giovedì 17 luglio 2008

La leggenda di Hokuto

LA LEGGENDA DI HOKUTO
2006, Giappone, colore, 95 minuti
Regia: Takahiro Imamura
Soggetto/Sceneggiatura: Nobuhiko Horie, Yoshinobu Kamo e Katsuhiko Manabe da un manga di Buronson e Tetsuo Hara

In seguito a una terribile guerra nucleare, i tre maggiori discepoli della scuola di Hokuto si sono divisi, scegliendo vie radicalmente diverse l'uno dall'altro.
Raoul è convinto che pace e prosperità si raggiungano solo dopo una presa del potere assoluto mentre Toki ha rinunciato alla violenza e impiega le sue arti per proteggere i bambini e guarire i bisognosi mentre Kenshiro, il più solitario dei tre, vaga per le terre devastate dal conflitto in cerca della sua vera via.
La sete di potere dell'imperatore Sauzer, e la rinascita della scuola di Nanto faranno incrociare ancora una volta i percorsi dei tre di Hokuto.

Non è certo la sala cinematografica l’ambiente più adatto per un prodotto imbarazzante come questo La leggenda di Hokuto, primo episodio di una pentalogia concepita sulla base dei manga e anime precedenti.
E davvero non si capisce l’entusiasmo, a volte sospetto, di alcuni critici che si sono sempre tenuti lontani da simile materiale salvo poi commentare entusiasticamente, con i soliti toni trionfalistici, un episodio minore e trascurabile per chiunque abbia una certa dimestichezza sia con la serie madre, sia con il mondo degli OAV giapponesi e, ancor di più, con il panorama mondiale dei film d’animazione.

Ma forse ci possono essere interessi personali in alcune sperticate lodi, che battono un po’ troppo nel ringraziare mamma Mikado.
E altri interessi personali, diciamo da viral marketing dei poveri, sono sospettabili dietro certa insistenza nell'uso termine “epico” da parte del clan carmilliano, ma pazienza, è comprensibile.
È però consolante notare una netta divisione fra quei critici, scrittori e giornalisti che vedono sì e no 3 anime all’anno e sono subito partiti con assurdi e ridicoli peana e, dall’altra parte, il gruppo di fan e critici specializzati che conoscono molto meglio la materia e sanno individuare i punti deboli di un progetto nato fuori tempo massimo.

Ci troviamo di fronte a un sostanziale fallimento su tutta la linea, un prodotto mediocre che può giusto servire da madeleine a tutti i nostalgici ma che non potrà certo attirare nuovi adepti alla scuola di Hokuto.

Mediocre nella sceneggiatura, così compressa nel suo voler compendiare più o meno la prima metà della prima serie da risultare inevitabilmente criptica e infodumposa.
Questo a partire dal tedioso e starwariano prologo iniziale dove si racconta invece di mostrare, ahimè, passando poi per i molti momenti di raccordo fra i combattimenti, quadretti statici che sembrano tante mini-wikipedia incollate alla meno peggio per collegare le varie scene d’azione.
Ma non c’è wiki che tenga: molti fatti e dettagli risultano incomprensibili per chiunque non conosca anche la serie, aggravando la sensazione che si tratti di un prodotto commerciale puntato su un preciso target di riferimento.

E dire che nessuna narrazione potrebbe essere più adatta a qualsiasi età come possono esserlo i cartoni animati: i bambini di adesso vedono con uguale piacere una puntata di Ken il Guerriero accanto a una di Pokemon, una del più recente personaggio accanto a un qualsiasi episodio di Tom e Jerry e assisterebbero con immutato entusiasmo a Goldrake o Jeeg se fossero ritrasmessi con costanza.
Ma in questo caso il volume di informazioni necessarie esclude a un bambino o ragazzo neofita la possibilità di godersi l’intero film, e ci si fionda quindi sulle scene di combattimento.
Combattimento e azione che, paradossalmente, sono meno frequenti rispetto alle serie originali, soffocate proprio dagli intermezzi statici volti a compendiare l’incompendiabile. E si genera un cortocircuito difficilmente sanabile.

