DANTE 012008, Francia, colore, 88 minuti
Regia: Marc Caro
Soggetto/Sceneggiatura: Marc Caro e Pierre Bordage
Spazio profondo, ai confini della galassia.
Arriva un nuovo prigioniero su Dante 01, la stazione spaziale che è prigione di massima sicurezza e laboratorio di ricerca psichiatrica allo stesso tempo.
Saint Georges, questo il suo nome, è un uomo allo sbando, posseduto dai suoi demoni interiori.
Sottoposto a strani esperimenti da parte del personale medico, Saint Georges si ritroverà in lotta contro il mostruoso potere che è dentro di lui e vorrebbe manifestarsi. Un potere che infetterà tutti gli altri occupanti di Dante 01, carcerati e secondini, generando una violenta ribellione che sconvolgerà l'intera nave.
Nelle profondità labirintiche della prigione tutti i suoi abitanti, tra pericoli e redenzione, dovranno arrivare toccare i limiti della propria esistenza e confrontare i loro mostri...
I problemi di Dante 01 sono probabilmente gli stessi, in certa misura, del suo regista, Marc Caro. Dopo il botto di Delicatessen (1991) e la conferma (anche se in tono minore) de La città dei bambini perduti (1995) il regista francese sembra essere caduto in stato di animazione sospesa, risvegliatosi solo ora per cercare di dire la sua nel filone fantascientifico.
Ecco quindi che, con stile meno sulfureo del solito (e piacerebbe a questo punto sapere quanto aveva pesato Jeunet nel lungometraggio del 1991) appronta uno stravisto circo spaziale mettendo insieme brani e visioni dalle solite fonti (Solaris, 2001 Odissea nello spazio) ma anche elementi extra-genere (certo film carcerario, sia nel prologo che nella caratterizzazione dei personaggi), il tutto in un set male illuminato, con pesantissime e lente linee di dialogo recitate da un insieme di buoni professionisti che evidentemente ce la mettono tutta ma non sembrano capire bene cosa stiano a fare lì.
Sarebbe un elemento già grave in sé ma, come detto, Caro è stato in ibernazione per una decina di anni e non si è accorto di cosa sia accaduto alla fantascienza tutta, tramutatasi da un insieme ben compartimentato e rigidamente strutturato a un amorfo e vitale blob transmediatico nel quale il fumetto ruba ai film per poi essere depredato dai videogiochi che vengono a loro volta contaminati dalle serie televisive e così via, in un crescendo che ha precisi dettami estetici e contenutistici che sarebbe meglio conoscere prima di smontare e rimontare.
Caro invece è rimasto a Tarkovskij e Siegel e non si è probabilmente nemmeno accorto di aver girato uno sfocatissimo remake di Sunshine, fatto però con il Commodore 64 al posto dei Mac di ultima generazione. Spiace, perché si tratta di un regista che ho molto ammirato in precedenza e che per l’occasione ammorba gli spettatori con simbolismi e metafore grevi e bambineschi, a partire dalle insopportabili scelte dei vari nomi.
Caro si arma di tutto l’armamentario religioso possibile e invece di sussurrare delicate preghiere urla noiosissimi sermoni finché anche il più lobotomizzato spettatore non avrà capito alla perfezione il messaggio. Ma si sa, le cose che vengono fatte ingollare a forza è più facile che provochino il vomito piuttosto che un ruttino di gratitudine.
Viene tutto esplicitato e mai suggerito, già appunto nelle “funzioni” dei vari personaggi e la trama si aggrava di black holes logici degni di altri film fantascientifici, il cui esempio più catastrofico si può rintracciare nel finale (la botola per arrivare alla postazione di emergenza è stata posta all’interno del penitenziario con tanto di ulteriore bagno in acqua bollente e in più non si usa, per entrare, il gas sonnifero che prima veniva attivato a ogni occasione…).
Cinema nato vecchio e reso ancora più detestabile dalle pretese alte, fra filosofia, religione, mito e letteratura. Trama che gira su se stessa come i cerchi infernali e a ogni giro perde qualche ingranaggio, visione del futuro che era datata già 20 anni fa, come le scenografie proposte da Bertrand Seitz o la fastidiosa colonna sonora.
Rimane comunque immutata l’ammirazione per una Francia che sforna film di genere senza sosta e che anzi a ogni mese che passa riesce a diversificare sempre più la produzione.
Il futuro passa altrove e si è già perso il sapore di passate delicatessen, nella speranza che i restanti due episodi (Dante 01 è il primo film di una annunciata trilogia) non orbitino così pesantemente intorno al sole spento dell’ispirazione.
Approfondimenti:
Sito ufficiale
CineFile
Esilio a Mordor
L'Inferno di Dante Alighieri
San Giorgio
TRAILER:















2 commenti:
eden log l'hai poi visto?
Appena posso ne parlo, di questo ritmo penso a settembre...
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