DOOMSDAY2008, Regno Unito/USA/Sud-Africa, colore, 113 minuti
Regia: Neil Marshall
Soggetto/Sceneggiatura: Neil Marshall
Scozia, 2008. il virus Reaper, un morbo letale ad altissima velocità e probabilità di contagio, semina morte e distruzione. Il governo, per sfuggire all’estinzione, erige “nuovamente” il vallo di Adriano e separa l’isola in due parti ben distinte. Più di venti anni dopo un nuovo focolaio di Reaper spunta a Londra e per l’Inghilterra rimane ben poco da fare: bisogna organizzare una squadra mista, composta di scienziati e soldati per penetrare in Scozia.
La squadra dovrà cercare di arrivare a contatto con Kane, un ricercatore rimasto imprigionato quando venne eretto il Muro e che si sospetta sia in possesso di qualche tipo di cura capace di sconfiggere il Reaper. Ma per arrivare a Kane i nostri, guidati dall’indomita Eden Sinclair, dovranno prima vedersela con pericolose bande di guerrieri e assassini, regrediti a un livello barbaro durante le decadi di isolamento dalla civiltà…
Quando si vuole mettere molta carne al fuoco non bisogna dimenticare la carbonella. Se ci si dimentica la carbonella esce fuori un gran casino. Alcuni pezzi di carne verranno anche bene ma la maggior parte rimarrà mezza cruda e agli invitati non rimarrà che sbronzarsi con birra, vino e (si spera) dei vodkatini.
Neil Marshall, nel suo terzo lungometraggio da regista, segue la legge del diminishing returns che ha devastato quasi tutti i registi europei del new new horror, alle prese con evidenti problemi di fiato e tenuta dopo inizi sorprendenti che facevano ben sperare.
Ma è un fallimento in tono minore, per fortuna, e Marshall ne esce molto meglio che, per dire, un Aja alle prese con le colline mutanti o Moreau/Palud impantanati negli occhi di Jessica Alba. E c’è molto da salvare in questo giocattolone che il regista, dotato ormai di sufficiente credito e disponibilità economica, si è voluto concedere.
Immaginate un fan di Carpenter, Cameron, Hill e Miller che voglia rendere omaggio a un sacco di cult movie frullati insieme e vi avvicinerete al succo di questo film sopra le righe nel quale le varie scene sono così slegate fra loro da essere perfettamente godibili come una serie di cortometraggi.
Non vi è un piano d’opera, non vi è controllo sulla sceneggiatura, non vi sono personaggi più di tanto memorabili e alla fine il tutto diventa come una versione downgradata (e inglese) dei vari Mad Max, Fuga da New York, Aliens e così via. A tratti è quasi imbarazzante constatare QUANTO Marshall si sforzi per far diventare Doomsday il nuovo cult movie dei fan di quella specifica nicchia, e in alcune occasioni ci riesce anche, ma gli mancano infine sia stile che coglioni per farcela del tutto.
Giocare a replicare questi film (e tanti altri road movie, post apocalisse e via dicendo) senza mai tentare una singola innovazione è come essere un cantante professionista di buona caratura e limitarsi a uscire qualche sera con gli amici per primeggiare al karaoke di turno.
Neil Marshall può e deve fare molto di più di questi divertissement over the top.
Tutti i protagonisti falliscono i confronti con i loro avatar di riferimento, alcune volte in maniera drammatica. Sol, il moicano punk che urla e sbraita in alcune scene, non riesce nemmeno ad avvicinarsi all’intensità del Wez di Mad Max 2 mentre, ovviamente, scegliere Rhona Mitra per cercare di fare il verso a Kurt Russell è puro delirio.
Sono stanco di queste eroine ciniche, fredde (ma è ghiaccio bollente, yawn), atletiche, brave in tutto: scatenano in me quel che non vorrei mai veder scatenato, ovvero la nostalgia per gli eroi vecchio stile, che perlomeno erano più credibili, più divertenti e meno omogenei.
