa della sorellina e la cerca in lungo e in largo.

Jason è dietro l’angolo, mancano teste alla sua collezione...

Ritengo che la domanda più importante da farsi, per cercare di parlare di questo prodotto senza liquidarlo con una risata e una scrollata di spalle sia: cosa distingue questo Venerdì 13 da un qualsiasi altro episodio della serie?
E la risposta, a mio modo di vedere, è che quel che distingue l’abominio del duo Nispel/Bay rispetto ad altri momenti sfortunati di una franchise di qualità mediocre è, appunto, non un discorso qualitativo quanto un discorso di non appartenenza.

Persino negli episodi più bruttini erano identificabili (in mezzo a scelte clamorosamente insensate) alcuni segni di appartenenza, alcuni tratti che ci permettevano di affermare la “jasonità” del lungometraggio, in contrapposizione a tonnellate di altri slasher similari. Ovviamente tali tratti si riferivano alla figura del killer in questione e sono quasi tutti assenti dal remake (reboot, chiamatelo come volete, scegliete il vostro scaffale merceologico di preferenza) in questione.

Il killer proposto da Swift/Shannon, che già avevano rivelato drammatici limiti nel precedente Freddy vs. Jason, spartisce con Jason alcuni dati biografici e due o tre cenni estetici ma è un mediocre copycat del mostro in questione.
Mancano del tutto alcuni degli elementi psico-biologici fondanti.
Jason qui è organizzato e metodico dove negli altri film proprio la mancanza di organizzazione, di motivazione (se non un generico odio contro un mondo che con odio lo aveva trattato quando era in vita, una gigantesca coazione a ripetere l’unica azione vista come “efficace” in mezzo al caos) erano motivi vincenti nella figura di un killer silenzioso che lascia parlare il suo machete.

Jason era ubiquo.
Soprannaturalmente ubiquo, un dono che controbilanciava una generica lentezza e incapacità di movimento.
Qui invece Jason è in grado di muoversi agilmente (“difetto” che era già stato proposto da una controfigura a inizio serie e non aveva ottenuto gran successo) e, cosa molto, molto più sbagliata, viene ritratto parecchie volte in movimento, nei suoi spostamenti e ritorni alla bat-cava, cancellando ogni fascino soprannaturale e misterico del suo dono discusso sopra.
Perde la sua natura di stalker lento e infaticabile, ed è una perdita irrimediabile, che snatura.

In una figura coperta da una maschera, che non parla e non manifesta grandi emozioni, la camminata e la postura del corpo diventano elementi molto importanti per distinguerlo dalla massa di personaggi similari e il lavoro di un artista come Kane Hodder non può semplicemente essere degradato al rango di curiosità.
Si dovrebbe invece studiarlo a fondo, come si valutano le precedenti sceneggiature o regie.

Non stiamo parlando, sia chiaro, di evoluzione di un archetipo come quello zombesco (del quale si altera UNA delle caratteristiche), qui il caso è particolare e hanno pasticciato con gran parte dei tratti che permettono di distinguere una nome da un altro, si scende di alcuni livelli rispetto alla figura generale.

Determinata la non appartenenza di questa pellicola, la sua natura, come dire, di spin off o meglio di what if, possiamo passare a parlare dell'osceno lavoro realizzato da produttore, sceneggiatori e regista.

Il gruppo di ragazzotti messo assieme appare gravemente ritardato rispetto ai loro “antenati” e il downgrade è affascinante.
Nei casi precedenti avevamo di solito ragazzi dalla psicologia spesso mal o poco definita ma in sostanza qualificabili come teen agers "medi" che amavano indulgere in alcuni piaceri: sesso e droga in primis, ovviamente, ma anche battute e altro.
Qui abbiamo dei ragazzi così stereotipati da far star male (ovviamente il negro drogato bong-armed e il cinese goffo e criptogay su tutti) che imitano comportamenti standardizzati e propagandati dai media e non paiono nemmeno divertirsi mentre attuano questa coazione a ripetere.
Il sesso è replica (anche nel silicone delle tette) di un qualsiasi porno, l’atto di drogarsi è replica di quel che la gggente pensa sia il drogarsi, persino, dio mio, persino il divertimento (chessò, lo sci acquatico) sembra imitazione di una pubblicità e non atto spensierato in sè.
Le scopate e gli spinelli di alcuni episodi precedenti portavano con sé senso del proibito, gioia ed eccitazione, qui persino i corpi delle attrici sono molto meno interessanti della gamma offerta in passato, di nuovo per effetto della standardizzazione imposta dalla pornificazione del reale.

