domenica 18 maggio 2008

Joshua

Saputo che il film dovrebbe aver trovato la via per le nostre sale, con una distribuzione prevista per l’undici luglio, ne ripropongo la recensione, riveduta e corretta.

JOSHUA
2007, USA, colore, 105 minuti
Regia: George Ratliff
Soggetto/Sceneggiatura: Dave Gilbert e George Ratliff

Joshua non è il tipico bambino di 9 anni: è intelligente, serio, riflessivo, affascinato da strane tematiche.
Quando i suoi genitori, una coppia medio borghese ad alto reddito, danno vita a una sorellina, gli eventi precipitano e strane cose cominciano ad accadere: la bambina piange sempre e sembra star male, la madre reagisce prima con nervosismo quindi con un tracollo depressivo a questa situazione, così come aveva fatto in occasione della nascita del primogenito e la coppia si sfalda lentamente.

Joshua sembra freddo e distaccato nei confronti dell’intera vicenda: è solo l’ennesima vittima di un matrimonio in crisi o il crudele regista di un piano maniacale?

Accanto ai grassi e grossi titoloni da botteghino, di qualità spiraleggiante verso un fondo ancora sconosciuto, l’horror vive un’ottima stagione grazie a una serie di pellicole dal budget più modesto ma dalla sceneggiatura più ricca.

Non mi capitava da tempo di avere qualche sano brivido di fronte a un film di genere, ma ci sono due o tre passaggi in questa quarta prova di George Ratliff che assicurano pelle d’oca per gli spettatori in cerca di visioni alternative ai soliti killer, torture e vampiri in latex.
Una scena in particolare, che non vi posso descrivere pena lo spoiler, ripresa con una videocamera a visione notturna, è il cuore pulsante del film, nera epifania di quanto si temeva fin dall’inizio della vicenda.

I meriti della pellicola sono parecchi e se non ci fossero state alcune (comprensibili) sbavature logiche e ovvietà in sede di script si sarebbe potuto urlare al miracolo. Anche così Joshua si inserisce di prepotenza come uno dei titoli più interessanti di questo 2007 appena trascorso e il piccolo Jacob Kogan mangia facilmente gli spaghetti in testa a qualunque altro giovane attore che abbia tentato di ritrarre il Male sotto forma di fanciullo, sfornando una prova che ha dell’incredibile per controllo dei mezzi espressivi.

Non sarà con la tromba del suo omologo biblico bensì con un pianoforte e non saranno le mura di Gerico a cadere, bensì quelle ben più modeste di un appartamento di buona borghesia newyorkese, ma per molti versi è un crollo ancora più inquietante e attuale.
Anche il resto del cast è all’altezza, con i bravi Sam Rockwell e Vera Farmiga che danno vita a una credibilissima coppia in crisi e tutti i ruoli di supporto ben coperti grazie alle intuizioni di Patricia Kerrigan DiCerto in veste di responsabile casting.

Ratliff, conscio del budget, risolve il tutto in fase di scenografia, ripassa Polanski e altri libri di testo d’incubi da interni e mette in scena una quieta, sinistra sovversione, complici anche Rochelle Berliner e un Benoit Debie in ottima forma al reparto luci, già una sicurezza peraltro dai tempi di Calvaire.
La sceneggiatura si snoda lungo percorsi già visti ad nauseam in occasioni del genere ma questo, lungi dall’essere un ostacolo diventa invece occasione per far brillare i pochi twist di scrittura. Il grande merito è quello di aver evitato comunque larga parte delle ovvietà alla Omen: non ci sono crocefissi capovolti o zaffate sulfuree, niente cori demoniaci o pugnali magici e l’unico cane presente, lungi dall’essere nero e satanico, diventa vittima innocente della partita a scacchi fra Joshua e i suoi genitori.

Snobbato dal grande pubblico (complice anche una distribuzione vergognosa), Joshua si è conquistato lentamente credito vuoi per il tam tam delle riviste specializzate (quelle serie, intendo), vuoi per alcuni premi e riconoscimenti raccolti a Sitges e al Sundance.
Né i soldi né la cultura, né la dolcezza né la comprensione, sembra dirci il film, sembrano sufficienti ad allontanare il mostro, quando il mostro cresce all’interno di noi, magari anche in reazione ai valori sui quali abbiamo cercato di fondare la nostra vita. Borghesia e yuppismo come cause di una metastasi dell’anima che partorisce un nuovo uomo, più funzionale e algido che mai.
Molto più ultracorpo di qualsiasi baccello spaziale, Joshua gioca tanto con la famiglia quanto con lo spettatore
Buone anche le musiche di Nico Muhly in una produzione che è davvero un esempio di ottimizzazione dei fondi a disposizione e andrebbe portata a esempio per qualsiasi regista voglioso di creare un film horror con un budget relativamente molto basso. Per nostra fortuna, nella ormai consueta febbre da horror che colpisce la distribuzione italiana verso l’estate, Joshua dovrebbe arrivare in sala a metà luglio, non fatevelo scappare!

Approfondimenti:

Sito ufficiale
Recensione Lenny Nero

TRAILER:


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