Mediocre nell’animazione.
Ignorare gli ultimi 20 anni di evoluzione può forse essere gesto mosso da rispetto per la tradizione e dalla nostalgia, qui più che altrove davvero canaglia, se è in grado di deformare così tanto sia gli intenti dei creatori che le valutazioni dei critici.
Siamo passati attraverso Evangelion e Ghost in the machine, ci stiamo confrontando con l’evoluzione del mezzo visibile in Final Fantasy o Appleseed: Ex Machina, la Pixar ci prende a schiaffoni fintobuonisti a ogni sua nuova uscita, Miyazaki pure e questi signori mettono in piedi una animazione da paleozoico, con delle intercalazioni così approssimative da farci rimpiangere un qualsiasi, qualsiasi prodotto di inizio anni ottanta.
Comprendere la materia e lavorare nel campo significa anche conoscerne i limiti e per qualunque esperto (ma anche per il profano) dovrebbe essere facile capire che il tratto di Tetsuo Hara, un manifesto programmatico anti-linea chiara, è quanto di più difficile da animare.
E qui lo si anima male, male, in modo legnoso, con molti movimenti dei personaggi fra il robotico e la melassa.

Mediocre dal punto di vista dell’epica.
Incapace di sviluppare a sufficienza i personaggi e le loro gesta, il film si risolve in una estenuante e noiosa progressione ciclotimica di scontri e riposi del guerriero, molto simile all’andamento per stage di un qualsiasi videogioco, con Ken che accumula punti stamina e punti furia a ogni tappa, fino allo scontro con il boss finale che si risolve in un assurdo anticlimax, clamorosamente antiepico.
Il film diventa epico solo se si appoggia sulla lunga stampella delle serie tv e dei manga, ma torniamo al nodo fondamentale dell’inutilità di una operazione in tutto e per tutto volta al pubblico che “già sa” e che, a questo pubblico, l’unico eleggibile, nulla aggiunge in termini di conoscenza ed emozione.
È un’epica parassita e ridotta, filtrata, quindi appartenente alla decadenza, al processo di offuscamento e perdita di memoria, al crollo dell'impero.
Trovate altri termini per definirla, l’epica appartiene alla lunga costruzione degli episodi televisivi, non alla sveltina in piedi nella sala cinematografica.

Fatti i dovuti paragoni, è come se ci trovassimo di fronte a uno sbandierato testo alchemico che promette grande conoscenza per gli iniziati e per i totali neofiti ma che poi risulta una delusione sia per i primi, che ci vedono un bignamino raffazzonato di esperienze precedenti che per i secondi, che rimangono perplessi dalla marea di riferimenti e ammiccamenti.
In pratica si fornisce un sapere essoterico agli studiosi ed esoterico agli ignoranti, non proprio la mossa più azzeccata fra le tante opzionabili.

E nel compilare un bignami, è ovvio che molto venga perso nel cercare di winzippare il tutto: vengono smarriti il sangue e la violenza che grondavano a ogni inquadratura nelle serie originali; viene smarrita la mistica dei vari colpi delle scuole; viene persino smarrito il senso di minaccia nei confronti delle vittime inermi.
È tutto in sedicesima laddove tutto sarebbe dovuto risultare ingigantito e irrobustito nel passaggio fra i due medium. Persino la musica si limita a echeggiare il passato in alcuni momenti e scivola via senza lasciare traccia in gran parte dei casi.

Chiaramente, non tutto è negativo e la bassa qualità delle animazioni nei primi piani cede il passo a una certa maestosità nelle scene di gruppo che su grande schermo appaiono come il vero punto di forza di questo lungometraggio. Parimenti, essendo costretti in Italia a subire il doppiaggio, tanto vale sperare che lo scempio sia clemente e in questo caso lo è, per fortuna, con ottime prove da parte dei doppiatori, anche se l’effetto dei cambi di voce potrà essere straniante per i vecchi fan.

Non vi è un singolo motivo per preferire la visione di questo progetto a quella delle serie televisive alle quali rimando, pur non considerandole una pietra miliare dell’animazione orientale.

