MIDNIGHT MEAT TRAIN2008, USA, colore, 100 minuti
Regia: Ryuhei Kitamura
Soggetto/Sceneggiatura: Jeff Buhler da un racconto di Clive Barker
Leon Kauffman, un fotografo newyorkese, in cerca di una serie di fotografie con le quali impressionare una famosa gallerista e allestire la mostra che potrebbe lanciarlo definitivamente, si aggira per le strade della città dopo il tramonto, cercando soggetti intensi fra barboni, viaggiatori della metropolitana, criminali e fauna notturna assortita.
Individua fra essi un serial killer che di giorno lavora al macello e di notte imperversa su una particolare linea della metro, uccidendo qualsiasi malcapitato gli si pari davanti. Per Leon è solo l’inizio di una lunga discesa, letterale e metaforica,in un tipo di inferno molto, molto particolare.
Aggiungiamo anche Ryuhei Kitamura alla lunga sequela di registi “gentili” sedotti e abbandonati da mammamerica che, nei panni di Lakeshore/Lions Gate, prima raccatta in giro qualche dollaro (circa quindici milioni), poi affianca al cineasta uno sprovveduto e sconosciuto morituro in fase di sceneggiatura, allestisce una gabbia tecnica fatta di professionisti incolori e infine completa il tutto con una programmazione assurda: un centinaio di sale, nominalmente, in tutti gli USA ai primi di agosto, ma a orari improponibili. Settantamila i dollari recuperati, nemmeno i cestini del pranzo per la troupe
In realtà non stiamo versando molte lacrime: Kitamura non è mai maturato a dovere e ha testimoniato in lungo e in largo che certe effervescenze di stile, lungi da essere strumenti tecnici atti a esprimere qualcosa, erano in realtà l’intera espressione stessa, svuotata di ogni riflessione.
La cosa divertente, come sempre accade quando qualcuno approda da oltreoceano alle maledette colline losangelene, è che il regista ha perso, americanizzandosi, persino l’unico tratto distintivo e non bastano certo alcune scene (non male quella con la ripresa dall’occhio del morto) per salvare un progetto disastroso.
Disastroso nel noiosissimo processo di “indagine”, nella banale costruzione dei personaggi e dei comprimari, nella sciatta messa in scena della facilis descensus averni del protagonista (sapete come si capisce che uno, insomma, sta per diventare un poco di buono? L’indizio primario è che prende alla pecora la sua brava fidanzatina, che rimane anche scossa dalle gesta del bruto!) e nella totale mancanza di costruzione di ansia, terrore, paura, orrore, disgusto e compagnia danzante.
Attendevo questo titolo con particolare interesse, vuoi per certa nostalgia nei confronti di un grande dell’horror che grande non è mai stato (come con tanti altri autori, bisognerebbe avere il coraggio di rimettere in discussione tutto il corpus delle opere di Barker, sopravvalutato come pochi), vuoi per la curiosità nei confronti di quella che poteva essere un’occasione decente per proporre un nuovo tipo di inferno al cinema.
Kitamura invece si limita a far piombare il trenino in una scalcinata padania ipogea, con quattro ossa di plastica per terra e poco altro, banalizzando un racconto che già di partenza non era il massimo della vita e girando a vuoto sia nelle scene di collegamento sia, cosa ancor più grave, negli omicidi perpetrati dal killer, ripetitivi e modulari.
Pessima la scelta di Vinnie Jones nei panni di Mahogany, troppo grafico e gangsteristico nella sua figura per riuscire a toccare i giusti nervi e altrettanto fallimentare quella del televisivo Bradley Cooper, che ha sempre quell’aria da ragazzo bravo ma leggermente ritardato, su cui è davvero difficile innestare la trasformazione prevista dal testo in questione.
Meglio allora la comparsata di Brooke Shields, che è finalmente uscita dal bozzolo di bambinona indurmenta e si scopre puttanone milf perverso e spietato, sorta di anti-Beatrice nel percorso iniziatico del protagonista .
