giovedì 20 novembre 2008

La sedia del diavolo

LA SEDIA DEL DIAVOLO
(THE DEVIL'S CHAIR)
2006, UK, colore, 90 minuti
Regia: Adam Mason
Soggetto/Sceneggiatura: Adam Mason e Simon Boyes
Produzione: Renegade Worldwide

Nick e la sua ragazza amano “farlo strano” e finiscono in un vecchio manicomio abbandonato, dove prendono un cartone d'acido a testa e, sballati, entrano in una stanza che ospita una stranissima sedia, a metà fra strumento di tortura e alloggiamento per elettroshock.

La sedia, attivata dalla ragazza, apre un varco interdimensionale. Lei sparisce e Nick si ritrova coperto di sangue e in stato confusionale; viene quindi ricoverato in un istituto psichiatrico dove è naturalmente considerato l'unico responsabile della sparizione della ragazza.

Quattro anni dopo, il direttore dell’Istituto, il Dr. Willard, mette insieme un gruppo di studiosi e si avventura insieme a Nick all’interno del vecchio manicomio, per cercare di capire cosa sia realmente successo…

In un mondo ideale, un universo di fantasia nel quale non è ancora stata accettata da tutti l'idea che il cinema o la letteratura sono merci esattamente uguali alle melanzane o ai jeans e che devono quindi rendere e basta, La sedia del diavolo sarebbe un filmetto trascurabile.
In quel mondo ideale uscirebbero al cinema un sacco di horror degni di tal nome e le case di produzione non ci tratterebbero tutti come dodicenni idioti. Gli artisti tenterebbero di darci quel che loro vogliono e non quel che noi, secondo pubblicitari e produttori, vogliamo.

Nel nostro mondo invece, dato l’alto volume di spazzatura demente che viene prodotta ogni anno, La sedia del diavolo diventa a suo modo un film importante, da guardare con attenzione nonostante le sue mille imperfezioni.

Importante perché si avventura, fallendo, lungo sentieri meno battuti rispetto a quelli abituali e tenta soluzioni comunque apprezzabili. E comunque chi ci prova e fallisce io lo amo più di chi non ci prova e riesce, a prescindere.
Quel vago sentore a metà strada fra Barker e Lovecraft che affiora a tratti in mezzo a un mare di banalità vale già da solo la visione.
Le rarissime apparizioni della mostruosa entità che "preme" fra i corridoi interdimensionali, la morbosa fascinazione che emana quella strana materia colloidale e nerastra e, naturalmente, il connubio fra sessualità deviata, droga e mostri extra-planari non deve comunque passare inosservato in questa pellicola britannica che gira a vuoto per gran parte del suo minutaggio.

Né sono da sottostimare altri elementi, per esempio l’ottima verve del cast intero, Andrew Howard (Below) in primis, capace di giocare fra cattiveria, ironia e attitudine full-british, costruendo un protagonista sufficientemente diverso dal porridge cui siamo ormai assuefatti dopo anni di teenslashertortureremakesequel et similia.
Oppure il cinico disincanto di certo commentario in voice over, pronto a exploitare le stereotipizzazioni degli altri personaggi (il primario che viene chiamato Gandalf, per esempio), fatto che assume ben altra valenza se riesaminato dopo il finale.
E ancora, appunto, il blood bath finale che sconvolge il mood e le aspettative di trama e riattiva interesse, non tanto e non solo per la violenza grafica o i litri di amarenata spruzzati sul set, quanto piuttosto perché ci induce a ripensare il film in altro modo.

Tutto questo, ovviamente, in mezzo a difetti che a tratti mi sono parsi insopportabili.
La fotografia di Ole Birkeland, desaturata a muzzo e manipolatoria oltre la decenza disturba visione e percezione, in particolare nella prima parte, appiattendo ogni elemento del quadro, mentre la sceneggiatura (ci mette lo zampino Simon Boyes, già regista dell’incerto Broken, di cui ripete alcune meccaniche) si attarda troppo su alcuni dialoghi rischiando a più riprese di uccidere l'intero film sotto un pachidermico infodumb, esemplare gli eterni scambi di battute fra Willard e Nick all'interno del manicomio.

Colonna sonora adeguata e uso percussivo del freeze frame (gli inglesi sembrano prediligere questo elemento di sintassi, vai a sapere perchè...) completano il quadro tecnico di un lungometraggio che riesce a far rendere oltre il possibile il budget non certo enorme.

La logica, specie considerando il finale della vicenda, è mandata in ferie in qualche isola caraibica per lasciare più liberi i personaggi di agire come peggio non si potrebbe, e forse servirebbe qualcosina in più almeno sul piano estetico per riportare in pari il bilancio qualitativo della pellicola, ma, come detto, non viviamo in un mondo ideale e a me basta vedere qualche ibrido vagamente tentacolato e annusare aria da Mistero della casa sulla collina per dichiararmi comunque soddisfatto a fine visione.

Restiamo in attesa che al duo Boyes/Mason venga affidato un budget più corposo e l’occasione giusta per tirare fuori qualcosa di completamente valido, a mio modo di vedere le potenzialità ci sono tutte.

Collegamenti:

Sito ufficiale
La "vera" Sedia del Diavolo
Apri la bocca...
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Filmato:

1 commenti:

Anonimo ha detto...

L'ho trovato pessimo, caro Elv, talvolta ridicolo.
Giusto il mostro è bello, ma è una copia di quello del Cerchio dei morti.
Una volta girava in rete questo Il cerchio dei morti, scaricabile gratuitamente. Un prodotto amatoriale italiano. Non so se ci sia ancora.
Recitazione ridicola, ma l'idea alla base era buona e affascinante, e se dovessi scegliere tra i due non avrei dubbi.
Siamo messi male, molto male...

Ian

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