Approfondimenti:

Sito Mikado
Recensione di Genna su Carmilla
Recensione Cineclick
Recensione di un ragazzo emo
Hokuto No Ken

Addenda:

Alcune considerazioni (sempre di Genna) su Goldrake/Ken
Una sorta di risposta, pacata e documentata, di Mag Mell

TRAILER:

18 commenti:

Davide Mana ha detto...

Grazie, Elvezio, soprattutto per il link alla recensione di Genna.
Mai riso tanto.

Ma che cartoni guardava, da ragazzo?

Cosa dici, la facciamo una collettina per regalargli la prima stagione di Gundam?

Zorba il Greco ha detto...

Non ho visto ancora il film, ma articolo-spettacolo, e Genna solito coglione!
Niccolo'.

Elvezio Sciallis ha detto...

Io penso che Genna sia in malafede. Altrimenti dovrei pensare che non ha capito una benemerita ceppa non solo del mondo dell'animazione (che posso anche farla passare...) ma dei meccanismi della narrativa e di tante altre cose.

Quindi è in malafede. Ma, come detto, è una malafede comprensibile, perchè devono cercare (Genna, Wu Ming, Lipperini e tutta la famiglia allargata) di lanciare in tutti i modi possibili la New Italian Epic e quindi via a inglobare riferimenti alti e bassi a muzzo...

Della NWE tornerò a parlare appena avrò un minuto di tempo, perchè merita davvero, questi tentano di prenderci per il culo con un po' di dialettica e due paroloni, è triste.

Zorba il Greco ha detto...

La recensione del Genna procede spedita verso il solito climax cazzatistico finale, che è questo:

"alle ricerche di mercato condotte per rendere multigenerazionali cazzate come Shrek, il cui calcolo a priori è l'oggetto ambiguo dell'arte di animazione dei giorni nostri."

Ahahahahahahahahahahah! Shrek e' un capolavoro termonucleare, solo che siccome e' prodotto dalla cattiva AmeriKa e' ovviamente veicolo capitalista identitario rizomatico emotivamente desoltante. O qualcosa di simile.
Niccolo'.

Massimo ha detto...

Mah, recensione un po' anonima quella di Genna per i miei gusti. Mancano alcune spiegazioni essenziali che chiariscono perche' i giapponesi si siano lanciati nella produzione di un film del genere. Non viene detto che in realta' si tratta di un progetto di ben cinque film (tre per le sale e due per il mercato home video).

http://www.hokuto-no-ken.jp/contents/movie_ova/index.html#

Si tace sul fatto che siano stati fortemente voluti da Tsukasa Hojo e Tetsuo Hara che, per l'occasione, hanno fondato una loro casa di produzione stanchi di veder rientrare nelle loro tasche pochi soldi rispetto alla popolarita' dei loro personaggi e il fatto che in Giappone le serie non vengono riproposte a ciclo continuo e che quella originale e' stata trasmessa alla televisione nel lontano 1984 (25 anni fa!), quindi i giapponesi nati dopo quella data probabilmente non l'hanno mai vista. Senza contare che erano sicuri che molti fans esteri sarebbero accorsi a vedere il film. Insomma, affermare di trovarci qualcosa di nuovo e' praticamente assurdo. E' piu' una mera operazione commerciale che altro.
Sarebbe, a mio modesto avviso, preferibile spendere un simile entusiasmo piuttosto per l'imminente trilogia di film di 20th Century Boys che si preannuncia invece come qualcosa di notevolmente interessante e di cui, mi ha fatto sapere Davide, uscira' nelle sale cinematografiche francesi il primo lungometraggio...

Massimo ha detto...

Aggiunta: solo l'ultimo film, Kenshiro Zero, che uscira' nell'autunno di quest'anno sara' una storia originale...

Davide Mana ha detto...

@Massimo
Un po' anonima?!
Alla faccia dell'understatement.
Praticamente sostiene che prima di Ken il Guerriero (uno degli anime più rozzi di tutti i tempi, anche come moduli narrativi) non esisteva l'animazione, e quel che esisteva era solo Mazinga...

Elvezio dice malafede e io gli credo.
Ma ci aggiungo anche ignoranza dell'argomento.
Il recensore non solo conosce poco il panorama del genere, ma non si è letto né Schodt, né McCarthy né, men che meno, Bolton et al.