Non è tutto da buttare, sia chiaro, alcuni movimenti di macchina scuotono dai pisolini che possiamo schiacciare lungo le varie sequenze arcinote: lui non è più lo stesso>la polizia è ostile e ottusa>i litigi della coppia>la ricerca di materiale in biblioteca>la sortita di lei con l’amico nell’ultimo tentativo di salvare il salvabile>il confronto finale, tutto già stravisto.
E, in più, Kitamura riesce a evitare, probabilmente grazie alla sua origine non-statunitense, le sacche più stupide e banali della poetica barkeriana (eros-yawn-thanatos, piacere = dolore, fetish provincialotto, neo-inferni extradimensionali vi attendono, S & M for dummies e bla bla bla) ma casca comunque fra l’illogico e il prevedibile, filando veloce nello scaffale degli horror dimenticabili.
Come dicevo, bassissimo il livello dei collaboratori: anonimi e piatti Toby Yates al montaggio e Clark Hunter alle scenografie; improbabile e improponibile il duo Kobilke/Williamson all’insipida colonna sonora e svogliato e con occhi e mente rivolti al 27 del mese l’altrove decente Jonathan Sela alla fotografia.
Ma la menzione d’onore spetta agli effetti speciali, specie al reparto CGI, fra i peggiori visti negli ultimi anni, in grado di suscitare risa sia nello spettatore occasionale che nel fan più esperto.
Date un’occhiata a quelle macchie di sangue, agli occhi che volano via e ai buchi in testa e poi ditemi se si può tentare di suscitare nel pubblico qualche brivido che non sia collegato al terrore di morire dalle risate.
Complimenti alle sette (sette, ripeto, sette) compagnie coinvolte, non riesco a credere che Furious FX e Gentle Giant abbiano partecipato a quest’orgia di bambole gonfiabili.
Occasione sprecatissima, Kitamura è morto, Barker pure anche se il suo cadavere è palestrato e molto ben abbronzato, Bret Easton Ellis approverebbe.
Collegamenti:
Sito ufficiale
Ryuhei Kitamura
Clive Barker
Recensione Anna Maria Pelella
Filmato:















7 commenti:
M'ero completamente scordato di questo film, e dire che il racconto era uno dei pochi di Barker che mi piacevano, e/o che mi son rimasti impressi.
Ancora oggi non puoi dire in pubblico che Barker non ti piace... la frase vien recepita poco meno oltraggiosa dell'affermare che non ti piaccia King. O dello smadonnare in chiesa.
Io credo che barker piaccia solo a chi non lo ha letto.
Però, poi, de gustibus...
Quello che dite è soprendentemente vero, su Barker: in effetti è uno di quegli autori che un sacco di gente definisce "bravo" con aria seriosissima e intensamente convinta; ma poi chiedi loro: "Ma cos'hai letto di suo?" - "Ehm... non ricordo..."
Kitamura invece mi è sempre piaciuto, fin dagli zombi nel bosco. Peccato per questa americanizzazione indigesta.
E' che sulla lunga distanza Barker è infinito. Galilee, Il Canyon delle Ombre... zzzz... ronf...
Però anche Kitamura non scherza mica, eh: l'americanizzazione non poteva che renderlo peggio di quanto già non sia.
Alla fine la figura da stronzi l'hanno fatta ancora gli americani: l'unica razza che non è riuscita ancora a capire che Kitamura è un virtuoso solamente dell'action. Prendete tutti i suoi film: narrazione e atmosfera pari a zero, ma nelle scene più concitate non si riesce a star dietro alle invenzoni. Detto questo perchè non assegnargli un Crank o uno Shot'em Up? Perchè buttarsi nel genere dove quello che conta è sopratrutto narrazione e atmosfera?
Beh, ottimo, si potrebbe fondare un club antiBarker fra tutti noi! Il fatto è che oltre a essere scarsino nei romanzoni quel che la gente non avverte molto è che Barker non è è certo un titano nemmeno sul corto eh...
Forse lo confondono con il Barker regista di Hellraiser...
spero di far cosa gradita segnalando che sono disponibili i sottotitoli italiani su subsfactory.it
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