martedì 18 novembre 2008

The Backwoods

THE BACKWOODS
(BOSQUE DE SOMBRAS)
2006, UK/Francia/Spagna, colore, minuti
Regia: Koldo Serra
Soggetto/Sceneggiatura: Jon Sagalá, Koldo Serra
Produzione: Filmax e varie

Norman e la moglie Lucy attraversano un periodo di crisi e decidono di viaggiare dall’Inghilterra fino in Spagna per andare a trovare una coppia di amici (Paul e Isabel) che hanno comprato una casa nel bosco.

Le cose non migliorano, fra aperta ostilità della comunità del luogo e continue frizioni fra marito e moglie che non riescono a dimenticare il trauma passato della morte della figlia e si allontanano l’uno dall’altra ogni giorno di più.

Non aiutano i commenti sarcastici e le cattive maniere di Paul ma le cose precipitano il giorno in cui i due, durante una battuta di caccia, scoprono un casolare apparentemente abbandonato e una bambina tenuta prigioniera dentro una stanza. Norman e l’amico liberano la fanciulla che è ridotta a un livello semibestiale e la portano a casa, con l’intenzione di andare quindi dalla polizia.

I villici però non sono d’accordo e il confronto si inasprisce sempre di più, passando ben presto alla violenza di ogni tipo da parte di entrambe le parti in causa. Il tutto mentre la bambina sembra sprofondare nel suo stato ferale e Norman appare incapace di un qualsiasi tipo di comprensione e crescita…

Altro piccolo/grande tassello, questa volta spagnolo (ma co-produzione internazionale), che aggiunge ulteriore autorità e prestigio al quadro horror/thriller dell’Europa di questi anni.
Gary Oldman presta faccia e capacità camaleontiche per irrobustire uno script a tratti abborracciato, che parte e finisce con una stupenda canzone di Leonard Cohen e nel mezzo cerca di trasporne su celluloide il senso generale quando non addirittura alcune immagini ben precise.

Koldo Serra, classe 1975, si segnala come una delle maggiori promesse spagnole nel genere da noi preferito e riesce a sorprendere lo spettatore più volte, seminando false piste e cambiando direzione alla trama ogni volta che questa sembra diventare prevedibile.
Ecco quindi che quel che inizia come un esotico mix fra Cane di paglia e Un tranquillo week end di paura si inoltra (o pare farlo) nei territori del folklore soprannaturale per poi chiudere il cerchio negando le premesse e le impressioni iniziali, tramutandosi in esercizio di psicodramma.

Acuta riflessione sull’incapacità di comunicare a ogni livello (nella coppia, fra amici, fra popoli: non a caso il film ha dialoghi equamente divisi fra spagnolo e inglese) e spietato quadro psicologico di una persona capace solo di risolvere i propri sbagli e difetti con ulteriori, più gravi errori, The Backwoods si avvale di un cast azzeccato come raramente accade di vedere in produzioni di questo tipo.
Oldman invecchia e inacidisce dentro il vestito di un uomo violento e arrogante, mentre gli attori spagnoli forniscono un eterogeneo e funzionale gruppo di rozzi e apparentemente retrogradi montanari, fra volti lombrosiani e misteri ben sepolti dietro porte sbarrate.
Le due attrici offrono viso e corpo ma poco di più, con una dizione talvolta incomprensibile e una recitazione appena passabile, ma la vera sorpresa è Paddy Considine, abilissimo nel caricarsi sulle spalle disprezzo e scherno creando minuto dopo minuto un devastante quadro di debolezze e viltà.

I boschi spagnoli e alcune scene di fortissima presa (la bambina che mormora stranita, una delle istantanee più disturbanti degli ultimi anni; l’iterazione fra i bifolchi e le donne lasciate sole in casa; l’intera parte finale…) completano il quadro di una pellicola che lascerà l’amaro in bocca sia agli amanti dello splatter a tutti i costi che a quelli della spiegazione ultrarazionale in ogni caso, ma che giunge come ottima variazione (nella struttura e nella scelta dei protagonisti, tutti o quasi over-30) nel monotematico regime di dieta imposto da oltreoceano.

Collegamenti:

Scheda del film
Gary Oldman
Recensione di Simone Corà
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema

Filmato:



There is a war:






Lyrics | Leonard Cohen - There is a war lyrics

2 commenti:

Anonimo ha detto...

questo film è una delle cose migliori che potete trovare in un "block clister", come li chiamo io...
Oldaman in una delle sue migliori interpretazioni, ma non trovo che interpreti la parte di un uomo violento e arrogante... si difende, certo, un pò ci prende gusto... io direi più che è (che interpreta il personaggio di) un uomo competitivo ad ogni livello, che si tratti dell'ufficio, della donna o di sparare a dei villain spagnoli...
il contrasto anni 70 tra gli inglesi della città e gli spagnoli delle campagne è molto efficace.
(in un'epoca in cui c'era ancora quella cosa che si chiamava franchismo e qualcuno in italia che vanta sempre quanto sia meglio la spagna dovrebbe ricordarsi che si sono tenuti franco fino quasi agli anni ottanta e che il loro re è una creazione franchista)
povero Gary, non venderti più, in fondo sei bravo.
Padsine invece mi è piaciuto meno, gioca troppo a "cane di paglia".

Daniele Bonfanti ha detto...

Invece a me questo film non è che abbia lasciato molto.
Condivido in sostanza tutto ciò che dice Elvezio, ma il tutto moltiplicato per 2/3 circa. A parte l'interpretazione di Oldman, senz'altro eccellente.
Ma il film, di per sé, mi è parso privo di quel "core" che ne giustifichi davvero l'essere raccontato.

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