sabato 6 settembre 2008

Cursed - Il maleficio

CURSED – IL MALEFICIO
2005, USA/Germania, colore, 97 minuti
Regia: Wes Craven
Soggetto/Sceneggiatura: Kevin Williamson

Jimmy ed Ellie, in seguito a un incidente automobilistico, vengono feriti da un licantropo. Con il passare dei giorni i due, fratello e sorella, acquisiscono strani poteri, una forma fisica smagliante e un forte magnetismo sessuale.

Jimmy, da studente sfigato, diventa brillante star del campus e batte il bulletto locale in un incontro di lotta libera, mentre Ellie, donna in carriera in una televisione losangelina, riscuote un crescente successo fra i maschietti del network. Quando i due cercheranno di scoprire la verità dietro questa maledizione, le cose si complicheranno…

Un sottile filo rosso (rosa?) unisce questo Cursed a pellicole di poco precedenti come l’ottimo Jeepers Creepers 2, una tensione omoerotica che rende lecito immaginare una possibile carriera hollywoodiana anche per un regista inetto come David DeCoteau.
Questo ci viene da pensare di fronte a due o tre sprazzi di una pellicola sospesa fra lupi mannari e cannibalismo sociale, quando corpi maschili si scontrano e si avviluppano, quando un ragazzo tenta di baciare un suo coetaneo (la gag sul patio fra i due attori è semplicemente irresistibile) dopo sfilze di battute su quanto è gay il cane dell’altro.

Il maschio(?)-horror trova nell’outing l’unica via possibile: in tempi di castranti super modelle stermina-zombi o di vampire dominanti in latex e pelle, i giovani protagonisti, atterriti da tanto potere femminile, si rifugiano nell’amore fraterno…

Wes Craven, complice il suo sceneggiatore preferito, si accorge ben presto di non avere le armi necessarie (produttive e probabilmente artistiche) per confrontarsi con la recente e passata cinematografia mannara, e allora la butta sullo scherzo, sulla citazione esplicita, sul divertissement, sul vaudeville…
Uno dei registi più discontinui (e da queste parti amato e odiato come pochi) del genere pone la sua firma su una pellicola sconnessa, mal montata e fotografata da cani(-lupo), che viaggia a corrente alternata fra momenti di comicità più o meno volontaria e lungaggini da teen comedy anni novanta (ehi Kevin, sono passati più di dieci anni, molla il colpo e proponi qualcosa di nuovo, dai!).

Craven ci regala una insistita panoramica iniziale sulle mille luci di Los Angeles che, guarda caso, tracciano una vaga forma di stella a cinque punti, “subdolo” indizio su quel che di malefico accadrà ai nostri due fratellini…
E da lì si parte con la solita, arcinota sarabanda di topoi del genere, da chi si sveglia nudo in giardino (John Landis anyone?) a chi sviluppa un nicholsonesco appetito sessuale, da chi vuol mangiare carne cruda a chi la carne la vuole viva, ben pettoruta e lungocosciuta.

Fra labirintiche stanze degli specchi sempre pronti a svelare la feroce doppia natura umana e doverosi omaggi al werewolf di Lon Chaney, la vicenda si dipana senza scosse o innovazioni: le scene di combattimento sono quanto di più goffo si sia potuto vedere negli ultimi tempi, e c’è da stendere un velo pietoso sulla qualità del make up e delle animazioni in CGI, con la KNB EFX Group e Patrick Tatopoulos in evidente crisi involutiva. Colonna sonora cacofonica e inascoltabile di un irriconoscibile Marco Beltrami. Quattro persone in sala montaggio, probabilmente si picchiavano invece di schiacciare i pulsanti dell’Avid…

Christina Ricci si trova impacciata in questa alternanza schizofrenica di horror, sex-comedy e umorismo (ma ne esce facendo appello alla professionalità), mentre Jesse Eisenberg, memore della prova in Roger Dodger, riesce a gestire meglio il personaggio.
Rendiamo credito al grande Wes di averci provato; con la travagliata storia produttiva e i penosi draft di sceneggiatura a disposizione forse non si poteva davvero fare di più e il maestro (m minuscola) cerca perlomeno di ricordarci in ogni istante che it’s only a movie!, senza mai prendersi sul serio.

Purtroppo la commistione fra risata e brivido è una delle arti alchemiche più difficili da padroneggiare, qui il risultato è quello di farci assistere a una gigantesca puntata di Scooby Doo in carne e ossa, con tanto di tentativi di depistaggio sull’identità del mostro e mani che calano dall’alto per strappare di peso vittime innocenti fuori dai bordi della vignetta.

Cursed rimane buona occasione per i fan maschili e femminli che vogliano vedere una divertente accozzaglia di corpicini pronti a saziare tutti i gusti (Portia De Rossi, yum! Milo Ventimiglia, double yum!) ma è da relegare all’oblio per quanto riguarda ogni altro aspetto.

Se cercate una guida ai luoghi comuni dell’orrore guardate Scream, se inseguite musiche da luna piena affittate Un lupo mannaro americano a Londra, se siete dei cultori del make up il titolo per voi è L’ululato, se desiderate un trattato sul cannibalismo nel mondo dello spettacolo andate a rivedervi Il giorno della locusta

Approfondimenti:

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Locuste a Los Angeles

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