Ripeto, è far recensire l'Opera da un sordo...

Massimo ha detto...

Non avevo voglia di infierire piu' di tanto su una recensione che fa, evidentemente, acqua da tutte le parti. Se i manga di Ken e di Dragon ball sono usciti rispettivamente nel 1984 e nel 1983 e le serie televisive nel 1984 e nel 1986, tutta questa influenza di Ken sulle opere posteriori (che in realta' e' stata minima in quanto rappresenta un unicum e si puo' riassumere nel solo manga parodistico Sakikage otoko juku) dove si e' mai vista? Nessun accenno poi a Mad Max 2 (1981) che ha evidentemente avuto una fortissima influenza sul manga sia come segno grafico che come storia.
I personaggi americani da te citati sono su un altro pianeta rispetto a certa critica nostrana che tratta in maniera molto semplicistica fenomeni molto complessi. Magari lo leggessero Bolton...

gelostellato ha detto...

io dico che
l'unica genna a cui far recensire questo film è jenna jameson
lei ci capisce si

:D

Elvezio Sciallis ha detto...

Ho appena rintracciato e aggiunto, in fondo ai link di approfondimento dopo la recensione, un dotto articolo di Genna su Goldrake/Ken. Non ho parole né ho voglia di trovarle, penso che il personaggio si commenti da solo...

Elvezio Sciallis ha detto...

Purtroppo non ho resistito, so che me ne pentirò, ma ho risposto a Genna, commento nr 106

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?ord=
1&idblog=GIUSEPPE_GENNA_-_Il_Miserabile
_31&id=2501#commenti

Zorba il Greco ha detto...

Mamma mia, qui e' ancora peggio. E' proprio una colossale testa di cazzo in malafede. Sono felice che pure i suoi libri siano insalvabili. Cioe', ho provato a leggerne due, ma erano troppo delle sgommate di merda per prendersi la briga di superare il primo quarto.
Niccolo'.

Zorba il Greco ha detto...

Teniamo d'occhio il Genna, mi raccomando: dice che scrivera' un pezzo su "Drive-In", la trasmissione malefica che, stile anello di Sauron, ha reso gli italiani quello che sono oggi, mentre prima nei bar sentivi discutere animatamente di Adorno e McLuhan, di Godel e di Charles Ives, di neorealismo e di Herman Melville. Poi, beh, e' arrivato Drive In e con lui tutta la profondissima cultura che gli italiani respirano per osmosi da S. Maria Novella e dalla Torre di Pisa e' stata cancellata, ahime', lo sanno tutti.
Niccolo'.

simone corà ha detto...

Ma che film ha visto Genna? E soprattutto, quanto volte ha scritto 'straordinario'?

A ogni modo, io il lungometraggio me lo sono proprio goduto. La valanga di difetti, cazzate, incapacità e Tante Altre Brutte Cose, per fortuna, l'ho realizzata solo il giorno dopo.

Per cercare di rimediare mi sono sparato l'altro lungometraggio e i due oav attualmente disponibili, ma il livello è sempre quello, medio/basso, a parte l'oav incentrato su Toki che, nella sua incalcolabile noia, batte tutti gli altri.

simone corà ha detto...

Ah!
Grazie per il link.

Massimo ha detto...

E dire che invece parlano molto bene dei nuovi film di Evangelion. Di sicuro aveva piu' senso portare nelle sale quelli. Certo l'etica presente e' tutta un'altra cosa rispetto a quella "granitica" di Ken...

Mick e Lozzo ha detto...

Ghost In The Machine?

Quello è il titolo del quarto album dei Police...

http://it.wikipedia.org/wiki/Ghost_in_the_Machine

Ghost In The SHELL, Elvezio, SHELL!!!

Elvezio Sciallis ha detto...

Non si può rimediare all'errore. Sarebbe scorretto correggere. Tre visioni del lungometraggio in aggiunta a quelle delle due serie non sono bastate, lasciamo l'errore a eterna pubblica risata, mi pare giusto.

Fra l'altro è l'album che mi piace di più dei Police.

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