Siamo sotto la dittatura estetica di un immaginario monolitico che, lungi dal voler essere sovversivo o rivoluzionario o “pari opportunità”, è solo ormai noioso e stravisto. Alla centesima volta che vedo una tipa conciata così che si comporta cosà, è inevitabile, uccello e cervello mi si rizzano meno che la prima volta. Ma, naturalmente, sono solo un maschilista retrogrado atterrito dalle donne forti e probabilmente anche criptogay, nazifascio, non mi lavo e quel che volete voi…
Rhona Mitra è un pezzo di pietra che ti fa rimpiangere qualsiasi precedente modella inguainata nel latex di un random film degli ultimi anni, ed è tutto dire. Molto, molto meglio, sia in termini di sensualità che di aggressività, la sua avversaria tatuata, più burrosa, o, ancora di più, una delle ballerine sul palco, dotata di un fondoschiena per il quale servirebbe un porto d’armi e la licenza di James Bond. Il problema della Mitra è che, come tutto il film, è troppo conscia e compresa nel suo ruolo e ogni volta che viene inquadrata gonfia il petto come una tacchinella, con il risultato di disumanizzarsi e diventare antipatica.
E non affrontiamo nemmeno il discorso Malcom McDowell che, stando alle dichiarazioni del regista, interpreta una figura ispirata al Kurtz di Apocalypse Now. Questo attore è sempre stato una grossa bufala e ha campato per anni più sulla sua natura iconica che su effettive capacità recitative. Ha affrontato ogni singolo film con lo stesso piglio e tutta la fase che lo coinvolge, verso il finale, è disastrosa. E, tanto per chiudere l’elenco, ogni volta che nell’inquadratura spunta fuori Bob Hoskins viene da spiare atterriti dietro porte e armadi in attesa di qualche coniglio psichedelico…
Quanto accade con gli attori accade, ovviamente, in ogni campo del film: gli inseguimenti non reggono il confronto con le scene di riferimento, le scenografie idem e così via. È questo il principale difetto di un film che altrimenti avrei ricordato con affetto come un esperimento caciarone e ricottaro ma divertente: questo suo continuo riferirsi a modelli troppo alti e troppo cult lo condanna al fallimento.
Sono il primo a cinegodere se mi dicono che in un film ci saranno virus mutanti + punk (and belligerent, per chi fra voi ha buona memoria musicale) + ballerine maori desnude + inseguimenti fra macchine fighissime + motociclette con gli scheletri + cavalieri medievali contro soldati armati di fucile + arti mozzati e teste rotolanti. Purtroppo, quando finalmente ci si siede a guardare tutto ciò, sembra di sorseggiare un buon brodino riscaldato.
E una parola anche sui combattimenti, tutti quelli di questo film (e di molti altri simili) e nello specifico quello al castello. A me non importa una assoluta favazza se vince il Buono o il Cattivo. Come potrebbe? Mi interessa molto, però, capire quel che accade, chi mena chi e con che arma e dove colpisce e dove riesce a far guaire di dolore l’altro. Se alla plancia Avid mettete una persona affetta da delirium tremens che ogni tre millisecondi cambia inquadratura e mi affetta l’azione, allora spero che detta plancia gli vada in fusione termonucleare.
Ma.
Ma ci sono un sacco di scene divertenti.
C’è una buona colonna sonora.
C’è un sottile sense of humor tutto britannico.
C’è il solito gusto e maestria di Marshall nel gestire i gruppi di persone. Ci sono molti cambi di ambientazioni e le scene di gruppo, anche se tamarre, talvolta funzionano.
E il look di alcuni dei protagonisti è sufficientemente cool.
Niente di straordinario, ma materiale sufficiente a garantirne il noleggio, specie se la visione sarà di gruppo, fra fan di questo tipo di film. E per quanto riguarda, un film che rivedrò qualche volta con piacere, sperando però che Neil Marshall, pagati i debiti di formazione, si dia nuovamente da fare con opere personali.