Vi è, lungo tutto il film, una sensazione che serpeggiava già da tempo ma che in Nispel si esplicita definitivamente, quella di assistere a una sorta di omologazione progressiva che contagia sia i volti che le psicologie (o meglio, gli stereotipi) e gli atti di questi giovani.
Pieni di rictus, replicano comportamenti sessuali o di altro tipo più per aderenza a un'idea che ci siamo fatti di loro che per reale voglia o interesse, mentre negli anni ottanta vi era una genuinità, una variazione dei moduli e una gamma espressiva drasticamente superiore.
Dire che ciò sia specchio dei tempi e che tale cambio sia un riflesso di come sono cambiati i giovani è davvero fuori dalle mie capacità, fatto sta che l’effetto a cascata è ovvio: Jason ora stermina manichini, pallidi riflessi di realtà, stermina in sostanza degli animatronic programmati male (e fra l’altro deficienti in modo inenarrabile), non possiamo provare il minimo grado di empatia nei confronti di un animatronic e quindi non riusciamo né a essere dispiaciuti né a essere realmente rallegrati delle loro morti.

Questo si riflette in un altro devastante difetto della pellicola: lo splatter e il gore sono ridotti praticamente a zero. Molte uccisioni si risolvono in campi lunghi, effetti di montaggio, ombre o dissolvenze e questo sarebbe accettabile o pregevole in un altro pool, non in un Venerdì 13 che ha ospitato nel corso della serie alcune delle uccisioni più brillanti del genere, a opera di grandi artigiani degli effetti speciali.

Quando si fatica a trovare sangue e trippa, quando le tette sono di plastica come i sorrisi, quando non c'è il personaggio che si pensava fosse presente, quando non riuscite a distinguere il nero di Boogeyman 3 da questo nero o il cinese goffo da qualsiasi altro cinese goffo in stock, quando le uccisioni messe in scena sembrano girate da un regista underground a corto di finanziamenti (e fantasia)...
Beh, quando tutto questo accade, come è possibile cercare ancora di salvare tali cagate pazzesche?
Come è possibile vedere il successo al botteghino come un evento positivo per l'horror?

Il tempo usato per vedere questo film viene sottratto alla visione di altre pellicole, magari più difficili da recuperare, magari meno esposte e commercializzate, ma sicuramente più importanti per il genere.
Identificate i nomi degli incapaci coinvolti in processi di questo tipo.
Memorizzate i vari Bay, Nispel, Snyder e compagnia danzante.
Abbiamo offerto loro molte occasioni, tutte tradite, è ora davvero di boicottare queste persone, non solo a livello economico ma proprio a livello di tempo concesso alle loro opere.
I soldi vanno e vengono, i nostri minuti di vita no e ciarpame come questo merita l'oblio e l'indifferenza.

Piccola curiosità: ci sono due diverse scene di sesso, a distanza di più di mezz'ora nel film, che si distinguono per un particolare che può essere divertente o allarmante a seconda delle vostre sensibilità. In entrambi i casi la donna implora più volte il maschietto di resistere, di non godere subito, di aspettarla. Semplice caso o di nuovo specchio sociologico di un teen ager americano medio affetto da gravi forme di eiaculazione precoce?

Collegamenti:

Sito ufficiale
Dossier Venerdì 13
Recensione Lenny Nero
Viral italiano
Recensione Fulvia Leopardi
Recensione Binario Loco
Recensione Il Cinemaniaco
Jason, una volta, randellava meglio

Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema

Filmato:

8 commenti:

  1. Io praticamente non l'ho recensito il film, anche perchè non c'è quasi nulla da dire, e tutto su cui sputare; mi sono solo lanciato in un lungo peana contro questi agenti infernali che sembrano essersi proposti di devastare il genere horror. In altri tempi, altri mondi, avrei dato fuoco al cinema. Non se ne può più. Quando poi parlo di horror americano, non faccio un discorso ideologizzato; è proprio un dato di fatto che il 99% della produzione statunitense è in mano a gente come Bay e quel che partoriscono è roba da asilo nido. Oppure quando qualcosa di interessante sembra proporsi (Aja, Zombie) subito questo viene fagocitato e privato di ogni arma. Quest'anno comunque si preannuncia molto magro per i film di genere, eccetto per i soliti francofoni e i vichinghi.

