FIDO2006, Canada, colore, 91 minuti
Regia: Andrew Currie
Soggetto/Sceneggiatura: Dennis Heaton, Robert Chomiak e Andrew Curry
Il passaggio della Terra dentro una nube di gas fa sì che i morti ritornino in vita e che la piaga zombi si diffonda sul pianeta. Pochi anni dopo però i morti viventi sono un problema risolto, grazie a ZombiCon, una ditta che ha elaborato un collare in grado di trasformare gli zombi negli servi perfetti.
Da minaccia mortale a status symbol, gli zombi svolgono qualsiasi tipo di lavoro, dal lattaio al giardiniere, dal domestico alla schiava sessuale. E persino i genitori di Timmy, un ragazzino intelligente e introverso, dopo alcuni sacrifici economici riescono a permettersi uno zombie domestico, battezzato Fido.
Fra il bambino e il morto vivente nasce una amicizia profonda, ma quando il collare di fido comincerà a fare le bizze il vicinato ne pagherà il prezzo…
Ricordate la conclusione di Shaun of the dead? Sceneggiatori e regista di Fido partono proprio da quelle ultime inquadrature e realizzano una divertente (sebbene sfocata e all’acqua di rose) riflessione sui rischi che si possono correre per il vero amore, sulla natura autoconsumante del capitalismo moderno e, ovviamente, sul lato oscuro della glassosa suburbia americana.
Andrew Currie miscela eguali porzioni di Lassie, Leave it to Beaver e Night of the living dead, facendosi aiutare da fotografia e scenografia per giocare il tutto nel campo semi acido e semi caramelloso di un Edward Mani di Forbice meets John Waters, senza l’inventiva estetica del primo né la lucida cattiveria del secondo.
Fido funziona molto bene a livello epidermico, mischiando risate a occasionali quanto innocue virate nell’horror pop, e ha comunque il merito di aggiungere volume di fuoco al cambio memetico che la parola zombie sta (non)vivendo negli ultimi anni: in definitiva ha più importanza e meriti all’interno di un discorso storico sul genere che come pellicola a sé stante.
La sua natura derivativa è anche il suo più grande limite ed è troppa la carne al fuoco, sia dal punto di vista estetico che contenutistico, per riuscire a cuocere tutto quanto: si carbonizza il tono della commedia, insistendo troppo, e si lascia al sangue tutta la possibile critica/analisi sociologica.
Pur in mezzo a tutti questi difetti però, al pellicola è spettacolo piacevole e meritevole di attenta considerazione da parte dei fan, se non fosse altro che quale stimolo per ulteriori riflessioni e considerazioni su una generazione ormai in grado di sorridere di fronte al morto vivente e, subito dopo, con sguardo da sciacallo, pensare al migliore modo di capitalizzare su questo nuovo attore sociale.
Forza lavoro, è chiaro, esplicitando quanto comunque già si suggeriva al contrario nel sessantotto romeriano.
Ma avere schiavi perfetti che producono senza costare nulla serve a ben poco nel nuovo millennio e la riflessione/evoluzione portata avanti in questo modo giunge facilmente in un vicolo cieco, dal quale alti sono usciti con l’ulteriore, obbligatoria evoluzione (e ne parleremo), mentre Currie preferisce la via della drammatizzazione, del conflitto, della svolta di trama, della risata e dell’azione.
Nulla di male, specie quando si ha a disposizione un cast di tutto rispetto come quello messo in piedi per Fido: bambini a parte ogni attore è stato scelto con estrema cura e rende al meglio, diventando veri punti di forza dell’opera.
Carrie-Anne Moss scopre di avere una certa età (finalmente) e di essere più agio in vestiti da signora con sopiti fremiti e appetiti piuttosto che in nere tutine amatriciane e rinasce, regalando una prova solida ed erotizzante; Dylan Baker è semplicemente sempre bravo, vediamo di dargli qualche ruolo in più al cinema e di levarlo dalle trappole televisive; Billy Connolly è un maledetto camaleonte e vi invito a ripassare i suoi vari ruoli nel corso degli ultimi anni per rimanere sorpresi.
Qui è un ottimo, minaccioso, dandeggiante, stupido, puttin’ on the ritz zombie e catalizza l’attenzione ogni volta che compare in scena. Molto buoni anche tutti i comprimari.
Non cercate profondità in una commedia horror che si limita a sollevare un sacco di gonne senza mai spiare le mutandine sotto e forse è giusto anche così, lasciamo la riflessione più seria ad altri tipi di pellicole e godiamoci le gag e le scene.
Colonna sonora sopra la media per questo range di budget, così come costumi e scenografie.
Approfondimenti:
Sito ufficiale
Anagram Pictures
The Moss Pit (chiuso ma ancora navigabile)
Billy Connolly
TRAILER:















2 commenti:
ah beh, letto solo il titolo su feed, mi aspettavo un film drammatico sull'attuale situazione bancaria.
Zombie a vagonate... è la normalizzazione dell'ex-perturbante, o il cinema che ha preso atto del proprio stato di morte vivente...
Sì, prox settimana ancora una scheda su un film che rientra in questo processo (Les revenants) e poi tenterò un articolo riassuntivo al riguardo...
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