Approfondimenti:
Sito ufficiale
Intervista a Neil Marshall
Recensione di Lenny Nero
TRAILER:















9 commenti:
Mi sa che lo vedo, questo Funny Games.
'Cause I'm a punk
an' I'm belligerent
an' I get drunk
now baby get in bed!
Non posso perdere questo film, insieme al prossimo di Rob Zombie. Adoro queste accozzaglie exploitation.
Ma si dice "opponente" per "opponent"?
Però hai ragione. La guerriera maori vince su tutta la linea.
Enea, hai ragione. Leggo troppo in inglese, guardo troppi film in lingua originale e fa caldo. Ecco come nascono certi orrori...
Comunque questo è un TUO film in tutto e per tutto. E, come detto, me lo rivedrò almeno una volta...
Io me lo sparerò tutto quando uscirà da noi, già solo il fatto di sapere che è un (brutto) misto dei magnifici 3 film della mia vita... ma scherzi?
OK, l'ho visto.
SPOILER!!!
Neil Marshall ripropone in chiave apocalittica l'eterno conflitto tra punk e fricchettoni. È proprio la fine del mondo: i primi da vegani diventano cannibali, i secondi danno vita a un RPG dal vivo dove giocano con gli spadoni veri anziché con quelli auto-costruiti.
Hai ragione Elvis, è un MIO film. Ma non mi ha soddisfatto del tutto.
Forse perché me lo aspettavo più b-movie, invece Neil Marshal ci ha speso decisamente troppi soldi. Doomsday sembra una mezza tarantinata che ammicca a un certo tipo di cinema exploitation senza volerlo essere fino in fondo.
Le cose fighe:
1) Siouxsie & the banshees e i Kasabian
2) La guerriera punkabbestia-maori
3) La lepre che esplode
4) La Bentley Continental GT
5) Rhona Mitra ha i capezzoli turgidi per tutto il film
6) La scena dei pugni in pancia
Le cose brutte:
1) Rhona Mitra se la tira troppo
2) Nella scena di lotta tra Rhona Mitra e la guerriera punk, non si spogliano
3) La Bentley non riesce a seminare i cartorci dei punk (cacchio, ha un W12 sotto il cofano!)
4) Muoiono più punk che fricchettoni
5) Malcolm McDowell
E aggiungo...
L'idea di ripristinare il Vallo Adriano per isolare la Scozia non è affatto male.
Dovremmo fare una cosa del genere anche da noi, per isolare Milano e la Brianza.
Finalmente visto anche io. Quoto tutto, e anche l'attenta analisi di Enea. :-)
Avendone già lette le recensioni me l'aspettavo pasticciato e quindi non sono rimasto deluso.
L'ho visto come fosse un film quasi più sulla commedia d'azione, diciamo, e in questo senso non ha deluso. E' divertente e strappa più di una risata. Non credo fosse l'intento di Marshall, ma tant'è.
Veramente tremenda la scena della morte del Nero da Combattimento, che uno aveva appena fatto in tempo a pensare che era figo, e era l'unico personaggio un po' così, che insomma poteva pure esserti simpatico. Però no. I personaggi Neri da Combattimento e simpatici, dopo aver dimostrato il loro valore, *devono* morire al rallentatore eroicamente permettendo agli altri di fuggire.
Qui è stata l'apoteosi del clichè, in un film che è già un'accozzaglia di clichè.
PS: confermo che la guerriera tatuata ci stava dentro ma di bbrutto.
Ah: la voce narrante over all'inizio è *davvero* kitsch.
E anche il tentativo di citazione di Apocalypse Now...
c'è un particolare che secondo me ha rovinato tutto il film, a cui avrei perdonato tutto, ma non questo.
si fanno un carrarmato cazzutissimo (che mi sembra una copia dei nostri "centauri"), che resiste anche alle armi chimiche e poi un punkabestia con una balestrina sfonda il vetro del finestrino e coglie la biondina in fronte (scena che mi ricorda alien2, i guidatori donne muoiono sempre come cretine e nessuno versa una lacrima per loro)
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