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  2. P.S. in qualche recensione si parla di alto tasso splatter, neanche fosse Machine Girl o Tokyo gore police; ma ultimamente ne ho letto diverse recensioni scritte senza aver visto il film (oppure il recensore si è addormentato, molto probabile, e poi si è inventato tutto).

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  3. certo magari se si fosse un po' più obiettivi nel recensire i film, diciamo un buon equilibrio tra spettatore e critico faciliterebbe il compito di chi scrive e di chi legge, e magari evitiamo paragoni azzardati e fuori luogo, per uno slasher venerdì 13 e' molto splatter, certo se fosse diventato come evil dead ci sarebbe stato da ridere, e poi non accorgersi del carisma di un personaggio come jason che riesce a tenere su un film fatto di dialoghi risibili ed una sceneggiatura da asilo nido...questo generalizzare non fa bene a nessuno, questi remake non fanno impazzire nenche me ma sono ad uso e consumo delle nuove generazioni, e se girati con professionalità distruggerli serve solo a sopire una frustrazione per un cinema che non c'è piu' e allorra che facciamo?, mettiamo tutti al rogo e ce li giriamo da noi i film, mi sembra di sentire gli italiani al lunedi' al bar dopo la partita, tutti allenatori...

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  4. Bella rece, cattiva come questo film merita.
    Specifico che io non lo visto, ma vado sulla (s)fiducia.

    Odio operazioni del genere e me ne tengo ben lontano.
    Purtroppo credo che ai botteghini andrà bene. Questo è il vero "horror" di tutta la faccenda.

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  5. E dire che, con poco sforzo, si poteva fare un remake/reboot migliore di tutti i vecchi capitoli. Comunque ti diro', l'ansia da ejaculatio precox dev'essere una nuova paranoja mondiale, visto che ne ha parlato pure Iva Zanicchi nel pezzo presentato a Sanremo! :)

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  6. "Qui invece Jason è in grado di muoversi agilmente (“difetto” che era già stato proposto da una controfigura a inizio serie e non aveva ottenuto gran successo)"

    è la prima cosa che mi è balzata agli occhi vedendo il trailer. E' stato come vedere Gesù che affonda nell'acqua.

    Povero Jason, che brutta fine :\

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  7. @Anonimo: dovresti cercare di scrivere con maggiore attenzione: sintassi, grammatica, punteggiatura e costruzione delle frasi sono elementi che non si possono trascurare in un tentativo di comunicazione quale è un commento a un post.
    In più è anche sintomo di buona educazione nei confronti di chi dedica tempo a leggerti curare la forma.

    Proprio a causa di cattiva forma non sono riuscito a comprendere tutto quello che hai scritto. E su quel poco che ho compreso non sono ovviamente d'accordo.

    Per essere uno slasher Venerdì 13 ha un tasso splatter/emoglobinico assai basso, anche solo rimanendo all'interno della stessa franchise.

    Buona parte della recensione verteva proprio sul fatto che qui Jason non ha il carisma mentre tu dici che nel film brilla proprio il suo carisma: abbiamo visto un film diverso. Trovo che sia la prima controfigura realmente mediocre della storia della franchise.

    Girare i film e criticarli (che vuol dire, solitamente, aggiungere senso a una visione, a una esperienza) sono due ambiti completamente diversi, non vedo perchè dovrei girare io un film, non mi interessa. Mi interessa criticare e discutere dell'oggetto-film.

    No, nessuna frustrazione sopita, anche perchè per fortuna, in molte altre recensioni presenti in elenco, si parla di ottimi horror contemporanei, non latita la qualità.E provare frustrazione per l'assenza momentanea di buoni film horror mi pare comunque impossibile.

    Sul bar...
    Uno dei grandissimi pregi di internet rispetto al paesello con il bar sport è che mentre nel paese magari c'è solo un bar e se vuoi bere devi sorbirti gli allenatori del lunedì, in internet i bar, pub, vinerie, osterie, lounge-disco e altro ancora sono praticamente infiniti e con un solo clic puoi cambiare frequentazione e non ascoltare mai più quelle formazioni del giorno dopo che non ti piacciono.

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  8. Mi accodo a Elvezio nella sua precisa e acuta risposta all'Anonimo, rispetto alle opinioni del quale pure io dissento fermamente. Anche rispetto al modus scribendi su cui riflette ancora Elvezio. :/

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